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Claudio Baglioni e un nuovo viaggio che parte da Roma

Scritto da il 3 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Io non sono lì” – Claudio Baglioni

Dopo 7 anni dall’ultimo disco verrà lanciato domani, 4 dicembre, In questa storia che è la mia, il nuovo album di Claudio Baglioni, indiscusso poeta romano che traccia da sempre, nelle sue canzoni, la mappa emozionale della città eterna.

Ci sono voluti sette anni per tornare con un nuovo disco di inediti. L’ultimo era stato ConVoi del 2013, ma in mezzo c’è stata la direzione artistica di due Festival di Sanremo, i Capitani Coraggiosi in tv con l’amico di una vita Gianni Morandi e alcuni tour con i quali ha spopolato in mezza Italia. Sempre amatissimo, il Claudio nazionale ha raccolto consensi e ammirazione in qualsiasi cosa si sia cimentato.

“E il disco correva parallelo, anche se ho pensato spesso che non lo avrei mai finito. Soprattutto nell’ultimo periodo, con il lockdown che mi ha paralizzato a livello artistico e compositivo. Forse avevo meno da dire, ma alla mia età quello che si vuole dire si cerca di dirlo meglio”.

Claudio Baglioni


E invece Claudio Baglioni quell’album, che ha battezzato con il titolo programmatico In questa storia che è la mia, lo ha preso per mano, lo ha coccolato, curato, finito.

Ha riversato su di lui la sua poesia che scalpitava, le sue sognanti melodie, la sua voce che ha dato forma e vita a storie indimenticabili dell’infanzia e dell’adolescenza di molti di noi.
Perché parliamo di una carriera cinquantennale, ormai, in cui ha messo il suo timbro sui ricordi di varie generazioni alimentando e nutrendo amori, esperienze, passaggi focali e percorsi di vita. Come già anticipato ieri mattina su Voicebookradio.com in Stone Washed da Carlotta, uscirà domani questo suo sedicesimo lavoro in studio composto da 14 brani, 1 ouverture, 4 interludi piano e voce e un finale.

Come per il nuovo disco di Paul Mccartney che uscirà il 18 dicembre, anche Baglioni compie una scelta musicale ben precisa. Torna alle origini in fatto di sonorità: “È tutto fatto a mano, interamente suonato, come si faceva 50 anni fa, un po’ vintage”.

Lo avevo già annunciato qualche settimana fa qui sul blog di Voicebookradio.com ed ora potremo finalmente conoscerlo più da vicino grazie anche all’anticipazione del primo singolo Io non sono lì.

Sarà un concept che disegna la parabola dell’amore, sia personale che universale. Ma ciò che incuriosisce di più sono gli echi dei lavori passati, l’impronta netta e decisa di opere che, ancora oggi, ricordiamo come intramontabili. “Il padre è Oltre, la madre è Strada Facendo”, dice il cantautore. Quindi ci si aspetta un degno figlio di cotante opere di successo.

Anche Baglioni, come tutti, è momentaneamente fermo con l’attività live, rimandata per ovvi motivi al 2021.”Siamo tutti appiedati da questa situazione. I lavoratori dello spettacolo sono in grande difficoltà, e io non ho ricette, ma, forse, la cosa migliore sarebbe rimboccarsi le maniche: creare fondi di sostegno, come io e altri abbiamo già fatto con sottoscrizioni personali. E poi cercare nuove forme per i concerti: non sono d’accordo con chi dice che concerti non si possano fare in streaming o in tv. Bisogna trovare una formula accattivante, nuove letture dei concerti. Faccio un appello ad artisti ed editori tv”.


E l’onda di questa formula alternativa è stata cavalcata nel frattempo da altri colleghi che, in Italia e soprattutto all’estero, stanno dando vita a numerose attività in streaming pur di non fermare il moto scalpitante della loro musica.

Una storia in musica che racconta Roma

Dicevo che Claudio, nei decenni, ha visto rincorrersi i suoi successi uno dopo l’altro. Ha lanciato nel panorama musicale italiano vere e proprie poesie in musica che hanno segnato i sogni di chissà quanti amori nascenti. Ma non solo d’amore hanno parlato le sue storiche canzoni. Testi alla mano, infatti, hanno raccontato al resto d’Italia e d’Europa la sua città. Molti dei suoi brani hanno preso per mano l’ascoltatore conducendolo in una sorta di danza fra i vicoli di Roma. Quartiere dopo quartiere, piazza dopo piazza, in una vera e propria stesura di strade fatta di racconti autentici.

Vivace di quotidianità, nelle cui descrizioni prendono forma quadri di vita, spaccati di umanità che si materializzano davanti ai nostri occhi senza nemmeno bisogno di troppa immaginazione. Una filigrana perfettamente ricamata dal cantautore, un prezioso scrigno che racchiude e schiude emozioni pronte a rivelarsi attraverso le note.

Dal centro alle periferie fino al mare

E i passaggi toccano ogni latitudine e ogni longitudine della capitale, dal centro storico alla periferia. Passando dal cuore di Trastevere fino al fiume, da Porta Portese allo stadio Flaminio fino ancora a Piazza del Popolo e poi a Centocelle, Montesacro fino a correre verso il mare.

Tre fotografie di Roma per tre decenni

Nelle prime canzoni di Claudio si passeggia in una Roma degli anni Settanta, molto più suggestiva e genuina di quella che oggi rincorre frenetica una modernità che quasi affanna.

