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Crash a Wall Street, lo raccontava la radio

Scritto da il 24 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “La crisi” – Ivano Fossati

Proprio in questi giorni, nell’ottobre di 91 anni fa, nel 1929, accadde qualcosa di epocale: il crollo di Wall Street. Le conseguenze della Grande Crisi, o Grande depressione, furono tremende. Ma quali furono le sue cause?

Nell’economia statunitense vigeva negli anni ’20 la filosofia liberista. Poche spese, poche tasse e assenza di controlli sul mercato, che si doveva sviluppare da sé secondo le iniziative individuali.

Aumentava la nascente produzione di beni di consumo durevole come automobili, frigoriferi… Questi però sono appunto oggetti che una volta comprati durano molto, e non necessitano di essere ricomprati. Il rischio però era che questo mercato prima o poi sarebbe finito.

L’economia cresceva. Ci fu un’ondata di euforia e sempre più persone speculavano nella borsa.

Cos’è la speculazione? E’ un’ “operazione commerciale intesa a conseguire un guadagno in base alla differenza tra i prezzi attuali e quelli futuri previsti”.

crisi

La domanda di beni durevoli tra il 1927 e il 1928 cominciò a scendere, e dunque tutti gli introiti relativi calarono. I salari iniziarono ad andare giù e l’economia “reale” a peggiorare, ma quella della borsa no! Le speculazioni continuarono e si creò una differenza enorme tra l’economia finanziaria e quella reale, una “bolla speculativa”.

Nell’ottobre 1929 gli operatori finanziari capirono che c’era troppo divario tra l’economia reale, non molto positiva, e quella finanziaria, follemente positiva. Perciò ecco l’effetto domino che scatenò il meccanismo della Grande Crisi.

Il 21 ottobre nella borsa di New York, situata in Wall Street, gli operatori iniziarono a vendere. Nei giorni successivi le vendite aumentarono. Nel “giovedì nero”, il 24 ottobre, aumentarono in maniera esponenziale e si arrivò al punto di non- ritorno, fino al record del 29 ottobre, il “martedì nero”, in cui furono venduti titoli dal valore totale di 16.500.000 dollari.

Da lì il crollo dei valori delle azioni continuò con conseguenze esorbitanti in tutto il mondo. Fino a quando nel luglio del 1932 Franklin Delano Roosevelt pronunciò uno storico discorso che introdusse per la prima volta l’espressione New Deal nel dibattito politico:

“Ovunque nella nazione, uomini e donne, dimenticati dalla filosofia politica del nostro governo, ci guardano in attesa di guida e di opportunità per ricevere una più equa distribuzione della ricchezza nazionale. Io mi impegno a sancire un nuovo patto (New Deal) con il popolo americano. Questa è più di una campagna elettorale: è una chiamata alle armi”.

Franklin Delano Roosevelt

Grazie a questo “nuovo patto” strutturato in due fasi, si uscì nel 1938 dalla crisi. Il punto centrale era ri-dare impulso alla domanda.

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Franklin Delano Roosevelt

Roosevelt procedeva empiricamente, per tentativi. Seguiva però una linea guida precisa: la teoria economica di Keynes. Questa prevedeva una grande svolta: l’intervento dello stato nell’economia.

Dunque fu in primis incentivato un aumento degli investimenti privati. Furono finanziati lavori pubblici che potessero dar lavoro a persone ed aziende. L’altro grande braccio del New Deal riguardava gli incentivi ai consumi, grazie ad un forte sostegno ai lavoratori.

La maggior parte dei “tentativi” andarono bene, ma su qualcuno a causa di alcune proteste si dovette tornare indietro, come nel caso del National Recovery Act, che prevedeva un salario minimo per i lavoratori.

Roosevelt, empatico con le sofferenze della gente, comunicava con i suoi cittadini direttamente, tramite la radio. Non era, fino a quel momento, qualcosa di usuale.

Il periodo post-crisi diede vita ad un nuovo modo di fare politica, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Un esempio attuale sono le conferenze del Presidente Conte e degli altri casi di stato in questo periodo e ne sono discendenti.

Ma, soprattutto, i provvedimenti del New Deal grazie ai quali fu “risolta” la crisi posero una cesura nella storia dell’economia: segnarono la fine dell’idea della completa autonomia del capitale.

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