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Dylan primus inter pares della rivoluzione

Scritto da il 23 Ottobre 2019

Il 23 ottobre 1963 Bob Dylan cominciava a registrare The Times they are a-changin’ in una sessione di due giorni presso i Columbia Recording studios.

La canzone sarebbe diventata il manifesto di una generazione che chiedeva pace, giustizia e uguaglianza, che tuttavia veniva ignorata dal governo, denigrata dai genitori, derisa dai critici, che non capivano l’importanza del movimento giovanile.

Venite madri e padri/ Da tutto il Paese/ E non criticate/ Ciò che non capite/ I vostri figli e figlie/ Non sono ai vostri ordini/ Il vostro antico percorso/Rapidamente decade./ Gentilmente levatevi dal nuovo/ Se non potete aiutare/ ‘Ché i tempi stanno cambiando.

Non a caso Dylan scelse di riprendere lo stile delle ballate scozzesi e irlandesi Come All Ye Bold Highway Men’, ‘Come All Ye Tender Hearted Maidens’, dato che il genere folk rappresentava perfettamente le tematiche dei diritti civili.

Significativo il riferimento al paradigma dell’ultimo che aspira e ascende a una dimensione privilegiata tra le schiere di Cristo, in un’America in cui il puritanesimo era fortemente radicato.

La canzone è proprio improntata sulla retorica cristiana del Messia, che primus inter pares, nel carisma della sua figura, attira schiere di fedeli e scettici per profetizzare la rottura dei tempi.

Gli anni ’60 sono anni di fermento sociale e culturale, in cui i giovani si spogliano del “vecchio” per aspirare, tra slogan e canzoni, a un mondo tra giusti, nella venuta di un rinnovamento allo stesso tempo distruttore e creatore.

In questo clima di tensione, costruire un mondo nuovo dalle macerie della guerra e dell’indifferenza, sovvertire gli ordini, sono gli obiettivi dei giovani ribelli.

La canzone si chiude, nella profezia a stampo evangelico, con una citazione del Vangelo di Marco: “molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

Il 22 novembre la morte di Kennedy sconvolse gli Stati Uniti e il mondo: il giorno dopo Dylan decise di aprire un suo concerto proprio con The times they are a-changin’, che da quel momento divenne una costante canzone di apertura e lo restò a lungo.


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