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Il Calcio (non) è per le donne

Scritto da il 14 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Respect”- Aretha Franklin

Esistono tanti modi di dire nel nostro paese: Il calcio è uno sport da maschi, danzare è da femmine. Se sei cresciuto in Italia sono cose che avrai sentito dire molte volte. Come se il nostro sesso determinasse la nostra personalità. Come se andasse a scalfire la femminilità di una donna, correre dietro una sfera, o per un uomo la sua virilità, giocare con le bambole. Per giocare a calcio, non importa chi tu sia, bastano una palla e due magliette per delineare la porta. Tutto il resto diventa una costruzione sociale e perde la sua importanza nel momento in cui si fischia il calcio d’inizio.

Tuttavia le parole sono state per molto tempo, e ancora oggi, lontane dai fatti. Nel corso degli anni le istituzioni provarono più volte a reprimere il movimento femminile nel calcio.  In Inghilterra iniziarono a formarsi le prime squadre già a fine ‘800. In Scozia, agli inizi del novecento, si provò a replicare la crescita delle cugine inglesi, ma l’Associazione Gioco Calcio Scozzese troncò in partenza l’iniziativa, definì degradante vedere delle donne prendere a calci un pallone e vietò loro di disputare degli incontri.

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Nel nostro BelPaese bisognerà aspettare il 1939, anno in cui nacque il “Gruppo femminile calcistico”, la prima squadra femminile italiana con sede a Milano. Il giornale “Il Calcio illustrato” fece girare la notizia e influenzò l’opinione pubblica a tal punto da ispirare la fondazione di nuovi club in altre città. Questa imminente crescita, proprio come successe in Scozia e Inghilterra, non fu vista di buon occhio dal C.O.N.I. (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che provò a dirottare le atlete verso altri sport. Soltanto nel 1946 si ebbero tracce certe sulla fondazione di due nuovi club femminili a Trieste: la Triestina e le ragazze di San Giusto.

Per avere una reale “svolta” nel calcio femminile, dovremo aspettare oltre vent’anni, nel 1968. La nazionale disputò la sua prima partita Il 23 Febbraio a Viareggio contro la Cecoslovacchia, uscendone vittoriosa. Nello stesso anno, con la fondazione della F.I.C.F. (Federazione Italiana Calcio Femminile) viene disputato il primo campionato, con dieci partecipanti suddivise geograficamente in due gironi da cinque.  A trionfare fù il Genova in finale contro la Roma.

La nascita dei tornei internazionali

Tra il 1981 e il 1988 si disputarono cinque edizioni del “Mundialito”, un torneo internazionale amichevole a inviti. L’Italia contro la Danimarca, la prima edizione, ospitata dal Giappone. Le altre quattro edizioni si giocarono in Italia con altri due successi azzurri (1984 e 1986) e due secondi posti.

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Nel 1984, lo stesso anno della vittoria italiana al Mundialito, la UEFA organizzò la prima edizione del “European Competition for Women’s Football”, in cui l’Italia venne sconfitta in semifinale dalle svedesi prossime al titolo. Proprio in uno spareggio contro la Svezia le azzurre riuscirono a qualificarsi per il primo campionato mondiale svoltosi in Cina nel 1991. L’Italia riuscì non solo a qualificarsi, ma anche ad arrivare ai quarti di finale dove si arrese alla Norvegia, solo dopo i tempi supplementari.

Nel complesso la selezione azzurra negli europei, conta ben undici partecipazioni; a spiccare tra i piazzamenti sono i secondi posti del 1993 e del 1997. Oltre all’Europeo, il calcio femminile italiano riesce a qualificarsi per tre volte al mondiale, raggiungendo lo scorso anno, nel 2019, i quarti di finale in Francia. Proprio l’ultimo torneo segna un crocevia mediatico nei confronti delle azzurre in Italia. Complice l’inaspettata esclusione della nazionale maschile dalla fase finale del Mondiale di Russia nel 2018. Rai e Sky decisero di trasmettere la competizione, con le ragazze di Milena Bertolini che tornarono a qualificarsi dopo vent’anni di digiuno.

La svolta mediatica

Da qui ebbe inizio un vero e proprio boom. L’Italia disputò cinque gare seguite complessivamente da quasi 25 milioni di telespettatori, ottenendo uno share medio del 31.84%. Sui social viene lanciato l’hashtag “#RagazzeMondiali” che raggiungerà più di 150.000 menzioni, più di quello dedicato alle vincitrici statunitensi. Come detto le azzurre si arresero ai quarti di finale contro l’Olanda, dopo una cavalcata emozionante che le aveva viste vincere il girone contro la più blasonata seleçao brasiliana.

Nel settembre successivo in Italia si registra un aumento del 40% sulle iscrizioni di giovani donne nelle scuole calcio. Sognando di diventare la nuova Sara Gama o Barbara Bonansea, due delle calciatrici di punta nostrane. La prima partita ufficiale del calcio femminile è giocata il 5 Ottobre 2020 allo stadio San Siro di Milano. La partita, tra Milan e Juventus campione in carica, termina 1 a 0 in favore degli ospiti. Mille gli spettatori paganti, il massimo consentito dalle autorità causa coronavirus, un numero ben lontano da quel famoso mondiale del 2019.

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Una speranza per il futuro

Sulla strada che porta alla parità di genere, calcisticamente parlando, un tassello importantissimo lo ha piazzato il Brasile, prima nazionale al mondo a decretare una parità salariale delle due selezioni. Seguiranno Norvegia, Australia e Nuova Zelanda, mentre la stessa richiesta da parte delle statunitensi è stata per il momento respinta dalla federazione.

Viviamo un periodo storico in cui finalmente l’accettazione delle diversità sta giungendo alla base della nostra cultura. Dove si incentiva ogni individuo a seguire le proprie passioni e sogni. Lo sport non deve fare eccezioni in questo, dev’essere di tutti e per tutti.

Deve permettere ad ogni persona di sognare e forse, dopo la mancata qualifica del campionato maschile italiano al mondiale, per il calcio femminile potrebbe essersi aperto un altro piccolo spiraglio per poter un giorno spiccare il volo, in Italia e nel mondo.


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