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Fame di fama

Scritto da il 10 Dicembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Yellow Submarine – The Beatles”.

Alcuni giorni fa ha fatto scalpore in tutto il mondo la notizia della cosiddetta “banana da 120mila dollari”, mangiata da David Datuna durante un’esposizione d’arte moderna a Miami. La banana al centro del delitto è (oramai era) parte dell’opera “Comedian”, esposta a Miami dall’irriverente artista di fama mondiale Maurizio Cattelan. Il valore dell’opera, già acquistata prima del suo consumo, si aggirava appunto intorno ai 120mila dollari.

La banana d’oro

Inutile soffermarsi o interrogarsi sulla legittimità del valore di questa simpatica banana. L’arte, soprattutto quella moderna, è un mondo che risponde a leggi proprie e il razionalissimo stupore suscitato da banane costose quanto case deve essere ridimensionato tenendo conto di questo fondamentale assioma. Vi sono esempi molto più eclatanti di questo che confermano sia l’ineffabilità del valore dell’arte, giustificando tali cifre, sia l’incredibile capacità del tutto umana di sprecare denaro nelle inutilità più disparate, dando ragione agli scettici…

Datuna: artista o impostore?

Parliamo invece del gesto di David Datuna, che ha commentato la “distruzione” (perché di questo si tratta) della banana di Cattelan cercando di nobilitare il suo gesto. Secondo la sua visione l’azione dovrebbe essere considerata un’opera a sé. Un atto che secondo lui rientra in un’ottica di dialogo tra artisti (così egli si ritiene) che comunicano tramite l’arte. Insomma Datuna si ritiene un’artista che ha risposto all’arte con l’arte.

Ora, compiendo un paragone un po’ azzardato, se pensiamo che John Lennon conobbe Yoko Ono letteralmente mangiando una sua opera, siamo in grado di comprendere che il problema non è l’atto in sé per sé. Il problema è l’aberrante tentativo di un individuo fino ad allora poco conosciuto di arrogarsi il diritto di distruggere l’opera (tra l’altro esposta) di un artista di fama mondiale, cercando di nobilitare l’atto usando l’alibi dell’arte. Insomma: John Lennon è John Lennon, David Datuna per il momento è David Datuna. Sarebbe stata senza dubbio più apprezzabile una sincera ammissione di colpa propria di chi, non riuscendo con la propria arte, cerca con altri mezzi un breve attimo di gloria. Ancora meglio, forse, sarebbe stato se Datuna avesse ricondotto il suo gesto a delle ragioni di protesta. Esprimendo così lo sconcerto ben più condivisibile di chi, di fronte alle tante miserie del nostro mondo, considera sconsiderato spendere centoventimila dollari per una banana attaccata a un muro con del nastro grigio.


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