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Bridge Over Troubled Water

Scritto da il 28 Febbraio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Bridge Over Troubled Water – Simon and Garfunkel”

Il 28 febbraio 1970 Bridge Over Troubled Water di Simon and Garfunkel raggiungeva la posizione numero uno della Billboard hot 100, per poi rimanervi sei settimane. A marzo raggiunse la vetta anche della classifica inglese. Attualmente si trova al 47esimo posto della lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone.

Con il grande successo, il brano trascinò l’omonimo album in una spettacolare ascesa, confermata dalle 300 settimane in classifica, con il ritorno ben 8 volte in vetta, per un totale di 41 settimane alla posizione numero uno.

All’origine di questo straordinario brano, un’ispirazione lampante. La composizione fu così immediata che lo stesso Simon pensò di aver commesso plagio.

Nel documentario The Making of Bridge Over Troubled Water, Simon afferma:

I have no idea where it came from. It came all of the sudden. It was one of the most shocking moments in my songwriting career. I remember thinking, ‘This is considerably better than I usually write.

Senza dubbio si ispirò a Mary Don’t You Weep degli Swan Silvertones, nella quale Claude Jeter canta: “I’ll be your bridge over deep water if you trust in me”. All’inizio Simon pensava che le parole fossero troppo semplici, ma poi capì che la forza del pezzo consisteva appunto nella sua semplicità.

Simon mostrò la canzone a Garfunkel con l’idea di farla cantare a lui. Dopo aver rifiutato, Garafunkel decise di ascoltare le motivazioni del compagno, che affermava che proprio la sua voce sarebbe stata perfetta accostata ai toni gospel della canzone. Simon poi racconta di essere diventato geloso, dato che quel brano lo metteva in secondo piano rispetto a Art Garfunkel.

Lui voleva che la cantassi io, e molte volte sul palco, quando invece mi defilavo e Larry Knechtel iniziava a suonare l’introduzione del brano al piano e poi Artie iniziava a cantare, il pubblico si fermava estasiato ad ascoltare e poi scoppiava in un boato di approvazione, e io pensavo: “questa è la mia canzone… “

Eppure ora è impossibile immaginare la canzone senza il contributo di Art.

Alla sua pubblicazione il successo fu mondiale, confermato non solo dalle classifiche, ma anche dai risultati dei Grammy Awards. Nel 1971 se ne aggiudicò cinque: Song of the Year, Record of the Year, Best Contemporary Song, Best Engineered Record e Best Arrangement Accompanying Vocalists. All’album venne assegnato il premio come Album of the Year.

Varie cover sono state realizzate, tra cui quella di Aretha Franklin, che ha raggiunto la posizione numero 1 nella classifica R&B statunitense, poi la versione dei Supremes, Dionne Warwick, The Jackson 5, Roberta Flack e Whitney Houston.

Senza dubbio la più famosa fu quella realizzata da Elvis Presley, che l’ha registrata nel 1970 per l’album That’s The Way It Is. Il brano divenne permanente nelle scalette delle sue esibizioni.


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