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Gabriella Ferri: la regina di Roma

Scritto da il 3 Aprile 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Sinnò me moro – Gabriella Ferri”

https://m.youtube.com/watch?v=OXE2lnlWzG8

Il 3 aprile 2004 moriva Gabriella Ferri, la regina della canzone romana. La tragedia si consuma a casa: si parla di suicidio, ma la famiglia continua a pensare a un malore.

Il suo grande lascito è stato aver dato voce alla tradizione popolare, soprattutto aver fatto riscoprire a livello nazionale la canzone romana, dal tono viscerale, sempre verace, mai volgare, con le punte di ironica sfacciataggine tipiche della romanità. Ma Gabriella Ferri non è stata solo Roma, l’artista ha cantato anche Napoli nella struggente O sole mio, il Portogallo con il fado e l’omaggio a Amalia Rodrigues in Coimbra, e la Spagna con Remedios. La Grandezza della Ferri è infatti stata quella di appropriarsi di un intero patrimonio musicale popolare e di renderlo al pubblico, con una veste nuova, mai banale. La sua voce graffiata, gli occhi azzurri languidi e quell’espressività circense e l’esuberanza trascinante hanno segnato per sempre l’immaginario musicale e televisivo italiano.

Quando si pensa a lei è comunque inevitabile l’immagine di Roma, dai vicoli di Trastevere, alle osterie, le serenate sotto ai balconi di Semo in 123 fino ai personaggi rugantiniani che la popolano da Barcarolo romano, a Fiori trasteverini, dove si esprime tutta la fierezza di una romanità che ormai è scomparsa. Le sue canzoni dipingono anche la Roma che comincia a modernizzarsi in vecchia Roma e in Roma forestiera, canzoni che portano a un passato ormai lontano, mentre la città eterna cambia e cambiano i personaggi. Nannerella, la protagonista di Roma Forestiera, sembra aver dimenticato della sue origini e ha cominciato a parlare inglese.

Gabriella Ferri invece inizia la sua carriera cominciando ad esibirsi a Milano in duetto con Luisa De Santis, nell’Intra’s Club del pianista Jazz Enrico Intra. Qui le due artiste vengono notate da Walter Guertler, produttore della Jolly e fanno la loro prima apparizione Tv come ospiti della Fiera di Mike Bongiorno e cantano La società dei Magnaccioni. Luisa però non regge la pressione del pubblico e lascia Gabriella Ferri sola. Nel 1966 pubblica il primo album, un elogio sfrenato alla romanità con Barcarolo Romano, Nina si voi dormite. Viene poi invitata con in tournée in America con grandi cantanti folk italiani tra cui Lino Toffolo, Caterina Bruno e Otello Profazio.

Nel ‘69 arriva Sanremo anche per lei, e porta in coppia con Stevie Wonder il brano Se tu Ragazzo. Sebbene il brano venga eliminato, è travolto da grande successo, venendo reinterpreta da altri grandi artisti, come Nada.

Esce nel 1970 il secondo album, intitolato Gabriella Ferri, in cui tradizione e modernità si incontrano. Questo tentativo si rivela un riuscitissimo omaggio alle radici romane con Ciccio Formaggio. Tuttavia la Ferri non si limita ad omaggiare, ma propone una vera e propria innovazione, percepibile in Sor Fregnone e Sinnò me Moro. Gli anni ’70 segnano la sua presenza nei seguitissimi varietà Questa sera Gabriella Ferri (1971), Senza rete (1972), Dove sta Zazà (1973), Il circo delle voci (1974), Mazzabubù (1975). Compare inoltre nel film Remo e Romolo – Storia di due figli di una lupa (1976).

Negli anni 80 si traferisce negli Stati Uniti dove si dedica interamente alla musica. Gli ultimi anni fa apparizione sempre più sporadiche in Tv. Nel 97 esce il suo ultimo album, Ritorno al Futuro, e nel 2002 comincia a riapparire in vari programmi. Tuttavia “Ognuno ha tanta storia tante facce nella memoria tanto di tutto, tanto di gnente le parole di tanta gente. Tanto buio, tanto colore tanta noia, tanto amore tante sciocchezze, tante passioni tanto silenzio, tante canzoni” come cantava in Sempre, ma soprattutto ognuno ha i propri fantasmi. La depressione aveva cominciato a colpirla nel 1975, quando già aveva provato a suicidarsi. Gli ultimi anni della sua vita li passa lontana dalle scene e si rifugia a Corchiano, nel viterbese, dove scompare.

Ricordare Gabriella Ferri con la canzone giusta è difficile, Sinnò me moro con le struggenti parole però rende il vuoto che ha lasciato dalla sua scomparsa.

Te penso amore te penso amore mio/Tu sei partito e m’hai lassata sola/Ma tu non sai che sento ner core mio/Ce sento er bene tuo che me consola/Ce sento er bene tuo che me consola.


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