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Body shaming: un problema sociale

Scritto da il 31 Agosto 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Donne” – Zucchero

La modella di Gucci è diventata il nuovo bersaglio di body shaming e questo perché c’è ancora chi crede che le modelle debbano essere soprattutto belle. Non pensando che servono per colpire l’immaginario allo scopo di vendere un prodotto.

Armine Harutyunyan ha 23 anni e fa la modella, lo fa per mestiere. È una modella affermata nel mondo della moda e oltre ad essere stata scelta da Gucci per sfilare alla Milano Fashion Week lo scorso settembre, da pochi giorni è stata inserita tra le 100 donne più sexy del mondo. Questa potrebbe essere una piccola descrizione di questo personaggio di cui si sta tanto parlando negli ultimi giorni sui social.

Purtroppo, però, quella che troverete ad accompagnare le sue foto sarà molto diversa: “Armine è una modella fuori canone. Armine è brutta. È inadatta al mondo della moda. Armine non è instagrammabile.” Alcuni hanno persino utilizzato le sue foto per creare dei meme con la frase “voi ci uscireste a cena?”. Sono moltissimi i messaggi denigratori da parte di persone di tutti i tipi che la accusano di non essere convenzionale e quindi di non essere adatta alla vita in passerella.

Questa vicenda che vede protagonista una modella certamente non conforme ai canoni “classici” della bellezza –posto che esistano e siano condivisi universalmente- ci serve per porci alcuni interrogativi. Quanto sono importanti i modelli? Chi li ha stabiliti? Perché manipolano l’immaginario? E quella che forse è la più importante: quanto siamo aperti alle diversità?

Le donne storicamente non sono state libere di affermarsi come soggetto. In una società dove il maschilismo regna sovrano sono incatenate in regole e modelli non sempre corretti: madre custode del focolare domestico o spregiudicata malafemmina. Vedere la donna come oggetto del desiderio è un problema sociale. Non si può affermare la bellezza di una donna sulla base di una proiezione maschile.

La moda e la creazione di un immaginario

La moda ha avuto le sue responsabilità nella creazione dell’immaginario femminile nel bene e nel male. Pensate a Marylin Monroe e la sua bellezza curvy. Oggi chi ci pensa più alla silhouette a clessidra e ad un’altezza medio-bassa? Negli anni ’50 e ’60 il canone di bellezza era questo.

Negli anni ’80 e ’90 invece, le modelle che hanno fatto la storia erano molto differenti da quelle che sfilano oggi in passerella. Vere e proprie icone di stile: dove sono finite Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Carla Bruni, Cindy Crawford? Poi un fisico più asciutto, ma la moda va e viene, è ciclica e come si suol dire “ogni tanto ritornano”. Oggi si tende a scegliere ragazze con un corpo e un volto che possa risaltare il meno possibile in favore degli abiti o accessori che andranno ad indossare. Si scelgono dei corpi sempre molto magri, troppo magri, che non corrispondono minimamente alla donna comune.

Gucci per la sua scelta è protagonista da giorni di tutti i siti di informazione. La casa di moda spesso ricorre a scelte controcorrente per quanto riguarda l’aspetto delle sue modelle, ma se lo scopo è quello di normalizzare ogni corpo allora ben venga. Potrebbe portare a cambiare le carte in tavola e cambiare lo stereotipo di bellezza. Che tutte le Armine del mondo escano fuori e non si vergognino mai di niente, solo così l’industria culturale inizierà a diffondere un’immagine di donna che ha fiducia in sé stessa e in quello che è, non più schiava di un sogno maschile.


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