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Cinema e TV

Fra le righe: “A voce alta”, senza gridare libertà

today16 Luglio 2021

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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Bang Bang (my baby shot me down)”- Nancy Sinatra

“Io non ho paura, non ho paura di niente, più soffro più amo. Il pericolo può soltanto accrescere il mio amore e affinarlo, perdona i suoi affanni! Io sarò l’unico angelo di cui avrai bisogno e quando lascerai questa vita sarai ancora più bella di quando ne sei entrata. Il cielo ti ricondurrà a sé e guardandoti dirà: c’è solo una cosa che può far di noi esseri completi e quella cosa è l’AMORE!”

Cosa può portare un uomo a dover dire certe parole quando scopre che la persona amata ha un passato che non si aspettava?

Ho toccato la tua corda più fragile, adesso stai alzando gli occhi, volgi il tuo sguardo verso una via d’uscita, purché non sia quella frase interrogativa, quella che adesso sembra darti la caccia. Inizia a sussurrarti ciò che non vuoi vedere. In questo momento sembra illuminarsi come fosse una luce al neon intermittente, fatiscente, sta cadendo a pezzi. Sì, è lei: la frase interrogativa che stai leggendo sopra.

La stai evitando. Ti vedo.

Sai cosa vuol dire leggere “a voce alta”? Non è un gioco di parole, ascolta con gli occhi ciò che ti sto scrivendo adesso. Ti aspettavi la classica storia d’amore, con un lieto fine impensato magari, quasi sorprendente, almeno da quello che hai letto dall’incipit, ma dovrai badare bene a ciò che ti racconterò e il segreto, sai qual è? Leggere a “voce alta” tutto quello che ti sta capitando davanti agli occhi, perché Fra le righe nasconde un segreto e comincia così…

A “voce alta” è un posto dove ci piove dentro, soprattutto se il male è “banale”

Non aver paura di leggere ad alta voce, almeno ad un volume consapevole, in cui la tua mente possa arrivare ad ascoltare.

Che la storia abbia inizio: Germania dell’Ovest post 1950. La guerra ormai ha devastato le consapevolezze dell’uomo nella sua concezione di “umanità”, mentre Michael e Hanna, lui più giovane di lei di 20 anni si incontrano  legandosi in maniera “bestiale”.

“Come l’animale che muore di sete beve, e ho paura e paura, cerco un mobile sotto il quale possa nascondermi, prego tremando” Michael usava bene la voce, mentre con la punta dell’indice teneva il segno sulle parole di Kafka a Milena, osservando con la coda dell’occhio Hanna, assorta nella vasca da bagno, “e fuori di me in un angolo perché tu, come sei entrata rombante in questa lettera, possa volare di nuovo dalla finestra. Non posso tenere in camera un uragano.” 

Ed è così che il tormento d’amore diventa reale, ed è da qui che il segreto di Hanna fa squillare un campanello d’allarme, che è impercettibile all’amante.

Perché la passione ossessiva di voler ascoltare le letture di Michael, rigorosamente a voce alta?

“Ragazzo, non ti fermare, come finisce la storia tra i due?” queste parole non hanno alcun significato, caro lettore, se percorriamo la frase da questo punto di vista. Ma cosa penseresti se ti dicessi che lei scompare facendo sparire ogni traccia della sua identità, abbandonando il suo giovane amante a Neustadt, per poi incontrarlo in un tribunale per il processo contro le SS?

Franz Kafka e Omero: gli unici testimoni oculari della verità dettata a “voce alta”

Siediti, ovunque tu sia lettore, se invece sei già ben sistemato in qualsiasi zona della stanza, luogo ameno, pianeta, allora leggi ad alta voce, schiarendoti la voce, facendo ben scivolare la tua saliva. L’antisemitismo è la cornice che ha coperto gli occhi ai due personaggi, bruciando la passione in un breve istante, quanto quello di una fiamma appoggiata al tetto di una candela.

E poi?

Il silenzio sprezzante del post guerra in Germania, la sparizione che all’apparenza sembra inspiegabile da parte di Hanna nel loro idillio d’amore, ma conserva dentro di sé una verità che solo Michael non voleva scorgere al di là del velo di Maya. Al di là di una verità assurda, mai sospetta e posta sotto il suo naso: Hanna è un’aguzzina delle SS, che viene incastrata dalle colleghe fino a un lungo periodo carcerario. La vergogna di essere analfabeta schiaccia il senso di colpa di ciò che ha commesso in passato.

La porta del ritorno tra i due si apre di nuovo in quell’aula del tribunale: Michael, assistito al processo, scopre quest’amara verità, ma non giudica alcuna commissione di brutalità o colpa, né prende atto di ciò che ha compiuto Hanna. Lui non confesserà mai ad alta voce, se non in un dato momento, il fatto di aver amato una donna che ha commesso il reato più grande dell’umanità, ma continua a leggere Omero e Kafka a “voce alta” all’amante, durante il periodo di prigionia di lei.

Nasce qui l’enigma mentale, quello che dovresti ripetere a voce alta: che colpa si può avere ad aver amato e continuare a nutrire un sentimento per un essere umano capace di tanta “banalità del male”. Una donna che non ha avuto la benché minima consapevolezza del male compiuto, scoprendo che ha in sé questa dicotomia accecante di personalità?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Written by: Francesca Aiello

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