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Dario Fo, “giullare e pittore”

Scritto da il 13 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Ma che aspettate a batterci le mani” – Dario Fo

Ci lasciava il 13 ottobre 2016 all’età di novant’anni Dario Fo, immenso interprete del teatro e della società italiana del suo tempo.

Nato a Sangiano, in provincia di Varese, il 24 marzo 1926, ha fin da bambino mostrato profondo interesse per la popolarità. Il nonno era solito vendere la sua verdura per i borghi proclamando favole grottesche per attirare clienti. Questa sua capacità attraeva molto il piccolo Dario, che passava con lui le vacanze. Il padre era un ferroviere, e ciò costringeva tutta la famiglia a spostarsi frequentemente. E in ogni paese in cui capitava Dario adorava ascoltare le storie e le favole di lavoratori, artigiani, raccontate nelle osterie o nelle piazze. In questi racconti, parte della tradizione dei fabulatori, c’era molta satira politica, fondamentale per la futura carriera dell’attore.

Dario Fo è sempre stato immerso nell’Arte. Il padre faceva parte di una compagnia teatrale amatoriale, ma Dario in particolare era molto portato per il disegno. Perciò frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. E poi si segnerà alla facoltà di architettura, abbandonando gli studi a pochi esami dalla laurea a seguito del disgusto provocato da alcuni scandali edilizi. Ed è da quel momento che comincia a dedicarsi completamente al teatro.

Aveva un talento naturale per la fabulazione. Tanto che, spesso, intratteneva le persone intorno a sé con piccole scenette che recitava al momento. E questa sua dote si dimostrò fondamentale per il suo modo di fare teatro. Una mimica impressionante, una capacità di improvvisare non da meno. Uno tra i suoi primi testi, il Poer Nano (“povero cocco”, in Lombardo), è una rielaborazione della storia di Caino e Abele. Fo prova a considerare Caino non come un cattivo, ma come un tontolone. L’attore Franco Parenti visiona il suo scritto e lo fa entrare nella sua compagnia teatrale.

È lì che Dario Fo incontra l’amore della sua vita, Franca Rame, nel 1951. Lui rimane folgorato da quella donna, ma non riesce a fare passi avanti. E allora prende lei l’iniziativa. Si sposano, hanno un figlio, Jacopo, e mettono su una compagnia teatrale che porta i loro nomi. I due avevano infatti cominciato ad avere un discreto successo, tra le rappresentazioni teatrali e trasmissioni radiofoniche, tanto da finire anche sul grande schermo. E spesso erano stati bloccati dalla censura, soprattutto Fo che faceva un tipo di satira politica molto pungente. 

I due, nel 1968, decisero di staccarsi dal teatro tradizionale, anche a seguito del loro impegno politico. Fondano Nuova Scena, un Collettivo teatrale che girava l’Italia recitando in luoghi non convenzionali, come cinema e piazze. Affittarono poi una fabbrica in disuso a Milano, in via Colletta, rendendola la sede del Collettivo, il suo centro teatrale. Opera emblematica dell’attore, completata il quel periodo, è Mistero Buffo. Unico personaggio in scena, Fo rielaborava testi della tradizione popolare interpretandoli in grammelot. Questo è un linguaggio fondato sull’onomatopea che riproduce i suoni di una determinata lingua senza articolare parole vere e proprie. Il tutto accompagnato da una gestualità molto pronunciata, essenziale l’ispirazione dalla Commedia dell’Arte e dalle pratiche giullaresche. 

I loro spettacoli erano sempre più dissacranti, e la censura non smetteva di perseguirli. Ma il loro impegno sociale e politico non si è mai fermato, soprattutto sul palcoscenico. Dario Fo, autore di numerose opere, fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1997 e delle lauree honoris causa all’università Sorbona di Parigi e a La Sapienza di Roma. Ha rivoluzionato la commedia e la comicità a teatro, prendendo ispirazione dalla tradizione popolare italiana e cercando sempre di attualizzarla e renderla di lezione per tutti. Franca Rame morì il 19 aprile 2012, lui nel 2016, e sono sepolti vicini. La lapide di Fo recita: “giullare e pittore”, proprio a ricordare la sua poliedricità e capacità di fare Arte.


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