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Georges Méliès: il sogno della magia nel cinema

Scritto da il 8 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: Isabelle Zaz Geffroy- Coeur Volant

Se ti sei mai chiesto dove vengono creati i tuoi sogni, guardati attorno, vengono creati qui!

Così parla Georges Méliès nel film Hugo Cabret, facendo riferimento a un set cinematografico. Regista, produttore, scenografo, attore, il più grande inventore di magia e trucchi. Un eterno sognatore, chiuso nel corpo di un bambino. Grazie anche a Martin Scorsese, scopriremo la magia ineffabile ed inimitabile di un genio del cinema.

Lo stregone delle magie animate, Georges Méliès

Il padre della scienza cinematografica oggi avrebbe compiuto gli anni, poiché nacque esattamente l’8 Dicembre del 1861 a Parigi, in Francia. Di famiglia borghese e agiata, figlio di un industriale calzaturiero e destinato a rilevare l’azienda paterna; attratto dal mondo dei prestigiatori e dal teatro di fiabe.

Nel 1888 Méliès decise di rinunciare alla sua quota nell’azienda e di rilevare la gestione del piccolo Teatro Robert Houdin di Parigi, specializzato in spettacoli di magia; da allora si dedicò completamente al teatro.

“Sparizione di una donna” al Teatro Houdin, di Georges Méliès

La mia carriera era strettamente legata al Teatro Houdin. Avevo solo dieci anni quando cominciai a frequentarlo. Quando lo rilevai e lo comprai era vecchio, stava cadendo a pezzi. Lo rimisi a nuovo inventando spettacoli di magia.

Così definì lo stesso Méliès l’incipit della sua carriera teatrale, acquistando inizialmente gli strumenti di magia di Houdin, ereditando anche i suoi automi e bruciando le pellicole dei suoi film.

Il regista francese introdusse nella magia una forma di spettacolo che prima ad allora non era mai esistita, a tal punto che gli avanguardisti autori e cineasti della Hollywood di quel secolo lo iniziarono ad ammirare: Georges Méliès divenne il maestro leggendario dei trucchi di magia.

Negli spettacoli teatrali partecipavano molti maghi e lo stesso Méliès non appariva quasi mai sulla scena. Fu il primo teatro, oltre quello di Houdin, che assunse del personale: attori, aiuto scenografi, sceneggiatori, costumisti e così via. Nella troupe vi fu anche Jehanne D’Alcy, la cui bellezza non passò indifferente al pubblico e allo stesso George che la sposò. Fu considerata in un certo senso la prima star del cinema.

Le rappresentazioni teatrali dell’illusionista e mago francese terminavano con le ombre cinesi oppure con le Lanterne magiche. E ciò che più immobilizzava il pubblico dallo stupore, furono i ricordi di viaggio che venivano dipinti sui vetri con colori accesi. Questo faceva sì che gli spettattori avessero ampio raggio della loro conoscenza culturale geografica, “visitando” posti diversi.

Georges Méliès da mago ad inventore, lo stop motion nel cinema e nella sua vita

Nel 1895 i cancelli di una fabbrica si aprirono davanti alla macchina cinematografica dei fratelli Lumière ed un giornalista, entusiasta, esordì in prima pagina scrivendo: “E’ questo ciò che aspettavamo: l’intensità della vita colta sul fatto.” L’innovazione che bussa alle porte della curiosità più grande di tutti i tempi: un apparecchio che registra i movimenti e li riproduce sullo schermo.

Méliès fu informato dell’invenzione dei fratelli francesi ancor prima della famosa proiezione che ne dava l’inizio di un grande successo, ossia L’uscita dalla Fabbrica del 1985. Tutto ciò perché conosceva molto bene il padre dei Lumière, dato che fu l’affittuario degli uffici sopra il teatro.

Il regista parigino rimase talmente stupefatto della scoperta del cinematografo che chiese in prestito lo strumento per riportare i suoi spettacoli in movimento, non più sul palco ma sul nastro di una pellicola cinematografica. Ebbe immediatamente il dissenso, poiché il padre dei fratelli Lumière gli disse che “è uno strumento scientifico. Servirà ai medici per studiare il movimento dei muscoli e non è destinato agli spettacoli pubblici.”

