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Ariosto e Tasso: un duello epico

Scritto da il 25 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “The first twilight” – Deep Forest

Immaginiamo di essere nel XVI secolo, di avere poche distrazioni ed essere senza Netflix e la nostra serie preferita. Immaginiamo di incontrarci comunque tutte le settimane per vedere puntate, scambiare opinioni, decidere se quell’episodio ci è piaciuto o no…

Non serve immaginarlo. Lo facevano. Spessissimo i cortigiani, coloro che frequentavano la corte del signore del luogo, si riunivano e ascoltavano storie, racconti interessanti che tenevano col fiato sospeso. Almeno fino alla lettura della settimana successiva. Un po’ come facciamo noi.

Il poema eroico

Prima delle serie tv esisteva il poema epico-cavalleresco. I due termini non andavano d’accordo tra loro, al punto da generare una grande discussione. I due generi erano effettivamente diversi? Qual era il migliore? Un confronto che va avanti ancora oggi. La mancata soluzione alla diatriba ha dato vita alla forma narrativa che ha dominato la storia della letteratura, il romanzo. Parliamo di fantasy o di realismo? Ieri come oggi, un’epica battaglia che ancora non si è conclusa.

All’epoca era un dibattito centrale, che coinvolgeva letterati e intellettuali ma anche semplici ragazzi che assistevano ogni settimana alle letture degli episodi nelle corti. Lo scontro era fra due Titani: Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, L’Orlando Furioso e la Gerusalemme liberata. C’erano fazioni vere e proprie che parteggiavano per l’uno o per l’altra. Persino l’Accademia della Crusca, da poco fondata, era divisa sul tema.

La contesa

Il più accanito dei contendenti era sicuramente Torquato Tasso. Fronteggia apertamente il Furioso di Ariosto e per un po’ sembra avere la meglio. All’epoca, Ludovico Ariosto non poteva controbattere: soprattutto perché era morto da un pezzo. Gli è anche convenuto, perché Torquato Tasso era abbastanza attaccabrighe. Lo sanno bene i sostenitori dell’autore del Furioso. Sulla propria pelle. Un evento è alla base della disputa.

Da qualche anno, a causa della caduta di Costantinopoli per mano dell’impero Turco-Ottomano nel 1453, molti degli intellettuali greci dell’Impero d’Oriente si sono rifugiati in Italia, portando con loro la conoscenza del greco antico, allora ignorato in Italia e nell’occidente intero.  Sì nel medioevo si parlava al massimo latino e se studiamo greco al liceo è colpa dei turchi. Ma la fortuna è che hanno portato con loro anche tantissimi libri creduti ormai perduti, conosciuti a volte solo per traduzione dei bravi monaci in latino, a volte epurati. Qui abbiamo copie di originali. Fra questi un autore ha fatto la gioia dei sapienti, e la scoperta di un’opera in particolare che è la causa della contesa.

Aristotele e la Poetica

Il filosofo amava considerare qualsiasi cosa costituisse la realtà come oggetto di considerazione e regolamentazione. Amava soprattutto dare precetti. L’universo è così, la Natura è colà. L’estetica questo. L’arte imitazione. La poesia è degna di essere considerata tale se si rispetta unità di luogo, di tempo e d’azione. Ariosto la Poetica non lo conosceva. Conosceva, però, tanta tradizione latina che, comunque, queste regole provava a rispettarle. Ludovico Ariosto ha scelto. Se ne infischia del principio di unità. Il suo poema ha una durata non identificabile. I personaggi innumerevoli, i luoghi dell’azione diversi e disparati. L’azione, magari ce ne fosse una. Anzi, la più grande dote di Ariosto è senz’altro quella di sapersi districare nell’enorme ragnatela da lui creata senza perdersi mai e tenere sempre in una mano le fila. Inoltre, sempre secondo Aristotele, la “favola” deve essere indipendente. Il Furioso di Ariosto, si pone fin dall’inizio come continuazione dell’Orlando Innamorato di Boiardo, rimasta incompiuta.

Al contrario Tasso è uno studioso esemplare. Ha obbedito ciecamente ad Aristotele. Uno il tempo, la Crociata. Uno il luogo, Gerusalemme, (e dintorni). Una l’azione, conquistare Gerusalemme. Il suo successo è dovuto al fatto che, probabilmente, solo lui in tutta la storia della letteratura mondiale sia effettivamente riuscito a obbedire ai precetti sulla poetica. In ogni punto. Unico al mondo. Però attenzione: con risultati eccezionali e inimitabili. E innovativi. Rinunciando, oltretutto, a uno dei più grandi ingredienti che del poema epico-cavalleresco.

Il meraviglioso

Almeno quello che era considerato tale fino ad allora. Il Furioso è pieno di magie, incantesimi, prodigi, creature fuori dall’ordinario, attinti in pieno dalla cultura classica e pagana e inseriti in un contesto conosciuto e apprezzato. Cavalieri che si trasformano, maghi, ricerche, la follia, sono temi che ancora ritroviamo nel ciclo arturiano e nelle chansons de geste. Tutto inventato.

Tasso non vi rinuncia completamente. Ma è convinto di una cosa: la poesia non deve essere irreale, ma verisimile. Se l’arte è imitazione, la poesia non può allontanarsi dalla realtà. Infatti sceglie, da buon calssico, un evento storico come argomento. Tuttavia è consapevole che per riscuotere il diletto, il poeta necessariamente deve “ornare”, e condire gli episodi con quel meraviglioso. Allora lui, genio, lo trasforma in “verisimile”. Possibile. I malefici vengono dal diavolo e i prodigi da Dio. Dio può tutto, quindi per opera sua tutto è possibile. Sillogismo aristotelico perfettamente applicato.

Mezzo millennio di lezioni universitarie per non arrivare al punto. Cosa è superiore? Le invenzioni di Ariosto o la maestria emotiva con cui Tasso riesce a commuovere, ad farci empatizzare con i personaggi? Sono gusti. Certo è che sono due capolavori che hanno posto le basi per tutto il dibattito sull’arte, fino ai nostri giorni.

Ariosto

Lo dimostra la fortuna che i due poemi hanno avuto. Sconfinata, in tutto il mondo conosciuto. Senza aiuto di Youtube o Netflix. Mai terminata. Noi siamo molto debitori all’uno e all’altro scrittore. La mancata soluzione a questa eterna ed epica contesa che ha diviso tutti gli intellettuali fino ad oggi, ha segnato la nascita di una grande possibilità. Quella di poter concepire la realtà e raccontarla come meglio crediamo. E, se siamo bravi come loro, farla apprezzare al mondo intero.


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