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Barrett

Scritto da il 13 Novembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto dell’album: “Barrett – Sid Barrett”

Il 13 novembre 1970 viene pubblicato Barrett, il secondo album solista di Syd Barrett.

A due anni dall’allontanamento dai Pink Floyd, Barrett ha avviato una carriera da solista che vede nello stesso 1970 la pubblicazione di The Madcap Laughs e Barrett per pressione della casa discografica.

Sarà David Gilmour a convincerlo di tornare ancora in studio per il secondo album da solista, facendogli registrare le sue idee di base da solo, con la chitarra e la voce, così da lasciare carta bianca all’artista ermetico. Poi a completare il lavoro sarebbero intervenuti lo stesso Gilmour e Rick Wright come produttori.

Accanto a Syd Barrett suonano, oltre a Richard Wright alle tastiere e a David Gilmour alla chitarra, basso e organo,  Jerry Shirley e Willie Wilson alle percussioni, John Wilson alla batteria e Vic Saywell alla tuba.

Le registrazioni iniziano a febbraio: Baby Lemonade, Maisie e Gigolo Aunt sono le prime tre tracce incise.

Poi è la volta di Wolfpack, Waving My Arms in the Air, Living Alone e Bob Dylan Blues. Tuttavia le ultime due vengono scartate dalla versione definitiva dell’album, probabilmente per una dimenticanza di David Gilmour, che disse:

Quelle sessioni furono fatte troppo velocemente. Eravamo in giro a fare concerti ogni giorno e dovevo ritagliare un momento libero per ficcarci dentro una seduta in studio. Probabilmente portai a casa i nastri per ascoltarli e mi dimenticai semplicemente di riportarli in studio. Non erano missaggi definitivi. Syd li aveva scartati, così me li portai a casa io.

La registrazione riprende solo ad aprile, a causa del lavoro su Atom Heart Mother, che tiene impegnati i Pink Floyd. Le sessioni sono ancora una volta posticipate a giugno a causa del tour negli Stati Uniti.

Vengono dunque registrate Rats, Winded and Dined e Milky Way. Infine a luglio Effervescing Elephant, Dominoes, Love Song, all’epoca ancora senza titolo, Dolly Rocker, Let’s Spilt e It Is Obvious.

Il lavoro definitivo, frutto dei suoi lampi di genio, va dalle canzoni d’amore con Baby Lemonade, I Never Lied to You, alla Swinging London fino alla più psichedelia più piena in Waving My Arms In The Air I Never Lied To You.

Sono allucinazioni, stranite fantasmagorie calate nella libertà dell’improvvisazione, ermetiche lacerazioni dei fantasmi di un io che fugge al grido di “catch me if you can”.

Anche la copertina, raffigurante degli insetti, è frutto dell’estro di Barrett ai tempi della scuola d’arte a Cambridge.

L’album viene pubblicato a novembre, ma la sua scarsa sponsorizzazione e la sfiducia dello stesso Barret, secondo il quale le canzoni avrebbero dovuto raggiungere un certo standard, che in Madcap era stato raggiunto un paio di volte, mentre in Barrett era solo una eco, finiscono per precluderne l’entrata in classifica.

“Barrett” viene apprezzato solo nel 1974, con l’uscita di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd in cui Brain Damage è a lui dedicata.

Sid Barrett sarà di grande ispirazione nella produzione dei Pink Floyd, come in Shine On You Crazy Diamond e nel film The Wall (ha raccontato Waters che la scena in cui Bob Geldof siede davanti al televisore mentre una sigaretta gli si spegne tra le dita era ispirata a un fatto reale avvenuto all’artista).

L’onirismo e l’immagine ermetica, mai compresa a pieno nemmeno dai compagni, ha contribuito ad alimentare il suo ritratto straniante, opinioni che Barrett provò a smentire:

Non sono nulla di ciò che pensate io sia.


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