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Carlo Emilio Gadda con uno sguardo al futuro

Scritto da il 18 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Il futuro” – Baustelle

Amici, colleghi, ascoltatori e amanti della radio, udite udite! Anzi vi sfido. Vi sfido a leggere questa piccola opera senza trovarvi traccia di modernità e un acume fuori dall’ordinario. E a trovarlo, perché lo scritto è quasi irreperibile. Un gioiello inestimabile.

Nel novembre del 1893, nasceva Carlo Emilio Gadda. Per chi non lo conoscesse da vicino è uno scrittore italiano del Novecento che è difficilmente inquadrabile nel panorama culturale. E’ un intellettuale, senza dubbio, ma di stampo diverso. Mentre i suoi colleghi, scrittori e poeti, si impegnavano in fatiche presenti, lui si dedicava al futuro. Complice forse la sua laurea in ingegneria elettronica. Ci si aspetterebbero da Gadda romanzi dedicati alla fantascienza, all’immaginazione fantastica di un universo possibile. Invece no. Molto presente e molto reale il suo campo d’azione. E, soprattutto, fortemente rilevante il contributo all’evoluzione dello stile narrativo.

Una vocazione alla letteratura, infatti, arrivata molto tardi. Il che non vuol dire che ne fosse lontano. Le prime pubblicazioni risalgono al periodo della Prima guerra mondiale, con interventi su numerose riviste. Ma la svolta è la decisione del 1924 di dedicarsi alla letteratura e alle arti umanistiche, iscrivendosi al corso di laurea in filosofia. Una scelta a lungo rimandata, e fortunata per noi.

In due sensi

Ci ha infatti concesso una produzione letteraria di successo. Contraddistinta da uno stile alternativo, lucido, schietto, analitico, critico. Con sfumature umoristiche e ironiche. Che si affiancano a una produzione, sua e di altri, puramente intellettuale. Si può affermare che Gadda, in pieno Novecento riesce a scardinare la struttura del romanzo, a prescindere dal genere. Si passa dal giallo sperimentale, come Quer pasticciaccio brutto de via merulana – non fatevi tradire dal titolo in romanesco, Gadda è milanese- a opere mature e più impegnate come La cognizione del dolore.

Non tutti sanno, però, che l’altro contributo rilevante alla cultura italiana deriva dall’aver avuto un impiego nel più grande organo di diffusione della cultura nel paese.

La televisione

Che voi ci crediate o no, la lingua italiana non veniva parlata, o quasi non si conosceva prima dell’avvento della radio e della televisione. A casa si parlava, come oggi, il dialetto, l’italiano si imparava a scuola, ma pochi potevano accedervi. Stiamo parlando del secondo dopoguerra. La televisione e la radio portano per la prima volta nelle case, la lingua e la cultura italiana. Una cultura che deve essere elaborata  e diffusa a quante più persone possibili.

Carlo Emilio Gadda è uno dei primi intellettuali a partecipare alla scrittura e alla concezione di opere dedicate ai mass media. E’ infatti autore per la RAI già dal 1950.  Il programma culturale e politico imponeva un compito gravoso: diffondere una cultura. Non era facile.

La radio

Gadda

Norme per la redazione di un testo radiofonico. Il titolo non sembra accattivante, per un libro. Infatti non lo è. Possiamo definirlo un vademecum o un prontuario per istruire i collaboratori su come si dovesse scrivere per la radio.

Chi lo volesse leggere troverà che ci sono precetti che possiamo ritrovare su qualsiasi manuale di un corso di laurea in Scienze della comunicazione, consigli per chi desiderasse intraprendere la carriera di Social Media o Copywriter. Forse qualcosa di più. Era il 1953.  Il che è geniale.


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