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Edgar Allan Poe: non solo un maestro dell’orrore

Scritto da il 7 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: ”The End” – My Chemical Romance

Fantasmi, castelli lugubri, mare in tempesta: sono pochi e semplici elementi che si sono impressi nell’immaginario collettivo come spaventosi. Da lì a poco un ragazzo alienato di Boston, Edgar Allan Poe, avrebbe ribaltato tutte le convenzioni del genere. Morto ormai più di 150 anni fa, è il primo vero maestro dell’horror. Prima di Stephen King, prima ancora di Lovecraft, c’era lui. 

Una vita piena di ostacoli

Complice la sua vita sregolata e enigmatica, Poe trovò un terreno fertile per i suoi racconti nell’angoscia causata dalla sua stessa esistenza. La sua infanzia non era stata della più fortunate: suo padre era un attore girovago che abbandonò la famiglia e sua madre morì quando lui aveva appena due anni. John Allan e sua moglie Frances adottarono Poe, ma quando crebbe le sue dipendenze lo portarono a rompere i rapporti. Non aveva bisogno di cercare l’inquietudine nel soprannaturale, perché era presente nella vita di tutti i giorni: un semplice dettaglio fuori posto trasformato in un’ossessione poteva diventare fonte di malessere. 

L’ispirazione? Non esiste

I componimenti di Poe sono ingranaggi raffinati a regola d’arte. Ogni elemento dei suoi racconti non lascia libertà d’interpretazione perché tutto è calcolato nei minimi dettagli. A differenza di molti altri autori, non si faceva problemi a spiegare la genesi dei suoi racconti. Nel suo saggio La filosofia della composizione svela al pubblico l’intera genesi de Il Corvo solo per dimostrare la rigorosità matematica del suo processo creativo. L’intento era ben preciso: far tacere tutti i critici che con voli pindarici scoprivano significati profondi inesistenti solo per fare un bell’articolo. 

Non c’è colpo di genio, nessuna mano che si muove ispirata da qualche forza superiore: per Poe l’arte è breve, chiara e con un significato celato, ma non inverosimile. I racconti sono dei veri e propri meccanismi di precisione. 

Oltre l’horror, un inaspettato senso dell’umorismo

Un uomo così metodico e razionale è istintivamente associato ad una faccia perennemente seria, triste: di certo le poche foto giunte a noi non aiutano. Eppure Edgar Allan Poe è stato uno dei primi scrittori di satira moderna: si pensi al racconto Gli occhiali in cui un povero miope fa carte false per incontrare una ricca vedova che credeva fosse bellissima… finché non la guarda più da vicino. 

Come icsare un paragrabo dissacra il mondo del giornalismo: due giornalisti in competizione criticano a vicenda i propri stili di scrittura in editoriali vuoti e privi di contenuto. John Smith, capo della testata cittadina, critica lo stile dell’avversario Scappefuggi Testatosta. Il crimine: eccessivo uso di “oh” negli articoli. Indispettito, il direttore scrive un articolo in cui usa solo la “o” come vocale. La tipografia si accorge che tutte le “o” sono state rubate dalla cassetta dei caratteri: decide quindi di sostituire la vocale mancante con una x. Nulla di assurdo, era uno stratagemma già usato: ma l’articolo ormai incomprensibile viene interpretato come una formula satanica dai lettori. Il povero Scappefuggi è costretto a lasciare la città per fuggire dal linciaggio. 

Racconti moderni, surreali, perché dopotutto la realtà è strana, più strana della finzione. Edgar Allan Poe fu in grado di creare un universo letterario che comprendesse sia l’oscurità dell’animo umano sia la parte più incline a sbeffeggiare le storture del mondo. Il suo era un modo di vedere le cose privo di estremi: anche davanti agli eventi più tragici trovava lo spunto per ironizzare. Non c’è nulla di più assurdo della normalità. 

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