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Dolores, un folletto uscito dall’autoradio

Scritto da il 15 Gennaio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Zombie” – The Cranberries

Tre anni fa ci lasciava Dolores O’Riordan. La splendida voce irlandese dei Cranberries che incantò il mondo negli anni novanta.

Era una sera invernale del 1994.
A quei tempi in auto c’era una vecchia autoradio che, però, non aveva mai pace. Perché, quando si usciva in gruppo, la tormentavamo di continuo alla ricerca di una canzone degna di essere cantata a squarciagola tutti insieme.
Avete presente quelle autoradio col frontalino illuminato di luci multicolore come fosse una giostra del luna park? Ebbene proprio quella radio, quella sera, ci fece uno dei regali più preziosi che potessimo immaginare.
D’improvviso ci fermammo su una stazione radiofonica che passava qualcosa di strano, diverso, mai sentito.

Una chitarra che partiva lenta, già malinconica. Poi si distorceva. Il basso ossessivo cresceva insieme ad una batteria scostumata.

Ma che musica è mai questa?

Un groove incalzante, che saliva strofa dopo strofa fino al ritornello esplosivo.

Ma l’avete mai sentita questa canzone?

E poi quella voce femminile.
Languida. Cristallina e lamentosa insieme, aggressiva e poderosa subito dopo.

Ma chi è questa cantante? Voi la conoscete?

Ricordo che fu un batti e ribatti di commenti, domande e stupore.
Eravamo rapiti da una canzone che parlava di bombe, di pistole, di violenza e dell’assurdità della guerra.
Un tema potente sostenuto da una musica che arrivava come un pugno allo stomaco.
E colpiva forte.
E schiaffeggiava.
Ed entrava nella testa.
E scuoteva.

Impossibile dimenticare quel primo impatto con un brano che poi avrebbe fatto epoca e che, a distanza di decenni, è ancora straordinariamente attuale e di una bellezza smisurata.

Impossibile dimenticare la purezza assoluta di quella voce piena di contrasti. Stridente, delicata, massiccia e sottile nello stesso modo.

Una sorta di falsetto mai sentito prima. Raffinato ed etereo che poi tornava ad esplodere a voce piena, nevrotica e rabbiosa.
Una vocalità carica di grinta e passione che si è modellata intorno e dentro quel brano.

E scoprimmo ben presto chi fosse quell’artista che ci aveva incantati. Un minuto folletto dal talento vocale infinito che marchiò a fuoco gli anni novanta.

Minuta si. Fragile e segnata da una vita che l’ha messa più volte alla prova.
Ma nei suoi live ammaliava a tal punto da trasformarsi in una vera e propria gigante.

Era il 1994.
Quella canzone straordinaria si chiamava Zombie.
Quel folletto biondo veniva dall’Irlanda.
Si chiamava, e si chiamerà per sempre, Dolores.


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