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David Bowie: possiamo essere “Heroes”?

Scritto da il 19 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Heroes” – David Bowie

Berlino, 1977. David Bowie è negli Hansa Studios, nella parte Est della città, affacciato a una finestra. La visuale cade proprio sul muro di Berlino, e il Duca Bianco fuma una sigaretta, di notte. Una coppia di amanti attira la sua attenzione. Sono proprio sotto il muro, e si scambiano dei baci, si abbracciano, abbandonandosi al loro amore. Lo fanno ogni sera, come se quello fosse l’unico momento e l’unico posto in cui potersi incontrare e stare insieme.

Il muro di Berlino

Questa forse è solo una leggenda, forse è la verità. Forse i due amanti non erano anonimi, ma il produttore Tony Visconti e la vocalista Antonia Maass. Non ha importanza. Questa è la storia di “Heroes“.

Dopo un periodo di totale dissolutezza, con uso eccessivo di sostanze stupefacenti e alcolici, David Bowie vuole dare una svolta alla sua vita. Decide quindi di trasferirsi da Los Angeles a Berlino. Qui vede la luce il secondo dei tre album che compongono la trilogia berlinese: Low, Heroes Lodger. Lo registra interamente nello Studio 2, un tempo sede delle feste e degli incontri dei nazisti. Inoltre, c’è un elemento che lo condiziona molto, la città. Perché Berlino è molto suggestiva, con il suo multiculturalismo e la sua atmosfera cupa, con il suo status di città oppressa dal clima della guerra fredda.

David Bowie nelle vesti del Duca Bianco

Ad accompagnarlo nella creazione dell’album c’erano i musicisti Brian Eno e Robert Fripp, chitarrista dei King Crimson. Insieme hanno sperimentato continuamente, creando nuove sonorità o rielaborando quelle esistenti. E il risultato è impressionante, soprattutto per la traccia che porta il nome dell’album. “Heroes” esce come singolo il 23 settembre 1977, ed è uno dei brani più innovativi esistenti, sia per l’arrangiamento musicale che per la voce di Bowie, che raggiunge una espressività incredibile. L’ispirazione sono i due amanti, e tutto il resto del testo emerge dalla Berlino del tempo. Ci sta tutto: il muro, gli spari, i due amanti che possono diventare “eroi”, anche solo per un giorno.

Il titolo è un riferimento al brano Hero dei Neu!, band tedesca appartenente alla corrente krautrock. E sono solo una delle influenze di Bowie di quegli anni, molto rilevanti per la produzione del disco. Le virgolette della title track sono volute. Cosa significa essere eroi, quando ci sono quegli spari sopra le teste? Come si è eroi, quando non si sa se l’amore durerà fino a domani? La fugacità di un bacio, di un abbraccio, sotto un muro che divide e un mondo che invece vuole essere unito. Sono innumerevoli le interpretazioni possibili. Questa canzone è stata infatti eletta inno di Berlino, soprattutto dopo la riunificazione della città.

La copertina dell’album Heroes

Magari l’intenzione di David era quella di esprimere la nostalgia di un momento che ora c’è e un attimo dopo non c’è più. Magari voleva solo dare forma con le parole al suo malessere. Aveva infatti dismesso tutte le sue maschere, le sue personalità, mostrandosi per come era realmente. Giubbetto di pelle, capelli castani, viso pulito. E la canzone non ebbe successo, inizialmente. Nel corso degli anni, dei decenni, è poi diventata simbolo di una generazione che rinasce proprio dalle macerie di quel muro, sotto il quale due amanti, nonostante la guerra, facevano l’amore.


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