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Friedrich Nietzsche: Ultimi attimi di follia

Scritto da il 15 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Madness” – Muse

La grande fortuna di Nietzsche di essere finito come è finito. Nell’euforia! – Emil Cioran

Il pensiero complesso e sfaccettato di Friedrich Nietzsche è riscontrabile in ogni aspetto della sua vita. Qualunque cosa il filosofo tedesco abbia scritto, dalle sue maggiori opere fino ad arrivare alle lettere e le poesie, costituisce un frammento della sua caleidoscopica filosofia. Proprio per questo motivo è forse importante soffermarsi sugli ultimi anni di vita di Nietzsche, quelli in cui il filosofo è stato sopraffatto dalle sue stesse idee, diventate tutt’uno con la sua vita, portando il pensatore tedesco oltre i confini della razionalità e verso le porte della follia.

L’inizio di tutto

Il primo crollo avviene nel 1889, quando Friedrich Nietzsche si trova a Torino, città da lui molto amata. In particolare in Piazza Carignano, Nietzsche assiste al brutale maltrattamento di un cavallo da parte del cocchiere. Si racconta infatti che il filosofo, trovandosi nei pressi, scoppiò a piangere e finì per abbracciare e baciare il cavallo, per poi cadere a terra in preda agli spasmi. Sebbene altri raccontano che Nietzsche si sia in realtà limitato a rimproverare il cocchiere, l’evento viene spesso preso come prova della follia del filosofo. Ma non abbiamo solo degli aneddoti.

Durante questo periodo, per la precisione a partire dal 3 gennaio 1889, Friedrich Nietzsche comincia a scrivere e spedire ad amici e personalità conosciute i noti Biglietti della Follia, sotto vari pseudonimi come Il Crocifisso, L’Anticristo e Diogene – Zagreo, tutti nomi che trovano una corrispondenza nelle opere precedenti del pensatore tedesco. Ciò che rende peculiare questi biglietti non è il modo in cui sono scritti, quanto il loro contenuto.

I Biglietti

Nonostante lo stato di follia in cui il filosofo si trova, lo stile non sembra esserne intaccato, ma anzi risulta tutto sommato permeato ancora da una parvenza di lucidità. Il contenuto stesso dei biglietti però rivela veramente il disagio che Nietzsche sta vivendo in quel momento. In queste lettere il filosofo si lascia andare a digressioni spesso incomprensibili, ma che sotto alcuni punti di vista sembrano coerenti con il percorso intrapreso nei suoi anni di “razionalità”. E’ come se i biglietti costituissero l’apice del pensiero nietzschiano, il massimo punto in cui il pensatore potesse spingersi nella
ricerca della conoscenza e nella comprensione del mondo.

Frasi deliranti riempiono gli scritti. In uno di questi biglietti, inviato il 3 gennaio a Cosima Wagner, moglie del noto compositore, Nietzsche scrive: … Da ultimo sono stato ancora Voltaire e Napoleone, forse anche Richard Wagner… Ma questa volta vengo come Dionisio vittorioso, che renderà la terra un giorno di festa… Parole dal gusto apocalittico scritte da quello che potrebbe sembrare a tutti gli effetti un profeta.

Richard Wagner – Store norske leksikon
Richard Wagner

E’ interessante però pensare come la figura del folle, diversa da quella del pazzo, sia stata per secoli affiancata a quella di uomo di sapere, portatore di una conoscenza insopportabile, spesso incomprensibile agli occhi dei più. Forse questo, o forse un’estrema
solitudine, unita ad una salute cagionevole, hanno portato il filosofo sull’orlo della follia. Che sia la prima o la seconda, Nietzsche ha convissuto con la sua scomoda situazione per undici anni, fino alla morte avvenuta
il 25 agosto del 1900, a 55 anni.


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