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Diogene di Sinope

Scritto da il 18 Luglio 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura:  “All by myself” di Eric Carmen

Contemporaneo di Platone e massimo esponente della scuola cinica – fondata da Antistene, uno degli allievi di Socrate – Diogene di Sinope è sicuramente una delle figure più interessanti all’interno del panorama filosofico dell’Antica Grecia. Anticonformista, cittadino del mondo – sentenza questa in evidente contrasto con il forte “nazionalismo” dei greci, che chiamavano barbari tutti coloro che venivano da fuori la Grecia – e grande conoscitore della realtà e dell’uomo, ciò che contraddistingue Diogene era il suo approccio pratico alla filosofia. Il suo modo di vivere era lo specchio del suo pensiero. La scuola cinica professava un tipo di filosofia incentrato sul rigore morale e sull’indipendenza totale da qualsiasi bisogno o necessità materiale. Non a caso, Diogene decise di vivere in una grossa botte, con solo il suo lungo abito, una ciotola e il suo bastone e soleva spesso aggirarsi per le strade della città con fare particolarmente esibizionista disseminando pillole di saggezza ai suoi concittadini. Da questi ultimi era chiamato spregiativamente kuwn – cane in greco, parola da cui si ritiene derivi lo stesso termine “cinico” – ma Diogene accolse con piacere il nomignolo, riferito ad un animale, a suo dire, in grado di vivere di quello che trovava, libero dagli eccessi e dal lusso tipico dell’uomo. Gli aneddoti pervenutici tramite “Vite dei Filosofi” di Diogene Laerzio, che risulta essere la fonte più ricca e attendibile riguardante la vita del filosofo, ci aiutano a capire il carattere ribelle e complicato di Diogene. Diogene è colui che ordinò ad Alessandro Magno di “lasciargli” il sole, poiché il condottiero gli si era parato davanti mentre il filosofo era intento a rilassarsi. Catturato e reso schiavo, Diogene vendette la sua superiorità al mercato degli schiavi, domandando agli acquirenti se qualcuno di loro fosse in cerca di un padrone: quando gli fu chiesto cosa sapesse fare, egli rispose infatti: “comandare gli uomini”.
E alla fine Diogene è colui che si aggirava in pieno giorno per le vie della città con una torcia in mano intento a “Cercare l’Uomo”, ovvero chiunque che, come lui, fosse in grado di liberarsi dalle catene della materialità abbandonandosi alla ricerca di una moralità più elevata. Diogene è diventato ben presto l’emblema della ribellione intelligente, dell’autarchia e dell’autonomia, fondata su un pensare pratico, estremamente razionale, che solitamente cozza con quello dei suoi contemporanei, Platone in primis, colpevole a detta sua, “di guardare troppo spesso il cielo”. Per Diogene l’uomo può rendere conto unicamente agli dei e a sé stesso.

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