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Dave Brubeck: la disparità nel Jazz che si fa sociale

Scritto da il 5 Dicembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto dell’album “Time out – Dave Brubeck Quartet”

Il 5 dicembre 2012 muore il pianista Jazz Dave Brubeck.

Brubeck ha portato il Jazz su altro livello, con una produzione squisitamente sperimentale, tuttavia riuscendo ad avvicinare un grande pubblico al genere: Time out è stato il primo album jazz ad aver raggiunto un milione di vendite.

Il gusto per la sperimentazione nasce dall’insoddisfazione. Dave racconta:

Nel 1946, io e Cal Tjader iniziammo a sperimentare su qualcosa che ci pareva interessante, ovvero le suddivisioni metriche dei brani. Uno dei nostri arrangiamenti era scritto in 3/4 ma, nell’inciso, usava il 4/4, e questo perché sentivamo il bisogno di sfuggire alla consuetudine dei brani tutti composti in 2, in 3 o in 4. Fummo ben presto costretti a smettere, per l’incapacità di trovare altri musicisti in grado di adattarsi a questa idea. Così passai ad altro, e fu solo quando entrò nel gruppo Joe Morello che scoprii il suo interesse per analoghe procedure… ma era già il 1956.

È con un viaggio del 1958 insieme al quartetto, Dave Brubeck Quartet, (composto da Paul Desmond al sassofono contralto, Bob Bates al contrabbasso e Joe Dodge alla batteria) che arriva la svolta della sua carriera. Dave rimane intrigato dalla variazione rispetto ai 4/4 alla base del jazz.

Ero in Turchia e, a piedi, mi dirigevo a una stazione radio in cui dovevo essere intervistato. M’imbattei in un gruppo di musicisti di strada che suonavano un brano in 9/8, ma non suddiviso in 3+3+3, come di consueto, bensì in 2+2+2+3. Così mi dissi che, al ritorno a casa, avrei provato a scrivere un pezzo basandomi su quel ritmo. Ecco come nacque l’idea base.

dichiara Dave.

L’album Time out viene registrato e pubblicato nel 1959. Nonostante le basse aspettative data violazione totale di tutte le disposizioni impartite all’epoca dalla Columbia, l’album riesce a vendere 2 milioni di copie: Take Five e Blue Rondo à la Turk diventano vere e proprie hit. Proprio I tempi dispari sono la sua innovazione.

Attento alle dinamiche sociali, Brubeck si è battuto anche contro il razzismo. Nel 1950 ha discusso con il preside del college che gli aveva chiesto di non esibirsi con una band interrazziale (il suo bassista, Gene Wright, era di colore). Nel 1958 rifiuta il tour in Sud Africa, quando un contratto da stipulare prevedeva una band di soli componenti bianchi.

Inoltre con sua moglie, con quale collabora a stretto contatto da quando il quartetto di scioglie nel ’67, scrive The Real Ambassadors, un musical jazz che trattava il tema delle relazioni interrazziali.

Al centro della sua produzione troviamo anche uno spiccato interesse sociale con Truth Is Fallen sull’uccisione nel 1970 di uno studente durante le proteste Kent State University, politico (ha suonato durante l’incontro del 1988 tra Gorbachev e Reagan) e religioso (ha composto la musica d’entrata di Papa Giovanni Paolo II in occasione della visita a Candlestick Park nel 1987).

Il suo amore per il jazz l’ha portato ad esibirsi anche anche un mese dopo aver subito un intervento al cuore.

In un’intervista dice:

One of the reasons I believe in jazz, is that the oneness of man can come through the rhythm of your heart. It’s the same anyplace in the world, that heartbeat. It’s the first thing you hear when you’re born — or before you’re born — and it’s the last thing you hear.


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