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Faber e i suoi eroi ribelli

Scritto da il 11 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Bocca di Rosa” – Fabrizio De Andrè

22 anni fa ci lasciava un artista straordinario. Voicebookradio.com oggi omaggia il poeta dei ribelli e degli emarginati, Fabrizio De Andrè.

Quarant’anni di attività artistica. Quattordici album in studio. 65 milioni di dischi venduti. E una interminabile manciata di poesie in musica in cui “scelse di sottolineare i tratti nobili e universali degli emarginati, affrancandoli dal “ghetto” degli indesiderabili e mettendo a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori”.

Ed ecco che si susseguono storie di ribelli, sconfitti e prostitute. Quelli che viaggiano “in direzione ostinata e contraria”. Insieme a racconti che narrano l’amore che freme, che si rincorre, che vince e che perde in egual modo.

Ma cosa lo ha reso così speciale?

La sua visione leale, coerente, il suo linguaggio onesto e limpido. Le ballate melodiche e ricercate, l’esplorazione del folk-rock americano, delle sonorità etniche-mediterranee e di quelle popolari. La sperimentazione continua fra suoni asciutti prima e drammaticamente orchestrali poi. E il confronto costante con altri grandi cantautori italiani. Questi gli elementi, perfettamente miscelati, complici del suo grande successo.

Ne è esempio emblematico l’album Anime salve a cui collabora anche Ivano Fossati. Siamo nel 1996 e i temi sono profondi, toccanti, veri. Un percorso ideale nella solitudine, nell’emarginazione. Un incontro diretto con gli “ultimi”, che siano un marinaio, dei rom, una transessuale. Il tutto in bilico fra razzismo e indifferenza, fra oppressione ed umanità.

Ma il personaggio che forse salta subito in mente, parlando degli emarginati di Faber, è la protagonista di quella che lui stesso ha definito più volte la sua opera prediletta. Un’altra “ultima”, un’altra “allontanata”.

Bocca di Rosa

E pizzicando ritmicamente le corde della sua chitarra classica, accompagnata da cavalcanti percussioni, ecco che appare proprio lei.

Lei che arriva in un piccolo paesino e con passione e libertà sconvolge la quiete di tutti. Col sangue che va alla testa e una profonda devozione per la sua arte amatoria, scalpita nelle sue voglie e fa terra bruciata intorno a sè.

Sia con gli uomini che ne subiscono il fascino e sia con le «cagnette a cui aveva sottratto l’osso» che non tollerano la sua condotta. E così ecco arrivare «quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi» che conducono Bocca di Rosa prima davanti alla legge e poi alla stazione ferroviaria col foglio di via.

faber

Ma un’anima così appassionata e libertina lascia il segno e lancia la sua fama davanti a sè, tanto che la notizia della sua presenza si diffonde velocemente e «come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca». E alla stazione successiva la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé in processione.

Ma chissà se un personaggio dipinto a tinte così vive è davvero esistito? Sembra che ad ispirare la nascita di Bocca di Rosa sia stata la famosa canzone di George Brassens “Brave Margot. Due ipotesi minori, invece, collegano la canzone alla frequentazione che De André faceva dei quartieri della prostituzione della Genova degradata. Magari proprio da qualcuna di quelle anime fu ispirato per raccontare questa storia ancora incredibilmente attuale.

Splendida la traduzione in napoletano fatta da Vincenzo Salemme e magistralmente interpretata da Peppe Barra in una versione quasi tribale in cui si rincorrono veloci i ritmi del battito e del respiro affannato sotto un’unica legge… la tentazione.

faber
Faber raffigurato dall’artista Jorit

Non solo Bocca di Rosa, ma moltissime sue opere sono ormai considerate da alcuni critici vere e proprie poesie tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta.

A distanza di tanti anni il tocco magico sulle corde e la voce profonda di Faber ancora mancano. E mancano anche ai più giovani che hanno riconosciuto in lui un menestrello modernissimo e profondamente umano.


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