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Cromodelica, il suono del colore

Scritto da il 23 Maggio 2019

Continua l’evento al Macro “Sogni e profezie sulla via dei quanti” con una nuova lezione

Dopo l’appuntamento con la prima delle cinque lezioni intorno all’evento “Sogni e profezie sulla via dei quanti”, abbiamo avuto occasione di partecipare ad un nuovo incontro scientifico legato al filone centrale e denominato Cromodelica, il suono del colore. L’evento, che si è svolto nella sala auditorium del Macro Asilo lo scorso 21 Maggio, è stato accompagnato da due grandi voci della radiofonia: la giornalista scientifica Silvia Bencivelli e il musicista e conduttore Valerio Corzani, i quali hanno dialogato per circa un’ora e mezza sulla relazione tra colori, scienza e musica, il tema unificante di questa lezione.

In una sala caratterizzata dalla dominanza del rosso, non potevamo aspettarci nient’altro se non che i due interlocutori avviassero il loro dialogo proprio partendo da questa gradazione, che in ambito scientifico è ovviamente il colore che leghiamo al nostro sangue, ma che allo stesso tempo è capace di accendere la nostra mente. Il tributo musicale che Corzani ha portato a supporto della sua tesi è “Red right hand”, di Nick Cave.

Si è poi passati all’arancione, un colore del quale abbiamo scoperto il motivo per cui per lungo tempo sia stato considerato privo di dignità, tanto da portare il nome di un frutto arrivatoci dall’Asia solo a partire dal XIV secolo. E sempre l’arancione, come abbiamo avuto modo di apprendere, è uno dei maggiori protagonisti nel campo della psicologia. In questo caso, il tributo musicale è stato dedicato all’eccentrico artista di origini siciliane Frank Zappa, con la sua “Don’t eat the yellow snow”.

Non poteva mancare in questa variopinta lezione un’analisi del colore verde, e in particolare dove e come si trova in natura, con Paolo Conte a fare da coda con il brano “Alle prese con una verde milonga”.

È stato dunque il turno del blu, il blu del mare e del cielo, due colori che oggi sappiamo di non possedere davvero. Un tempo il colore non era una proprietà puramente visiva, tant’è che nell’Odissea Omero definisce il mare come di “color del vino”, perché esso era imprevedibile, pericoloso e attraente. Blu come la “Rhapsody in Blue” del genio statunitense George Gershwin che Corzani ha fatto risuonare nella sala per far da cornice al discorso.

E dopo questa apprezzatissima tinta è stata la volta dell’indaco, quella sorta di blu che è più facile da ottenere industrialmente rispetto ad altri colori e rappresenta, nel linguaggio anglosassone, al pari del fratello “blue”, un umore triste e malinconico, come ci ricorda Nina Simone cantando “Mood Indigo”, scritta da Duke Ellington.

Infine, l’ultimo dei colori per lunghezza d’onda, il violetto (da non confondere con il viola), che è all’estremità dello spettro luminoso e che venne scoperto da Sir Isaac Newton, il primo in grado di dimostrare come la luce bianca sia una fusione di lunghezze d’onda diverse. Sebbene il viola nella musica è sempre stato grande protagonista, l’esempio che non può non venire subito alla mente è il capolavoro del principe di Minneapolis, che ha assunto per diversi anni il viola come colore distintivo nel proprio vestiario, per poi abbandonarlo e riprenderlo a fine carriera. Inutile dire che l’evento si è concluso con l’intramontabile “Purple Rain” di Prince.

Di Simone Palmieri


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