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Eminem, Marshall, Slim Shady: le mille facce di un artista

Scritto da il 17 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Lose Yourself” – Eminem

Eminem, 48 anni festeggiati all’apice di una carriera che lo ha visto sempre protagonista di versi affilati e taglienti e di hit di successo planetario.

Il 17 Ottobre del 1972, a St. Joseph nel Missouri, venne alla luce Marshall Bruce Mothers III, al mondo conosciuto come Eminem, definito da tutti uno dei migliori artisti hip hop di tutti i tempi. Un talento sbocciato per la sua esigenza di sfogare tutta la rabbia e la frustrazione dovute a un’infanzia molto dura. Cresciuto nella povertà, in una roulotte con due genitori che pensavano più a drogarsi che a guadagnarsi da vivere. Alle elementari finì in coma a seguito di un’aggressione di un bullo, raccontò successivamente l’accaduto nel brano Brain Damage del 1999, ricevendo anche una querela per diffamazione dall’uomo. Abbandonato dal padre a 12 anni, in seguito molestato e picchiato molteplici volte dal nuovo compagno della madre.

Tutto questo lo porterà ad essere una delle penne più taglienti mai esistite. Cleanin’ Out My Closet, tratto da The Eminem Show del 2002, è l’emblema del rapporto malsano con i suoi genitori. “Pulizie del mio armadio”, appunto, lascia presagire l’intenzione di liberarsi di tutti quei pesi accumulati negli anni.

L’artista mostra in alternanza la fragilità di un bambino ferito e l’odio, voglioso di riscatto, dell’uomo che è diventato. Parlando del padre dirà “I wonder if he even kissed me goodbye”, chiedendosi se almeno avesse ricevuto un bacio d’addio al momento dell’abbandono, e subito dopo “No I don’t, on second thought I just fuckin’ wished he would die”, rendendosi conto che volesse solo la sua morte, o semplicemente lasciando prevaricare l’astio dentro di lui.

Della madre scrisse, “Remember when Ronnie died and you said you wished it was me? Well guess what, I am dead, dead to you as can be”. Nel momento in cui venne a mancare lo zio Ronnie, a cui erano molto legati, lei disse che avrebbe preferito fosse morto lui al suo posto. Marshall “accontentò” la madre dichiarandosi morto nei suoi confronti. Ottenne così la seconda causa per diffamazione, questa volta da parte della donna che lo aveva messo al mondo.

Da Eminem a Slim Shady

Eminem e Dr.Dre

Lo pseudonimo Eminem trae origine proprio dalle sue iniziali, M e M -Marshall Mothers- che pronunciate in americano diventano “em-‘n’-em”. L’artista deve molto del suo successo sicuramente a Dr.Dre, rapper e produttore discografico. Lo prese sotto la sua ala protettiva, e lo lanciò nel panorama dell’hip hop mondiale. Nel 1997 la sua geniale mente partorì l’idea che diede la svolta alla sua carriera. Slim Shady, l’alter ego rabbioso e senza peli sulla lingua che si mostra sul palco.  Da qui nacque il suo secondo disco, The Slim Shady LP, che fù trainato ad un successo mondiale dal singolo My Name Is. Un pezzo scritto di getto, in pieno stile freestyle, che al 2016 ha venduto oltre 18 milioni di copie ottenendo quattro dischi di platino.

8 Mile e l’Oscar

Nel 2002 il regista Curtis Hanson decise di dedicare un film alla vita di Marshall, ripercorrendo le difficoltà e le sofferenze patite dall’artista prima di diventare famoso. 8 Mile, da cui trasse titolo il film, non è altro che la malfamata strada che divide il quartiere “nero” da quello “bianco” a Detroit. Oltre i mille problemi familiari, il rapper -Jimmy Smith Jr. nel film-, deve combattere contro il pregiudizio razziale che vedeva il mondo hip hop come una ristretta cerchia per soli “neri”. Nel finale riuscirà a prendersi la sua rivincita in una battle freestyle contro Papa Doc, che più volte lo aveva umiliato in passato.

All’interno della colonna sonora del film troviamo Lose Yourself, forse il più grande singolo di Eminem, che si contraddistingue non solo per il ritmo energico e fumante ma soprattutto per l’esortazione al coraggio e alla perseveranza in opposizione alle avversità della vita. Proprio a questa canzone è legata una delle sue storie più curiose; nel 2003 vinse l’Oscar come miglior canzone originale, ma l’artista, credendo impossibile una sua vittoria, non si presentò alla cerimonia. In seguito dichiarò di essere stato a casa con la figlia e di essersi già addormentato al momento della proclamazione.

Il 10 Ottobre 2020 ottenne anche in questo la sua rivalsa, si esibisce agli Oscar con il brano che 17 anni prima gli aveva consegnato la statuetta. Decisamente emozionante vedere i più grandi attori e produttori di Hollywood, cantare e molleggiare al ritmo delle sue note. Nel 2004 la rivista Rolling Stone inserì Lose Yourself al 166° posto tra le migliori 500 canzoni della storia.

Altra canzone entrata in questa classifica, al 296° slot, è Stan; brano in cui l’artista analizza il complicato, e a volte morboso, rapporto di alcuni fan nei confronti dei propri idoli. Già in uso gergale americano dai diversi anni, nel 2017 la parola “stan” entra a far parte del dizionario col significato di “ammiratore ossessivo”.

Dopo più di vent’anni di carriera musicale non ha ancora finito di stupire. Del 17 Gennaio 2020 l’uscita dell’undicesimo album, Music to Be Murdered By, che dichiarerà essere stato ispirato dall’omonimo disco pubblicato da Alfred Hitchcock nel 1958. Ad oggi è il 7° disco più venduto dell’anno sul territorio statunitense.

48 anni e non sentirli. Continuamente criticato dai buonisti per il suo stile “senza filtri”. Critiche che non fanno altro che alimentare lo “Slim Shady” dentro di lui, che continua implacabile a sparare a zero contro chiunque con i suoi versi affilati.


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