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Bello Figo: ostentazione o satira?

Scritto da il 28 Gennaio 2017

“Io no pago affito, no pago affito”: quante volte vi sarà capitato di ascoltarla su internet o sentirla canticchiare da qualcuno? Effettivamente la canzone è riuscita in poco tempo a diventare un tormentone del web, totalizzando in tre mesi più di 8 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Il protagonista del successo è Bello Figo, originario del Ghana ma che da dieci anni vive in Italia, a Parma. Ha iniziato a rappare nel 2010 con il nome di “Gucci Boy”, sostituito successivamente perché contestato in tribunale dal celebre marchio di moda.

In “Io non pago affitto”, uno dei suoi più grandi successi, Bello Figo canta “non vogliamo lavorare” e “non faccio l’operaio”, rivendicando le comodità della vita da profugo che tante polemiche e indignazione hanno creato fra i cittadini Italiani. Proprio per tale motivo, nei pressi della struttura Ex Magazzini a Roma che ospiterà il suo concerto il 4 febbraio, alcuni gruppi di estrema destra hanno recentemente affisso uno striscione che recita “Bello Figo Roma non ti vuole”, con tanto di diffida tramite raccomandata agli organizzatori dell’evento.

O ancora, a Borgo Virgilio (in provincia di Mantova) sono perfino arrivate alcune minacce di morte che hanno portato ad annullare il concerto di Capodanno. “La sua presenza crea tensione e non è ciò che vogliamo per una festa di ragazzi dai 14 ai 18 anni”, ha detto il sindaco Beduschi. Teme anche che le provocazioni del rapper, che con le sue canzoni non le manda a dire ai politici e si prende gioco degli stereotipi degli italiani sugli immigrati, siano un po’ troppo forti per dei ragazzi così giovani.

Tanta indignazione anche da parte di Alessandra Mussolini che a “Dalla parte vostra”, talk show di Rete 4, ha subissato di insulti Bello Figo sostenendo che “uno come lui andrebbe preso a calci” e ancora “ma vai a lavorare e tagliati quel ciuffo”. Il cantante di origini africane ha replicato asserendo che “se si parla di immigrazione si parla di vite umane, mi sento come loro, anche loro sono esseri umani e hanno bisogno di wi-fi”. Probabilmente la Mussolini non ha colto lo spirito goliardico del rapper, perché effettivamente di burla e di “trollata” si tratta: una provocazione studiata a tavolino per scatenare reazioni nel pubblico italiano. In studio tuttavia, così come da parte di un gran numero di italiani, l’erronea interpretazione delle strofe della canzone ha generato disappunto generale e astio verso il cantante ghanese.

In conclusione, l’intento di Bello Figo non è né quello di comporre buona musica né quello di prendersi gioco degli italiani ostentando i privilegi degli immigrati. Probabilmente il cantante, con la sua ironia, punta a estirpare dalla mente dell’italiano medio tutti quei pregiudizi e quelle credenze infondate sminuendole mediante lo scherno e la derisione.

di Luca Bergantino


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