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Buzzati: incursioni nel fantastico

Scritto da il 16 Ottobre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Fortezza Bastiani” – Franco Battiato

Dino Buzzati, nato il 16 ottobre a San Pellegrino di Belluno, è stato uno degli intellettuali di punta all’interno del panorama letterario italiano. Ciò che discosta le opere di Buzzati da quelle di altri grandi penne del Novecento è l’aura mistica, fantastica che circonda i suoi racconti. Molte storie prendono infatti a piene mani dal folclore e dal mito, in cui gli elementi sovrannaturali la fanno da padrone.

L’elemento fantastico, in Buzzati, non è mai completamente palese, ma assume più le forme di un sogno, o un miraggio.

Buzzati
Copertina de Il Deserto dei Tartari

In un’opera come Il Deserto dei Tartari, la più conosciuta di Buzzati, l’attesa di un ipotetico nemico alla Fortezza Bastiani diventa eterna, mentre le vite dei soldati e del protagonista, il sottotenente Giovanni Drogo, vanno avanti sullo sfondo di questa interminabile attesa. In particolare però, nell’antologia Sessanta Racconti, ottima per approcciarsi allo scrittore, il fantastico viene sviscerato in numerose e cangianti forme.

I sette messaggeri

In un racconto come I Sette Messaggeri ritroviamo la tematica del tempo già sviscerata nel Deserto dei Tartari. I sette messaggeri devono fare avanti e indietro da un avamposto fino alla capitale del regno, per portare le notizie del viaggiatore a casa. Man mano che l’esploratore si allontana verso i confini del regno, che sembrano irraggiungibili, diventa sempre più cosciente del tempo che passa, del sempre più lungo viaggio che i messaggeri devono percorrere e di come, di conseguenza, le notizie diventino sempre più inutili, considerata l’enorme distanza che di giorno in giorno li separa.

L’uccisione del drago

Nel racconto L’uccisione del drago alcuni cacciatori si avventurano su per le montagne per uccidere una bestia immonda e liberare il paesino che ne “ospita” la presenza. Alla fine si scopre che l’unico vero mostro è l’uomo: Era stato l’uomo a cancellare quella residua macchia del mondo, l’uomo astuto e potente che dovunque stabilisce sapienti leggi per l’ordine… scrive sarcasticamente Buzzati. Il drago, morto fuori dalla tana, si rifiuta di rientrarci per non portare l’uomo verso i figli. Il paesino si svuota, come se i suoi abitanti fuggissero da una maledizione.

Il mantello

In un altro racconto, Il mantello, una madre vede inaspettatamente tornare il figlio dalla guerra. Man mano nota una figura scura che staziona fuori la casa. Il figlio è ferito e, per quanto la madre non possa accettarlo, egli non può restare a lungo, ma deve riunirsi con quella figura tetra, stata fin troppo paziente nell’aspettare il giovane salutare per l’ultima volta la madre

Da aspettare parecchi minuti fuori dal cancello, in piedi, lui signore del mondo, in mezzo alla polvere, come pezzente affamato

La grandezza di Buzzati

Come si può evincere da questi esempi, la potenza della poetica di Buzzati risiede nell’immaginare un mondo fatto più di sensazioni, ossessioni e percezioni, non dissimile ad un sogno. L’istinto supera la ragione, e tutto sembra non avere una spiegazione logica. Ciò che innalza Buzzati al fianco di altri grandi autori italiani, come Cesare Pavese o Primo Levi, è la sua capacità di raccontare il mondo tramite immagini distorte, ma non per questo meno reali.


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