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Atlantide e le Isole del Mito

Scritto da il 13 Novembre 2020

Soundtrack consigliata durate la lettura – “Ys – Adriano Sangineto”

Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte.

Platone – Timeo e Crizia

Il mare è il padre dei misteri. Fin dagli albori dell’uomo, i segreti custoditi dagli abissi hanno affascinato e ispirato filosofi, poeti, musicisti, artisti e scrittori. La storia a noi più vicina, e sicuramente la più conosciuta, è quella di Atlantide. L’isola mitica descritta per la prima volta da Platone nei dialoghi di Timeo e Crizia– IV secolo A. C. – si trovava oltre le Colonne d’Ercole – lo stretto di Gibilterra. Il limite conosciuto dai Greci che segnava il confine oltre il quale regnava l’ignoto. Il filosofo la descrive come un regno ricchissimo di risorse, una terra fertile circondata dal mare. Proseguendo nel dialogo, Crizia racconta che gli Dei, all’alba dei tempi, si divisero il mondo. Poseidone, il Dio dei Mari, ottenne il dominio su Atlantide, come da lui richiesto.

Platone

La città e il mito della fondazione

Poseidone si innamorò della fanciulla atlantidea Clito. Egli “recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua” per renderla inaccessibile agli uomini che ancora non sapevano navigare. Rese fertile la terra e fece sgorgare due fonti, una di acqua calda e una di acqua fredda. Poseidone e Clito ebbero dieci figli, il cui primogenito, Atlante, divenne in seguito il Re di Atlantide.

Il tempio di Poseidone e Clito fu costruito al centro della città, lungo uno stadio di 177 metri, rivestito all’esterno di argento e all’interno di oro, avorio e oricalco. La statua del Dio, ritratto su un cocchio trainato da destrieri alati, era d’oro anch’essa e talmente alta da toccare il tetto.

L’Isola divenne ben presto una vera e propria potenza, divisa in dieci zone, ognuna governata da uno dei figli del Dio e della fanciulla. Le leggi scritte da Poseidone su una lastra di oricalco erano poste al centro dell’isola. Anche quel luogo era sacro: tutti i Re si riunivano lì per discutere le decisioni da prendere. E’ descritto nel dettaglio persino il rituale che i sovrani dovevano eseguire prima di deliberare, che consisteva in una caccia al toro armati di soli bastoni, una libagione offerta con il sangue dell’animale e infine una lunga preghiera e il rinnovo dei giuramenti.

La fine di Atlantide

In tempi successivi, però essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sotto terra, e l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.

Platone – Timeo e Crizia

L’egemonia atlantidea sui mari durò molto tempo. Il popolo mitico di Atlantide, secondo le leggende, prosperò e divenne estremamente avanzato nelle arti, nella navigazione, persino nelle scoperte scientifiche dell’epoca. Ma, come sovente accade nei miti più antichi, fu proprio la natura umana a scriverne la triste sorte. Resi arroganti e schiavi della cupidigia, gli eredi di Poseidone persero ogni caratteristica divina, scatenando infine l’ira di Zeus. La città fu vittima di terribili cataclismi naturali e fu inghiottita per sempre dal Mare.

Tra storia e Mito

La città perduta di Atlantide ha da sempre affascinato non solo gli artisti, ma anche archeologi e ricercatori. Tantissimi hanno ripercorso le vie mitiche descritte da Platone – e non solo – ispirati dalla storia di Heinrich Schliemann e di come, con l’Iliade alla mano, abbia trovato le rovine di Troia. La ricerca di una traccia concreta per collocare geograficamente l’Isola in questo o quel punto del mondo è tutt’ora aperta. Una delle teorie più controverse è quella di Sergio Frau, scritta nel dettaglio nel suo libro le colonne d’Ercole.

Le sue ricerche, infatti, partono da un presupposto diverso da quello solitamente discusso: e se le Colonne d’Ercole, il confine tracciato dai greci a quei tempi, fossero state spostate nel corso del tempo? Di certo, con l’esplorazione completa del Mediterraneo, anche i Greci antichi scoprirono nuove popolazioni, nuove terre, dando sicuramente vita ad altri miti o aggiustando quelli già conosciuti ai loro tempi. Frau colloca le Colonne d’Ercole nel canale di Sicilia, affermando che quel tratto di mare è – ed era – assai più periglioso di quanto si pensi. Atlantide, secondo la sua teoria, diventerebbe un mito Mediterraneo in tutti i sensi.

La sua analisi parte dai viaggi descritti da Omero nell’Odissea, che toccano le coste Italiche. Lo studioso la colloca Atlantide in una zona costiera della Sardegna, dove è stata scoperta una grande quantità di costruzioni nuragiche sepolte dal mare e poi dal fango. Il dibattito è tutt’ora aperto, ma è bello pensare che il Mediterraneo sia anche la culla di questo mistero.

Ys, l’Atlantide celtica

Come per il mito del Diluvio Universale, comune a quasi tutte le culture antiche, quella della città inghiottita dalle onde è una storia che possiamo ritrovare anche oltre il mediterraneo e le Colonne d’Ercole – ovunque esse siano collocate.

E’ il caso della celtica Ys, una leggenda che arriva dalla Bretagna.

Quella di Ker-ys – in bretone città bassa– è una storia molto simile a quella di Atlantide, ma è ambientata durante la cristianizzazione delle terre nordiche e per questo motivo ne esistono differenti versioni. Ys, comunque, è collocata dai più nel Morbihan, nel Finistère o nei pressi di Mont Saint-Michel. Per proteggere la città dal dominio dell’Oceano, oltre alle grandi mura che la cingevano, c’era un sistema di dighe e di porte le cui chiavi erano custodite dal Re in persona. L’isola a quel tempo era governata da Gradlon, che aveva una figlia, da lui amatissima, di nomeDahud. Narra la storia che uno straniero, giunto a Ys, si innamorò perdutamente della principessa.

Venuto in possesso delle chiavi della città, fu proprio lui a condannare l’isola e i suoi abitanti e a lasciar entrare l’Oceano. Il Re riuscì a salvarsi raggiungendo la costa, ma sua figlia non fu altrettanto fortunata: mutata in Sirena, ella rimase sul fondo del mare, dove ancora incanta gli incauti che si avvicinano al suo regno sommerso. La sua figura è vista anche come quella di una strega del mare, nelle versioni più cristianizzate della leggenda.


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