Uscita dalle officine, Lione. Auguste e Louis Lumière, 1895 – 1896

Così comprò da un inglese, William Paul, una imitazione del
cinetografo di Edison, lo studiò e ne mise a punto un diverso prototipo, che produsse in proprio. Sapeva di essere un ottimo disegnatore e meccanico della precisione.

Nel 1896 aprì una società di produzione e distribuzione, la Star Film, e cominciò a girare brevi film, ad imitazione di quelli di Lumière e di Edison. Aprendo così la sua prima sala cinematografica, dove proiettò la sua prima vera pellicola, Partita a carte, in cui si vedeva addirittura Méliès comparire come attore.

Georges Méliès: Une Partie de cartes (1896)

Vuole la leggenda che Méliès abbia scoperto il fermo macchina o stop motion per caso, facendo delle riprese di una veduta urbana. Banalmente il meccanismo di trascinamento della pellicola si inceppò e questo provocò l’interruzione non voluta di ripresa.

Il risultato è che, in proiezione, Méliès vide un tram “trasformarsi” in un carro funebre ed ebbe l’intuizione di convertire questo incidente in un effetto speciale. Nel 1896 con Sparizione di una signora al Teatro Robert Houdin cominciò a sperimentare questo trucco, che gli consentì di creare effetti di sparizioni e trasformazioni improvvise.

Sparizione di una donna in Teatro Houdin, nel 1896.

L’uomo sulla Luna, la creatività di Méliès e la sua rinascita dopo la Grande Guerra

All’alba del XX secolo, molto prima di Guerre Stellari, Georges Méliès fu il primo a mandare l’uomo sullo spazio, in particolar modo sulla Luna. Nei suoi studi cinematografici inventò e sviluppò trucchi ed effetti speciali totalmente nuovi, innovativi, mai visti prima, che i suoi successori adatteranno e modernizzeranno.

Georges Méliès è il primo anche ad imprimere sulla pellicola il sogno che per millenni è stato solo narrato a voce o sulla carta, da La storia vera di Luciano di Samosata a Dalla Terra alla Luna di Verne, cui il viaggio è liberamente ispirato. 

Martin Scorsese nel suo Hugo Cabret, il film che narra l’avventura magica ed eccelsa di Georges Méliès, ha raccontato proprio la genesi di quel film, seppur in una situazione volta in farsa.


Nel film di Scorsese riecheggia un momento particolarmente buio e degno di nota negativa riguardo il fallimento cinematografico del regista parigino, agli esordi della Grande Guerra. Andò in bancarotta e dovette vendere i suoi studi nel 1923.

Vidi rigattieri portarsi via venti anni di duro lavoro. Non sapendo che fare con 500 negativi dei miei film, ne ordinai la distruzione, in un momento di sconforto e rabbia, senza sapere che commettevo uno sbaglio terribile.”

Confessò così Méliès negli anni successivi, quando nel 1925 iniziò a collaborare con la sua seconda moglie in un negozio di caramelle.

Nella pellicola cinematografica di Marin Scorsese c’è una descrizione dettagliata della storia e un suo epilogo quasi favolistico e magico: il ritorno di Méliès sulla scena teatrale e cinematografica, dettato dall’incontro del giovane orfano Hugo Cabret. Due anime destinate ad incontrarsi per dare la possibilità ad entrambi di rinascere.

Georges Méliès, in realtà, non fu mai dimenticato, poiché accadde un evento fortuito: un giorno, un giornalista appasionato di cinema, lo riconobbe nel negozio e lanciò una campagna in stampa, proprio in suo favore. Tra di loro comparve Mauclaire, creatore dello Studio 28.

“Mauclaire aveva trovato per caso delle pellicole di alcuni miei vecchi film. Era il 1929, quando si organizzò un Gala in mio onore. Fu una serata trionfale e da quel momento in poi ero risorto. Ero risorto nel mondo del cinema”

Serve intuizione e il coraggio di far incontrare due mondi che erano sconosciuti l’un l’altro, come il cinema e l’illusionismo. Grazie allo stregone della magia e dell’illusione, che attraverso il proiettile sull’occhio della luna, ha gettato le basi del Cinema e se ad oggi è diventato Cinema lo dobbiamo a lui: Georges Méliès.


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