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Attenzione alle parole

Scritto da il 2 Maggio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano:” Words Can Hurt – Kaitlyn Oliveira”

Le parole sono finestre (oppure muri).

Marshall B. Rosenberg

Le lingue antiche vengono chiamate “lingue morte”, poiché senza nessuno che le parli nel quotidiano non subiscono cambiamenti e restano invariate al passare dei secoli. Perciò risulterebbe anomalo che l’italiano sopravviva alla serie di sfortunati eventi che costituiscono il nostro presente rimanendo invariato.

Vera Gheno, sociolinguista, saggista e docente universitaria, partendo dalla premessa di definire la relazione tra la società e la lingua parlata, afferma:

La lingua registra ogni cambiamento sociale e ne conserva traccia: quando ci troviamo di fronte a un concetto nuovo, abbiamo bisogno che la nostra lingua si modifichi per poterlo esprimere e quindi nascono parole nuove; oppure accade che parole che prima avevano un significato lo cambino e lo adattino a nuovi contesti

Vera Gheno

In questo periodo si è, sicuramente, ampliato il lessico generale che riguarda la medicina, portando persone comuni a conoscere il significato di complicati termini inerenti all’ambiente sanitario; la parte di linguaggio che ora maggiormente si utilizza è quella rivolta all’ambito domestico, cosa insolita poiché negli anni passati ci si concentrava sugli esami e ai pochi giorni rimasti di scuola, per gli studenti, o su come trascorrere i tre mesi di pausa estiva che separano maggio-giugno dal temuto settembre.

Vengono spesso usati, per riferirsi a chi lavora a contatto con i malati, termini militari, inopportuni se guardati sotto una certa prospettiva:

I media hanno spesso parlato della pandemia come di una guerra, di medici e infermieri al fronte, in trincea, in prima linea. Personalmente non condivido l’uso della metafora bellica in riferimento alla Covid-19, perché ritengo che si tratti di una narrazione tossica, che porta con sé una serie di effetti negativi. Ricordiamo che il concetto di guerra rimanda a quello di nemico, quindi una narrazione di questo tipo risulta divisiva e alimenta il conflitto. L’uso della metafora bellica, inoltre, favorisce la percezione degli operatori sanitari come eroi: si tratta di uno stereotipo che molti di loro rifiutano, perché suggerisce l’idea che sia giusto essere mandati in trincea senza le opportune precauzioni. Medici, infermieri e personale sanitario sono, invece, dei professionisti che hanno, come tutti, il diritto di svolgere il proprio lavoro in sicurezza.

Vera Gheno

Queste restrizioni stanno anche facendo regredire le conquiste fatte nella lotta per la parità di genere: si dà, spesso, per scontato che siano le donne quelle che devono prendersi cura, vista la chiusura delle scuole, o coloro che si devono occupare delle faccende di casa..

 Molto significativo il fatto che, anche in questa circostanza, quando si è fatto notare un uso poco paritario della lingua italiana, ci siano state reazioni di sufficienza e benaltrismo. Per esempio, di fronte alle proteste relative al modulo per l’autocertificazione per gli spostamenti che non prevedeva il femminile, la risposta è stata una banalizzazione della questione: i problemi seri sarebbero sempre ben altri. Il messaggio di fondo sembra essere questo: la questione femminile potrà essere affrontata solo quando tutti gli altri problemi saranno risolti. Si tratta di un’impostazione profondamente scorretta e che è importante contrastare anche attraverso il nostro modo di esprimerci.

Vera Gheno

Voi cosa ne pensate? Concordate con questa opinione oppure no?


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