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Ciò che poteva essere: L’uomo nell’alto castello

Scritto da il 15 Ottobre 2018

Che cos’è un’ucronia? Si tratta di un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa che la storia non sia andata come noi pensiamo.
Racconta degli universi nei quali l’Impero Romano non è mai caduto, o Gli Stati Uniti d’America non si sono mai emancipati dalla Gran Bretagna, o addirittura la Guerra Fredda si è trasformata in un conflitto atomico.
Strano, vero?
Esiste, poi, un interrogativo ancora più grande che affligge milioni di persone da settant’anni a questa parte:

E se la Germania nazista avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale?

Tanti sono i libri, i film, i videogiochi, che hanno mostrato un mondo dove le potenze dell’Asse sono riuscite ad imporre il loro controllo sul globo.
Una serie tv, ideata da Frank Spotnitz e prodotta da Amazon Studios, riesce egregiamente nell’intento di stravolgere completamente i fatti realmente accaduti: il suo nome è “L’uomo nell’alto castello”.


L’opera è ispirata al romanzo del 1962 “La svastica sotto al sole” di Philip K. Dick, e mostra una realtà interamente diversa: la Germania sgancia “l’ordigno di Heisemberg” (riferimento alla bomba atomica che gli scienziati nazisti avrebbero sviluppato prima di quelli statunitensi) su Washington, radendola al suolo e dominandola completamente; subito dopo, il paese viene diviso in due zone di influenza: a est i territori sono annessi al Grande Reich Nazista, a ovest invece sorgono gli Stati Giapponesi del Pacifico. Le Montagne Rocciose costituiscono una zona neutrale tra i due paesi.

In questo contesto geostorico vi è la Resistenza che opera in entrambi i paesi, usando dei cinegiornali (chiamati film nella serie tv) come mezzo offensivo contro i regimi di Tokyo e Berlino. Questi film costituiscono una componente fondamentale nella narrazione: mostrano le immagini vere della vittoria degli Alleati durante il conflitto, che però nel mondo della serie invece risultano una semplice ucronia dai toni un po’ malinconici, che ha il mero scopo di riscaldare i cuori per combattere il nuovo ordine costituito.

L’effetto che questo universo alternativo suscita è molto particolare: ciò che viene rappresentato richiama molti tratti caratteristici della cultura americana, che qui però risulta sempre compromessa dalla dominazione tedesca. Infatti, l’immagine più significativa è proprio quella di un ragazzino che gioca a fare lanci con la palla da baseball nel cortiletto di casa, indossando una perfetta uniforme della Gioventù Hitleriana.

Ancora più interessante è vedere come la popolazione degli Stati Uniti si rapporti ogni giorno con il modus operandi delle potenze dell’Asse, che non muta se non aumentando la propria ferocia: la Kempetai (la polizia militare dell’impero giapponese) ad ovest e le SS (l’organizzazione paramilitare agli ordini diretti del Partito nazista) ad est esercitano il proprio potere con una violenza inaudita, le leggi razziali sono parificate tra i due blocchi, e i campi di concentramento continuano il loro triste servizio anche nel Nuovo Mondo.

In conclusione, L’uomo nell’alto castello oltre a raccontare una storia in un modo molto credibile, apre una finestra su un mondo che poteva essere quello in cui viviamo adesso, ma che non è. E forse è una grande opportunità per comprendere che il nostro modo di vivere, pensare, credere, non è poi così scontato.

 


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