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Cultura

Calza a Pennello: Miti siciliani e non cannoli.

today7 Luglio 2021

Background
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Soundtrack da ascoltare durante la lettura: ”Experience” – Ludovico Enaudi

Leggendo uno degli articoli del nostro caro amico Il Ventriloco, ho avuto l’illuminazione, se così possiamo dire.

L’Italia ha una vastissima cultura basata sui miti. –Wow ho scoperto l’acqua calda.

(Illustrazione dell’articolo, fatta da Enton Nazeraj)

Comunque, visto che di leggende ne esistono a non finire, io direi di iniziare dalla regione nominata nel sopra (non)citato articolo – Per sapere il titolo guarda l’illustrazione. Non è lì solo per bellezza! – e cioè la Sicilia!

Sorvolando il mistero se sotto l’Etna sia incatenato il Gigante Encelado o il Mostro Tifone; direi di iniziare…

Cariddi

Uno dei mostri più famosi di tutta Italia, insieme alla sua vicina di casa Scilla.

Cariddi era una bellissima – Come più o meno tutte le protagoniste dei miti. Ma che strano…! – ninfa d’acqua dolce, figlia di Poseidone e Gea. – vi ricordo, cari lettori, che non bisogna mai soffermarsi sui legami di parentela tra gli dei, meno che mai stupirsene -. 

Purtroppo per lei, un giorno ebbe la non-tanto-brillante idea di rubare i buoi di Gerione ad Ercole e di mangiarsene qualcuno già che c’era. – Dalla padella alla brace, ma la poverina non aveva fatto colazione -. 

Ma Zeus non è mai stato tanto clemente, lo sappiamo tutti, e la fulminò facendola cadere in mare. E, mentre cadeva, si trasformava in un mostro dalle fauci munite di tantissimi denti. Risucchiando il mare riusciva a creare mulinelli che abbattevano le navi dei marinai tanto impavidi da attraversare lo Stretto di Messina.

La Sirenetta siciliana… o forse Tritone?

Un altro dei miti più famosi dell’isola triangolare è la storia di Colapesce. – Cola per gli amici e Nicola quando la madre era arrabbiata perché non aveva messo a posto camera -. Venne soprannominato in questo modo per via della sua grande abilità: riusciva a trattenere il fiato sott’acqua per tempi incredibilmente lunghi.

La fama di questa sua specialità si diffuse a macchia d’olio e il Re di Sicilia, Federico II di Svevia, organizzò una specie di gara per metterlo alla prova.

Fece cadere prima una coppa in mare e il ragazzo la ritrovò senza sforzi; il secondo oggetto fu una corona, anche questa recuperata con facilità. Il terzo oggetto fu l’anello, altri dicono invece che fu una borsa d’oro con annessa la mano della figlia del Re – No, non avevano mutilato la principessa. Intendo che gliel’aveva promessa in sposa.-, ma il giovane non riemerse.

Il mito vuole che Colapesce si sia sacrificato, prendendo il posto dei uno dei pilastri che sorreggevano l’isola e che era sul punto di crollare, minacciando di far affondare l’isola.

Una scelta onorevole

Ci troviamo ad Angiò. Qui abitava una bellissima ragazza di nome Gammazia, innamorata e fedele al suo fidanzato.

Purtroppo per lei, la sua bellezza fu notata da un soldato francese che se ne innamorò e che tentò di sedurla quando andò a prendere l’acqua al pozzo. Ma Gammazia aveva un animo forte e piuttosto che cedere al soldato, si buttò nel pozzo, che oggi porta il suo nome.

I sedimenti di ferro sul fondo sono infatti ancora oggi considerati i residui del sangue di quella virtuosa e giovane donna.

Con il passare degli anni la storia venne modificata e romanzata, con l’aggiunta di personaggi perfidi e intrecci amorosi… ma è ciò che succede un po’ a tutte le storie.

La tendenza al mito è innata nella razza umana. È la protesta romantica contro la banalità della vita quotidiana.
(William Somerset Maugham)

Written by: Aurora Vendittelli

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