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Musica

Cover vs Originale. Part 5

today6 Agosto 2022

Background
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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “The Sound of Silence” – Pentatonix

Continuiamo il nostro viaggio dentro la musica. Ci entreremo con tutte le scarpe alla scoperta delle cover che hanno superato in popolarità i brani originali.

Che poi non è detto che siano migliori. Sono semplicemente diverse. Perché in fondo nella musica, parlare di migliori o peggiori ha davvero poco senso. Cambiano le sfumature, cambiano i punti di vista, cambiano le intenzioni forse. Attraverso voci diverse e diversi arrangiamenti si modellano su uno stesso scheletro sonorità nuove, vibrazioni che vanno altrove.

Cover
Bob Dylan

Siete pronti a proseguire il viaggio?

All along the watchover – Bob Dylan

Correva l’anno 1967 e il grande poeta, durante un temporale, scrisse un brano che profuma ancora d’America e di stravolgimenti musicali. Nel pieno rispetto del suo stile folk si lancia in un racconto un po’ surreale. Il titolo letteralmente si traduce in “Tutto lungo la Torre di Guardia” e il brano, nella sua versione originale contiene 12 versi nei quali si snocciola una conversazione tra un burlone e un ladro. 

Non mancano le miriadi di interpretazioni date successivamente. Alcuni, addirittura, hanno notato che ripercorre un po’ i versi del Libro di Isaia, capitolo 21, versetti 5–9.

Solo un anno dopo Jimi Hendrix si innamorò del brano e creò una sua personale trasposizione che divenne anche più famosa dell’originale.

Il riff dell’armonica di Dylan si trasforma nel riff della sua magica chitarra. E con l’aggiunta di una ritmica davvero potente aumenta il senso di tumulto del brano stesso. Furiosa la chitarra di Hendrix rende tutto ancora più dinamico. Paradossalmente Dylan stesso si è lasciato molto influenzare dalla versione di Jimi nelle sue esibizioni successive. Anche perché la cover ebbe un enorme successo nelle classifiche e un grande impatto nella musica del periodo. Arrivò come un fulmine potentissimo.

“Se il blues piangente di Dylan ricorda Robert Johnson, l’urlo di Hendrix richiama alla mente Muddy Waters e il suo “tono profondo con un ritmo pesante”.

Si può candidamente dire che la versione di Dylan sia perfetta da ascoltare di giorno e quella di Hendrix sia l’ottima compagna per la notte.

The Sound of Silence – Simon and Garfunkel

Se ancora oggi questo brano raccoglie centinaia di milioni di visualizzazioni significa che nei decenni ha scosso veramente tante anime. E continua a farlo. È il classico dei classici. L’evergreen per eccellenza. Quello che tutti conoscono e tutti cantano, anche se non sanno le parole. E ci sono voluti mesi, fra il 1963 ed il 1964, per comporlo a regola d’arte ed inciderlo in una semplice ed evocativa versione acustica.

È tale e tanto l’impatto che ha avuto sul panorama musicale che la canzone è stata aggiunta al National Recording Registry nella Library of Congress per essere “culturalmente, storicamente o esteticamente importante” nel 2012, insieme al resto dell’album Sounds of Silence. 

Serve dire altro? Le armonizzazioni straordinarie dei due artisti raccontano da sé ciò che è semplicemente unico e inarrivabile.

Risale a pochi anni fa un esperimento vocale che ha portato ad una versione travolgente della canzone. Loro sono i Pentatonix, cinque artisti di altissimo livello che hanno creato una miscela esplosiva. Semplicemente con le loro voci, coi loro giochi armonici e con la ritmica creata col corpo e coi suoni della bocca.

Ne esce un assoluto capolavoro che tocca fin dentro all’anima e che resta inciso. A fuoco!

Molti di voi, soprattutto i più giovani, conosceranno di certo la cover energica e grintosa del 2015 fatta dai Disturbed. La voce profonda di David Draiman scivola fra toni lugubri e graffianti, in un’altalena inquieta che monta con la stessa potenza di una marea in tempesta. E non ha bisogno del controcanto tipico che il brano naturalmente chiama. Si carica tutto sulle spalle e fa da sé, accompagnato da sapienti sonorità fra il Metal e l’Hard Rock. Il video stesso, che ha raccolto oltre 800 milioni di visualizzazioni, parla chiaro. Turbolenza e inquietudine regnano sovrani e si infiltrano in quella che nacque come una canzone morbidissima. Potenza vera della Musica!

Ma i Disturbed hanno fatto di più. In un live a Houston di qualche anno fa ospitarono una voce straordinaria, capace di un’estensione pazzesca. Myles Kennedy duetta con David Draiman in una esibizione che mette i brividi e che porta ancora in un’altra direzione questo brano che sembra adattarsi a qualsiasi reinterpretazione.

Appare sempre più evidente che, quando la base di una canzone ha una struttura sapiente e una bellezza oggettiva, può essere riadattata in ogni modo. È e resterà una forza della natura a prescindere.

Il viaggio fra le cover anche per oggi si conclude. Ma restate connessi. Vi aspetta ancora molto altro!

Written by: Valentina Proietto Scipioni

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