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Come aumentare la concentrazione sui banchi di scuola?

Scritto da il 13 Novembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Wake me up – Avicii”.

Rimandare la sveglia di un’ora e cominciare la giornata più tardi ma con più energia e produttività: questa è la risposta che diversi studi universitari hanno dato alla questione ormai discussa da anni. Un sogno per tutti i ragazzi, e non solo, che ogni mattina sono costretti ad alzarsi presto e ad uscire di casa con il buio per prendere i mezzi pubblici e andare a scuola alle 8 dopo aver affrontato il traffico nell’ora di punta.

Proprio così: entrare a scuola più tardi fa bene alla salute e migliora il rendimento scolastico. A confermarlo sono i dati di varie indagini sperimentali, a cominciare da quelle condotti dai medici ricercatori dell’università statunitense di Rochester. Nello studio newyorkese è stato osservato infatti che i tassi di depressione e ansia più alti della media si riscontrano proprio nei ragazzi che cominciano le lezioni prima delle 8:30. Anche il Centro americano per il controllo delle malattie afferma che gli adolescenti dovrebbero dormire tra le otto e le nove ore e mezza per notte. A questo punto basterebbe andare a letto prima, direbbero in molti, ma la soluzione non sembra cosi semplice: è scientificamente provato che nella fascia d’età adolescenziale il corpo umano difficilmente riesce ad addormentarsi prima delle 23, anche in assenza di distrazioni come tv, smartphone e computer. Perciò come aumentare la produttività nello studio senza danneggiare la salute psico-fisica? Bisognerebbe alzarsi non prima delle 8:00 ed è chiaro che questo richiederebbe uno spostamento del primo squillo della campanella di almeno un’ora e mezza.

Senza allontanarci troppo o guardare oltreoceano possiamo riscontrare dati interessanti anche in Italia: i più recenti sono il frutto di una sperimentazione effettuata all’interno dell’ IIS Ettore Majorana di Brindisi che, sotto la guida del preside Salvatore Giuliano, ex-Sottosegretario all’istruzione nel primo governo Conte, si è prestato a una collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. A gennaio 2018, infatti, Giuliano aveva proposto di far entrare alcune classi campione alle ore 10 anziché alle 8:30 e nel settembre dello stesso anno aveva già attuato la proposta. Poi, dopo aver incontrato il professor Luigi De Gennaro, psicologo specializzato in Psicofisiologia del sonno presso l’illustre università romana, ha affidato il monitoraggio del progetto al suo team di ricercatori.

Dopo un anno di lavoro sono stati diffusi i primi risultati e i grafici mostrano chiaramente la differenza di rendimento tra chi è stato interessato dalla sperimentazione e chi no: primi sono riusciti a dormire ancora di più rispetto alle vacanze estive e hanno avuto prestazioni scolastiche migliori, con un consistente aumento del livello dell’attenzione in classe. Alla fine dell’anno scolastico solo nella classe sottoposta all’esperimento le valutazioni sono cresciute di parecchio rispetto alla prima parte dell’anno.

«Purtroppo il posticipo è solo di un’ora perché bisogna tener conto degli orari dei mezzi pubblici» ha spiegato il rivoluzionario preside in un’intervista e, dati alla mano, ha precisato: «Questa sperimentazione ha un valore aggiunto che non era stato preso in considerazione nella fase di progettazione. Quell’ora di sonno in più agli studenti si è tradotta in un valido strumento per la riduzione dell’abbandono scolastico o dell’insuccesso nel profitto incentivando la presenza scolastica».

Colmo di speranze, Salvatore Giuliano ha esteso il suo discorso su un piano più generale:

I ragazzi più riposati e meno stressati vivono con positività il tempo passato a scuola e sembrano non essere sfiorati dall’idea di abbandonarla. […] C’è già un ambiente molto ricettivo al cambiamento, all’innovazione, ed è indispensabile per sperimentare e raccogliere i frutti del coraggio.

Dopo anni di sperimentazione di metodologie didattiche che puntano ad andare incontro alle esigenze degli studenti, il nostro non è un punto di partenza, ma di arrivo.

Salvatore Giuliano

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