E subito dopo ci si immerge negli anni Ottanta, periodo di rinnovamento per la città, di nuove energie economiche, di nuove sonorità, dei mondiali di calcio.

Per poi approdare negli anni Novanta che hanno dato nuovo vigore musicale alla carriera di Claudio stravolgendo e ampliando la sua idea di spettacolo e consegnandolo alla storia con brani e concerti indimenticabili.

I tumultuosi anni ’70

Con una immaginaria macchina del tempo musicale torniamo, dunque, agli anni ’70. Anni romani ribelli, permeati di sperimentazioni artistiche e culturali che arrivavano prepotenti anche dall’Europa. Era un’epoca agitata dalle lotte politiche nelle strade, dai licei che si contrapponevano fra loro, dalle radio libere, dalle forti rivendicazioni in cui i giovani chiedevano a gran voce di poter esprimere le loro urgenze emotive e di poter liberare i loro tumulti adolescenziali. Era una Roma che sembrava pronta a grossi cambiamenti.

In questo crescente fermento, nel 1972, nasce l’album più famoso di Baglioni. Si tratta di Questo piccolo grande amore. Pietra miliare della storia della discografia italiana.

Roma prende forma nelle sue canzoni

Un brano dopo l’altro si snocciolano gli avvenimenti di Roma, come in una cronistoria messa in musica. A riascoltarlo si materializza una città pronta a prender forma, senso e colore negli occhi di un ragazzo che la scopre nei primi approcci alla vita e nei primi battiti di cuore.

Un’ebbrezza naturale cresce nelle aspettative di questo ragazzo, spalancate alle emozioni. Roma si adagia ai piedi di lui e della sua bella a far da abbraccio e corona al loro nuovo amore che nasce.

Un brano fra tutti spicca ed è Con tutto l’amore che posso. Qui il protagonista è in un luogo suggestivo e romantico che ha animato la canzone popolare romanesca da sempre. Il luogo d’eccellenza in cui ogni romano ha portato la sua “regazzetta” a cercare un bacio sotto la luce soffusa di un lampione. Il Lungotevere che “scorre lento lento“. Il tramonto, il “valzer pazzo” sulle sponde di quel fiume amato e odiato dai romani e finalmente il bacio atteso.

E ancora Roma conduce e culla la prima volta. I sospiri, le mani, le accelerazioni del cuore, le risate e la paura di un sentimento che dirompe e porta via. Roma sigilla e marchia a fuoco quel piccolo grande amore. Giovane, impacciato e insicuro che diventa poi potente e assedia, come la confusione della città stessa.

Porta Portese

E in questo caos di rumori Roma si trasforma nelle strade di Porta Portese. Il mercato storico della domenica mattina in cui trovare occasioni. Abiti usati, vecchi dischi e cose inutili, pezzi di storia, artisti e volti che raccontano la città.

Dopo quattro anni ci si immerge in un altro spaccato di Roma, il suo mondo sotterrano. Nel 1976 nasce Poster.

E la città viene racchiusa nella stazione fredda di una metropolitana, come in un fermo immagine che congela ogni cosa in una bolla lontana da tutto. Sospesa nel tempo, in un interminabile spazio fatto di attesa e voglia di fuggire lontano.

Il rinnovamento degli anni ’80

Poi arrivano gli anni ottanta e Claudio, affacciato alla terrazza di Montemario con Roma ai suoi piedi, scrive uno dei suoi più grandi capolavori, La vita è adesso.

Corre il 1985 e la città si racconta in tutto l’album in cui soffia l’aria del rinnovamento capitolino, delle nuove zone in costruzione, dei grandi cantieri, dell’ampliamento di Roma che si rifà il trucco e il guardaroba per essere al passo coi tempi.

È in questo disco che Baglioni racconta il nuovo volto della capitale pronta a lanciarsi verso il futuro, “in una gioia che fa male di più della malinconia” pur mantenendo sempre fisso il cuore ai sentimenti, perché “imparerai che per morire ti basterà un tramonto”.

L’innovazione degli anni ’90

E approdiamo, correndo contro il tempo, agli anni Novanta.
Luglio 1991. Stadio Flaminio. Claudio colpisce ancora sperimentando un concerto che passò alla storia. Palco centrale, emozione che gira tutta intorno, un vortice puro di energia rimandata a piene mani dal pubblico osannante.

E colpisce così di nuovo dritto nel segno ad un anno dall’uscita del disco Oltre a cui collaborano artisti di altissima caratura come Pino Daniele e Mia Martini.

Perla del disco l’ennesima romantica e dolorosa ballata d’amore, Mille Giorni di te e di me che divenne ben presto la nuova colonna sonora di molte storie romane… e non solo romane.

Un lungo percorso emozionale quello di Claudio Baglioni, una costante dichiarazione d’amore alla sua città che ha sempre ricambiato il suo immenso abbraccio. Roma è una città generosa, sa raccontarsi ad occhi attenti, sa svelarsi ai cuori che sanno accogliere, sa donarsi anche attraverso la musica da secoli e secoli. “Er core nostro che è na capanna, core sincero che nun te inganna” recitava un vecchio stornello di più di cent’anni fa.

E attraverso i decenni Roma è rimasta la stessa.

Pur cambiando il profilo, pur riadattandosi alla modernità, pur accelerando continuamente il passo rimane la stessa ruffiana creatura, avvolgente, sfrontata e sorniona che cattura il cuore e non lo lascia più. E Claudio Baglioni questo lo sa bene ed ha saputo raccontarlo meglio di chiunque altro.


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