fbpx

Young

Premi PLAY per ascoltare

Traccia corrente

Titolo

Artista


Eugéne Ionesco, la verità nell’assurdo

Scritto da il 26 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Al ballo mascherato” – Fabrizio De Andrè

Se esiste uno scrittore, un poeta, che davvero ha rotto tutte le regole del linguaggio fino ad allora usate o sintetizzate questi è proprio Eugène Ionesco. Di più, con lui un nuovo modo di concepire il rapporto dell’uomo con la realtà con lo circonda. Tutto questo è espresso attraverso il mezzo che più mette a nudo la verità dell’intimo umano. Il Teatro.

Nato in Romania, ma francese di adozione, il 26 novembre 1909, Ionesco è stato non solo drammaturgo, ma inventore di un genere fino ad allora solo tentato e mai realizzato. Quello che viene definito “teatro dell’assurdo”. Quest’anno, oltre l’anniversario della nascita dell’autore, ricorre anche quello del suo esordio teatrale, avvenuto nel 1950.

La Cantatrice Calva

Ionesco
Locandina del teatro La Huchette, Parigi

Siamo in Francia, nel mezzo dell’Europa post-bellica. L’Uomo si trova a dover essere ricostruito, distrutto com’era dalle atrocità vissute. Ricostruzione è la parola d’ordine, dell’Europa e dell’individuo. Ma con quale risultato? Nascono opere e autori più marcatamente esistenzialisti che trattano e sviscerano la vicenda dell’uomo in rapporto con la realtà, esperienze letterarie che hanno generato capolavori. In questo clima intellettuale di indagine sull’uomo, Ionesco si trova ad essere una figura a parte. Romeno di nascita trapiantato a Parigi, lo scrittore nota che la ricostruzione dell’uomo sta prendendo una piega inaspettata. Non più individuo in quanto tale, ma essere umano, non differente da tutti gli altri, la cui storia e carattere vanno via via standardizzandosi. Lo stesso consumismo vuole l’uomo tale.

L’intuizione di questo primo assunto della sua poetica avviene per caso, come tutte le grandi intuizioni, e per un caso fortuito. Gli capita di dover prendere lezioni di inglese. Qui si imbatte nelle vicende della famiglia Smith, famiglia tipica inglese, presa dal libro di testo per spiegare con esempi pratici le regole grammaticali. Oggi come allora, il gatto inesorabilmente sul tavolo, Mr. Smith legge il giornale inglese, fuma la pipa inglese, ha una conversazione tipicamente inglese con la signora Smith, anch’essa inglese. Una conversazione che mette a fuoco la standardizzazione dell’uomo, il consumo, l’alienazione, la mancanza di spontaneità. Come? Attraverso dialoghi che non dicono niente.

Il Non-sense

Per tutto lo spettacolo i signori Smith e i signori Martin, coprotagonisti, sembrano non dire effettivamente nulla di rilevante, non succede niente eppure succede tutto. Il nulla condito con estrema eleganza di parola, che tuttavia tiene incollato lo spettatore alla poltrona del teatro e il lettore sulla pagina, nel tentativo di cercare di capire qualcosa che non necessariamente deve essere compreso, e che entra come un flusso dentro di noi, a fornirci una nuova coscienza. Almeno è un tentativo di farlo. Ionesco stesso dichiara che scrivere per lui è l’esercizio della sua anima di capire se stessa. Ionesco descrive l’uomo in questo modo: in continua ricerca del significato dell’esistenza, e tuttavia stupito per il fatto stesso di esistere.

L’uomo non aspetta Godot, per citare Beckett a cui spesso viene affiancato. Non aspetta nulla, e si macera nel tentativo di scoprire cosa sia effettivamente questo nulla. Questo non solo accade nelle azioni, ma nell’uso stesso del linguaggio e della parola. Si va oltre il termine di grottesco. Da Ionesco in poi si parla di “assurdo”. Assurdo come la vita stessa, tuttavia stupefacente. Una riflessione che ha portato Ionesco poeta, più che narratore, a maturare una tesi sull’esistenza i cui frutti sono veri capolavori.

Il Rinoceronte

E’ l’opera più matura, anche se non la più rappresentativa della poetica di Ionesco. Tuttavia, il più grande capolavoro. Non a caso ne sono stati tratti vari sceneggiati e film. Alla sua visione poetica, in questo testo Ionesco aggiunge l’impegno politico. Seguiamo le vicende di Berenger, modesto impiegato in una cittadina non meglio identificata, che vede il suo paese invaso stranamente da un piccolo branco di rinoceronti. La popolazione, da prima indignata dalla presenza di questi esseri ripugnanti, piano piano comincia a tollerali, poi ad accettarli, fino ad arrivare al punto in cui ogni membro della comunità diventa esso stesso un rinoceronte. Lentamente, senza quasi accorgersene.  Tutti tranne Berenger, che si ritrova il solo essere umano.

Ionesco

Oltre la metafora e la critica alle dittature totalitarie, Ionesco ci avverte di quanto sia facile cadere nella trappola tesa dalla cultura di massa. Coesione e unità che diventano conformismo, non solo ideologico, ma culturale ed emotivo, che ci rende esseri non solo privi di volontà, ma privi di identità. Tutti uguali. Fino alla morte.

Il Gioco dell’Epidemia – Jeux de massacre

E’ quello che accade in questo testo, che forse è il meno conosciuto di Ionesco. Sicuramente il più attuale. Ed è esattamente di 50 anni fa.

Un’epidemia, arrivata senza la minima avvisaglia, infesta la comunità e subito miete vittime. Immediatamente si innescano meccanismi per cui ogni individuo, preso dal panico e dalla nevrosi, comincia a ragionare come massa e non più razionalmente. Non ci si indaga più sulla giustezza dell’esistenza. Ma si arriva a percepire il valore sacro che ha la vita, per quanto assurda, -massacro ha in sé il seme del sacro, viene da notare-. Si gioca con essa. La molteplicità racchiusa nell’evento casuale della morte, che arriva nonostante tutto in modo repentino e diverso per ognuno dei personaggi, come all’interno di un cabaret macabro.

Personaggi che tuttavia tentano di conservare una propria individualità. Una folla variopinta in cui Ionesco tenta di dipingere l’intera umanità, con le sue debolezze e virtù, con i suoi elementi reali. Un’umanità che dà il meglio di sé proprio quand’è posta davanti all’ inevitabile. Ma in cui tutti, inevitabilmente, riusciamo a riconoscerci.

Perché siamo esseri umani. Individui. Finché sapremo riconoscerci nonostante le differenze.


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.