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Così parlò Bellavista

Scritto da il 18 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Smorz’ ‘e lights” – Renzo Arbore

Luciano De Crescenzo ci manca tantissimo: i suoi discorsi sulla filosofia, secondo noi, andrebbero inseriti nel programma scolastico per invogliare i ragazzi a farsi domande. Nel giorno del suo compleanno parliamo della sua opera d’esordio come scrittore, “Così parlò Bellavista”, che divenne anche un film di cui lui curò personalmente la regia, dandoci un assaggio della sua concezione del mondo e della città che più amava, la sua Napoli.
Il sud è un concetto relativo, che assume le stesse caratteristiche in ogni parte del mondo: una landa desolata, incivile. Questa è l’impressione che il dottor Cazzaniga ha una volta arrivato a Napoli. I primi minuti del film lo inquadrano nella figura macchiettistica del lombardo perfetto, una di quelle persone che considera tutto ciò che sta sotto al Po la terra di nessuno. Il povero assicuratore sembra trovare conferma di tutti i tuoi pregiudizi, catapultato in un’Italia che non gli appartiene, piena di accattoni e approfittatori. Colpisce su tutti il professor Bellavista, una figura d’altri tempi in un’Italia allo sbando reduce di crisi e disillusioni. 

Una città ferma nel tempo

Lo spirito della Napoli anni ‘80 che la cinepresa di De Crescenzo mostra è l’istantanea d’un epoca: tra ingorghi incomprensibili e vecchiette appostate al tabacchino per giocare i numeri del lotto, quasi ci si dimentica che è un film d’epoca. 

Non è facile fare una lettera d’amore ad una città del genere senza scadere in rappresentazioni romantiche poco attendibili alla realtà: nessuno ha il coraggio di guardare i lati negativi di una città fin troppo idealizzata da chi ci abita. Eppure i napoletani sono ben consapevoli dei problemi della loro città, vissuti con una schiettezza a tratti spiazzante. Tutt’ora tra le strade c’è tanta rassegnazione, la convinzione che lo stato può fare ben poco e che la criminalità organizzata ormai sia un secondo stato a cui versare le tasse. 

Voi invece siete coraggiosi! La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi! Magari ‘o piano ‘e sopra sta ‘nu povero vicchiariello ca ‘nc’appizza ‘a pelle! Ma a vuje che ve ne ‘mporta? Siete disoccupati, avete l’alibi morale: siete napoletani e ammazzate Napoli.

Professor Bellavista

Una Napoli che resiste

Esiste però anche una Napoli che tenta di remare contro l’omertà, ed è quella di Bellavista che sfida a testa alta le persone che la rendono “una carta sporca”. Uomini assetati di denaro, vili, che costringono i ragazzi ad emigrare e minacciano le strade con vendette trasversali. È una lotta che si combatte da anni e che non tutti hanno il coraggio di fare, perché l’esito è incerto. Lo spirito degli uomini d’amore, il vero spirito del sud, riesce a far breccia sul dottor Cazzaniga: basta un confronto in ascensore per spogliarsi di tutti i pregiudizi, perché in fondo “siamo tutti i meridionali di qualcuno”. 


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