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Aznavour, l’istrionico chansonnier, moriva un anno fa

Scritto da il 1 Ottobre 2019

Formidabile interprete della Bohème e attore, Charles Aznavour è ricordato come il più grande chansonnier francese.

Si spegneva un solo un anno fa la voce di un uomo che ha fatto dell’arte una questione di vita: “Continuo a cantare e a scrivere canzoni perché per me andare in pensione significherebbe imboccare la porta verso la morte”, diceva in un’intervista per Repubblica.

Inoltre non ha mai dimenticato le sue radici armene: lui, figlio di sopravvissuti al genocidio che erano riusciti a scappare per poi trovare posto in Francia.

Qui nasce nel 1924 Charles Aznavour, paese che all’inizio lo rifiuta proprio per le sue origini, poi lo accoglierà vittorioso tra l’esponente d’eccellenza della musica d’oltralpe.

Cinema e musica saranno sempre strettamente legate nella sua carriera: Debutta a teatro, poi beniamino di Edith Piaf, muove i suoi primi passi accanto a lei, spalleggiandola nelle tournée in Francia e Stati Uniti.

Nel 1956 il suo primo grande successo all’Olimpya di Parigi con la canzone Sur ma vie. Poi il ruolo principale nei film di Truffaut ,Tirate sul pianista, e Cocteau, Il testamento di Orfeo, gli garantirà notorietà in America, dove registrerà il suo primo disco interamente in americano, The World of Charles Aznavour.

Intanto la questione armena continua a toccare da vicino il cantante: nel 1994 la guerra colpisce il paese e lui fornisce aiuti ai profughi; nel 1998 è la volta di un terremoto devastante e Charles incide Pour toi Armenie, i cui ricavi vanno ai terremotati.

Per gli aiuti umanitari profusi la Francia gli conferisce la Legion d’onore, paese che comunque non ha mai rinnegato ed è nominato ambasciatore d’Armenia in Svizzera.

Le sue canzoni d’amore sono state reinterpretate da Elton John, Bob Dylan, Céline Dion, Edith Piaf. Anche artisti italiani, tra cui Domenico Modugno, Gino Paoli, Renato Zero e Battiato si sono cimentati nella sua vasta produzione che conta 1200 brani.

Aznavour ha incantato per 40 anni generazioni d’innamorati, contribuendo a plasmare l’idea del francese come lingua dell’amore, sentimento che ha saputo esplorare con splendida lucidità.


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