fbpx

Young

Premi PLAY per ascoltare

Traccia corrente

Titolo

Artista


Dipende dai punti di vista

Scritto da il 31 Maggio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: ” Come un pittore – Modà”

È strano, non trovate? Non importa quanto tempo passi, riconosceremo sempre una persona che abbiamo visto nel corso degli anni, indipendentemente dai segni che il loro corso hanno lasciato su questa.

Ciò è dovuto alla Continuità temporale: se, difatti, qualcosa cambia con gli anni, rimarrà sempre un dettaglio immutabile in quella persona, che permette il riconoscimento.

Davide Zoccolan, capo del Laboratorio di neuroscienze visive della Sissa di Trieste, e Giulio Matteucci si sono posti come obbiettivo quello di confermare, con un’esperimento, l’esistenza della continuità temporale e di identificare le condizioni secondo le quali si può sviluppare

Una delle ipotesi per spiegare questa invarianza è che nelle fasi iniziali di sviluppo post-natale il sistema visivo impari a dar senso al flusso di informazioni che riceve, secondo processi diversi: Da una parte si parla di apprendimento supervised, in cui in qualche modo, soprattutto per concetti di alto livello siamo guidati a riconoscere qualcosa, tramite l’insegnamento di qualcuno, come i genitori. L’altro tipo di apprendimento, più spontaneo, è per così dire unsupervised: Alcune caratteristiche che impariamo a riconoscere, come lo spessore di qualcosa, la presenza di un angolo, o l’orientamento di una linea, sono relativi a concetti meno elevati diciamo che non ci vengono insegnati.

Davide Zoccolan

Utilizzando come soggetti dei topi appena nati, hanno fatto vedere loro delle immagini; ad alcuni paesaggi naturali, ad altri sequenze visive che mostrassero la stessa persona ad età differenti.

Il risultato è stato che i topi ai quali erano state mostrate le immagini non in ordine cronologico non maturarono mentalmente:

Quello che abbiamo osservato è che negli animali che avevano visto le immagini mescolate, interrotte bruscamente nella loro sequenza temporale, alcuni neuroni della corteccia visiva si riducevano in numero, e perdevano  in proprietà: è come se non maturassero, se venisse meno la capacità di percepire l’invarianza

Davide Zoccolan e Giulio Matteucci

I due scienziati sperano che da questi risultati sia possibile creare un modo per aiutare la riabilitazione visiva, così da aiutare in modo più efficace a tornare a vedere.

Potremmo azzardare a immaginare che, nella stessa logica, in ambito riabilitativo, anche la visione di filmati naturali, potrebbe aiutare a recuperare la capacità visiva

Davide Zoccolan e Giulio Matteucci


Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.