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Cosplay: una parola, mille creazioni

Scritto da il 22 Gennaio 2017

In questo periodo, a cavallo tra l’ultima edizione del Lucca Comics & Games, la XXI del Romics, e il Comicon di Napoli – solo per citare alcuni dei numerosi eventi di cui noi “nerd” andiamo ghiotti –  è tempo per i cosplayers di rimboccarsi le maniche!
Sebbene sia ormai un termine piuttosto conosciuto e radicato nel linguaggio comune, è bene fare un po’ di chiarezza per chi non sa cosa significhi e si domanda: “Ma che cos’è un cosplay?”
Fino al 1984, la parola “cosplay” – insieme a tutti i suoi derivati, “cosplayer”, “cross-player” e via dicendo – non esisteva.
Si tratta di un semplice ma calzante gioco di parole: “COStume” (come travestimento) e “PLAY” (come interpretare), indicante la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e di interpretarne il modo di agire.

Dopo questa breve spiegazione, passiamo ai preparativi.
È  proprio durante i mesi che precedono l’evento che i grandi fan di giochi di ruolo, serie tv, manga, anime, e chi più ne ha più ne metta, scatenano tutta la loro creatività.
Si tratta di una creatività dettata dalla passione e dal desiderio di essere, anche solo per una manciata di ore, il personaggio che prendono come modello, che ammirano, che adorano; il personaggio a cui sono legati tramite un ricordo o che ha segnato un punto importante della loro vita.
I preparativi fervono, il tempo stringe: ci si ritrova a fronteggiare una caotica e turbinosa realtà, fatta di impegni quotidiani e studio intenso, mentre si corre alla ricerca di costumi, si lavano accuratamente le parrucche, ci si cimenta nella verniciatura di armature e armi finte, e si esce anche un po’, se il tempo lo consente.

Oserei dire, avendo avuto diverse esperienze in questo senso, che quella di fare cosplay sia una vera e propria forma d’arte: non c’è nessun limite, è una cosa tra te e il tuo costume.
Sei tu il padrone indiscusso del tuo progetto, in questo travolgente gioco dove bisogna sapersi organizzare, avere il giusto spirito di adattamento quando la necessità impone di improvvisarsi parrucchieri per realizzare bizzarre e scenose acconciature con pochi mezzi a disposizione; e anche pittori magari, o ancora sarti, e di certo un ruolo importante lo gioca anche il fattore motivazione, come dimenticarlo. Sembra ancora una cosa da nulla?

Se devo essere sincera, nonostante le decine di pennarelli buttati, i colori per la pelle pruriginosi, il caldo subìto sotto al sole di Aprile con tre strati di tessuto sintetico sulla pelle, e tutti i “ma chi me l’ha fatto fare?” mugugnati, ne vale assolutamente la pena.
Lo sguardo luminoso di una bimba che, puntando il piccolo indice proprio su di te tra i molti presenti, tira la giacchetta del padre e grida “ma lei è quella del film!” è impagabile, rende ogni sforzo fatto ricompensato e il tempo impiegato assolutamente ben speso… Provare per credere!


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