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È tutto il resto: punk e rap, viaggio oltre lo status quo

Scritto da il 25 Marzo 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Revolution Rock” – The Clash

Status è il fil-rouge di oggi in radio. Citare in causa gli Status Quo e parlare di Whatever You Want avrebbe reso il tutto più semplice, ma anche noioso. L’idea di status quo però non è del tutto sbagliata: si lega ad una situazione di equilibro che prima o poi va spezzata, pena la pigrizia mentale. 

La musica può -e deve- permettere di sviluppare il pensiero critico nell’incertezza di oggi per costruire un futuro meno spaventoso. Niente è più deludente di un mondo che teme di affrontare la profondità delle cose. Spesso son proprio quei menestrelli che sbandierano la loro opinione non richiesta ad essere la miccia per passare dall’attività passiva dell’ascolto ad infrangere lo status quo. Le canzoni non salveranno il mondo. Possono però essere il punto di partenza per avere il coraggio di porsi domande scomode. 

I Fought The Law – The Clash 

Video musicale

I fought the law and the law won

Un batteria frenetica e galoppante insegue la chitarra di Joe Strummer. Fugge dai tecnicismi virtuosi degli anni 70 per colpire con la forza di un pugno allo stomaco, come ogni brano punk della prima ondata che si rispetti. Il punk è rottura nei confronti di tutto ciò che è pettinato, patinato, finto. Qui il protagonista del brano prova pure a fuggire dalla legge, ma la legge vince. Pazienza. Sarà per la prossima volta. 

This is America – Childish Gambino

Video musicale

This is America/ Don’t catch you slippin’now

Un sogno americano che diventa incubo. Quando Donald Glover pubblicò This is America, satira contro le contraddizioni della società americana, aprì una discussione che ebbe una risonanza mondiale. Merito anche del videoclip attuale ancora oggi. Glover punta il dito contro l’America, luogo di promesse dove le armi vengono più rispettate delle persone. Tutti sono alla ricerca della gloria facile sullo sfondo di un deposito grigio e vuoto, come mostra il video musicale. Rap e gospel su uno sfondo afrobeat si fondono in una critica verso la società e chi sceglie l’apparenza, lo status, prima di ogni cosa. Perché in fondo è tutto ciò che conta. Una fotografia della realtà, brutta, ma un punto di partenza per smuovere le acque. L’omologazione ha un costo.

Cattività – Willie Peyote 

Video musicale

La paura che cresce alle volte può uccidere/ Fa paura decidere, uscire, sorridere, vivere

Finalmente dopo due settimane si sbarca in Italia. Il beat martellante di Cattività e il tappeto di synth rivelano una struttura melodica volutamente minimal che mette in risalto il testo. La penna del cantautore/rapper/impiegato pone domande scomode ma mai risposte. Quelle vanno lasciate a chi ascolta. E lì sta la fregatura, offrire soluzioni sarebbe troppo semplice. Cattività costringe a mettere in luce i nostri comportamenti quotidiani, poco autentici, presi in prestito da input esterni. Spetta a noi fare il primo passo per infrangere una routine comoda, ma che resta una prigione che non porta da nessuna parte. Che ci inchioda a ripetere un copione fatto di odio e di “non posso”. 

È tutto il resto ritornerà ogni martedì e giovedì sempre qui su voicebookradio.com. Non vi resta che premere play per ascoltare La voce della radio, in onda dalle 16 alle 17 a braccetto con questa rubrica. 

Leggi anche – È tutto il resto: ave cesaria, tra musica e dignità


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