Fase 2 tra turismo e cultura: cosa cambierà?

Scritto da il 26 Aprile 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Changes – Lauv”.

Il 4 maggio dovrebbe cominciare la famigerata “Fase 2” e, anche se non sappiamo ancora come sarà organizzata, nel settore culturale si comincia a pensare non solo alla riapertura di musei e siti archeologici, ma a un vero e proprio ripensamento del turismo.

Il Ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini ha dichiarato che “a maggio, non dal 4 ma più avanti, potranno riaprire quei musei e siti archeologici in grado di rispettare le prescrizioni di sicurezza indicate dal comitato scientifico”, come ad esempio Pompei o il Colosseo.

Il Ministro annuncia il piano “Viaggio in Italia” per promuovere il turismo, senza dubbio il settore più colpito e conferma che si sta lavorando all’ipotesi di un bonus che permetta di andare in vacanza anche alle persone con redditi medio bassi e figli a carico. In realtà sarebbe un modo per supportare imprese e famiglie insieme, mettendo a disposizione di queste ultime una somma da spendere in strutture turistiche, da alberghi a stabilimenti balneari.

In questo momento più che mai è necessario occuparsi del turismo che verrà, riformulato in funzione di una una fruizione dell’arte più ordinata, misurata e sicura per tutti.

Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, intervistato dal Foglio, si è detto pronto ad affrontare una situazione completamente diversa da quelle che il museo ha vissuto finora. “Siamo flessibili. Quando gli esperti e il governo ci diranno che potremo riaprire, saremo pronti a farlo. E con pochissimo preavviso”. Inoltre agli Uffizi da diversi anni è stato inserito un limite di 900 compresenze, per cui ognuno ha 22 metri quadrati a disposizione, dato senz’altro rassicurante per quanto riguarda il distanziamento sociale.

Regolare l’accesso al museo sarà semplicissimo grazie a un algoritmo e a un sistema di prenotazioni intelligente, ma anche la visita stessa dovrà essere studiata in modo da non creare assembramenti. Come? Attraverso una sorta di social distancing tra i dipinti stessi: una nuova disposizione delle sale che crei più spazio attorno alle opere più famose.

Tuttavia secondo Schmidt, nell’era post-Covid sarà il turismo stesso a dover cambiare per adattarsi alle nuove norme di distanziamento sociale:

Tutto il tessuto cittadino e urbanistico si dovrà riadattare: all’interno degli Uffizi gli assembramenti sono minori rispetto a quelli che si formano fuori, nelle strade. Io credo che il distanziamento sociale possa fornire degli spunti per fruire la città in modo migliore, per dare vita a un tipo di turismo diverso. Per il futuro, vorremmo che i visitatori pagassero meno il biglietto, avessero la possibilità di passare più tempo all’interno del museo e tornassero più spesso. L’idea sarebbe quella di creare un turismo lento: la gente vedrebbe meno posti in un’unica vacanza, o fine settimana, ma li vivrebbe più intensamente. Un museo come gli Uffizi non si può vedere tutto in una volta sola. Anche io che sono il direttore, l’ho studiato e ne ho scritto, riesco a vedere cose nuove e a sorprendermi ogni volta.

Anche il massiccio turismo di Venezia subirà un inevitabile ridimensionamento, motivo per cui i musei della laguna si stanno muovendo per far sì che i visitatori possano godersi palazzi e gallerie ed essere pienamente tutelati allo stesso tempo. Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei civici di Venezia si è espressa a riguardo: “Stiamo immaginando dispenser per mascherine e guanti, distributori di disinfettante, pos per i pagamenti contactless. Stiamo anche lavorando a una comunicazione efficace per far capire al pubblico che può visitare i musei in tranquillità, che la bellezza può essere fruita in sicurezza”. Con soli 52 mila residenti e oltre 25 milioni di visitatori l’anno, questo periodo di isolamento rappresenta di certo un unicum per i veneziani: un momento di riappropriazione dello spazio della propria città. Anche la Belli ha espresso l’intento della Fondazione di agevolare il ritorno dei veneziani nei loro luoghi d’arte natii, permettendo loro di “godere del patrimonio della loro città come mai hanno potuto fare”.

La città inoltre aveva già affrontato un periodo di estrema difficoltà a novembre, quando era stata colpita da un’acqua alta eccezionale che ha in parte danneggiato il suo patrimonio, ma per cui continuano i lavori di restauro. Inoltre la direttrice ha rassicurato riguardo la stabilità della fondazione, che rimane in salute grazie ai suoi risparmi e al suo sistema di autofinanziamento di cui va molto fiera e che non stenterà a riaprire le sue collezioni permanenti quando il governo lo permetterà.

È importante che le persone sappiano che possono tornare nei musei, che sono affidati a persone responsabili che stanno facendo il possibile per prendersi cura di loro e della loro sicurezza. Saremo in prima linea quando riapriremo. […] Venezia non è sempre stata vivibile dai cittadini, e speriamo che quando questa fase sarà superata, ritorni non un turismo disattento e distratto, ma ben organizzato, che noi accoglieremo in totale sicurezza.

Gabriella Belli

Infine il Ministro Franceschini, intervistato dal quotidiano La Repubblica, ci ha tenuto a tranquillizzare, a nome del MiBACT e dello stesso Governo, tutti coloro che lavorano nel settore artistico-culturale, in questo momento messi a dura prova:

Vorrei fosse comunque chiaro che nessun teatro, nessun cinema, nessun artista, verrà lasciato solo. Siamo partiti con le prime risorse straordinarie proprio dai più indifesi, quelli con i redditi più bassi. Sono convinto che il Consiglio dei ministri considererà la specificità della crisi del turismo.

Dunque, con la fase 2 alle porte, non ci resta che stare a vedere come si evolverà la situazione e sperare in una pronta e sana ripresa di tutte le attività.


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