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Anna Magnani, 47 anni fa la scomparsa di una dea

Scritto da il 26 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Anna verrà” – Pino Daniele

47 anni fa si spegneva Anna Magnani, stella lucente e viva del neorealismo italiano.

Il 26 settembre 1973 moriva a Roma, all’età di 65 anni, Anna Magnani, attrice simbolo del neorealismo italiano.
Occhi intensi, capelli color carbone, volto tragico e sarcastico insieme, essenza sanguigna e temperamento passionale: è l’icona incontrastata del cinema del nostro dopoguerra, ma non solo.
Anna era ed è molto di più.
Con la prepotenza del fuoco, lo sguardo magnetico che scava e il tocco dolce e sofisticato di una femminilità mai sfrontata, ha rapito chiunque. Anche i grandi artisti internazionali nutrono una vera e propria devozione per lei.
Meryl Streep, insieme a Tom Hanks, dichiara alla tv italiana pochi mesi fa: “Anna Magnani è la dea. Davvero fantastica, l’intensità degli occhi, tutto. L’impegno assoluto nei confronti di qualsiasi cosa che abbia fatto. Di questo impegno scoppiava proprio”.

I primi passi nell’arte

Anna nasce a Roma a inizio secolo da una ragazza madre che, dopo averla messa al mondo, la affida alla nonna Giovanna e alle cinque zie. Una forte catena femminile stretta intorno a lei a compensare la lontananza materna e a rafforzare la sua indole di donna coraggiosa e forte. Nel 1927 si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse, la futura Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Qui conosce Paolo Stoppa, con il quale inizia la carriera sul palcoscenico dell’avanspettacolo al fianco di due pilastri come Aldo Fabrizi e Totò. Nel 1934 si cimenta nella rivista, in una fortunata serie di spettacoli con il principe De Curtis che per lei aveva un’autentica adorazione. Con lui impara l’arte dell’improvvisazione e si fa conoscere come cantante e interprete dialettale dalle tinte essenziali e forti. Timbro che le resterà addosso a vita.

Il debutto al cinema

Ma la prima, grande prova da attrice, che le spalanca le porte del cinema, arriva nel 1941 con Teresa venerdì di Vittorio De Sica, in cui interpreta una capricciosa cantante di varietà, amante dello stesso De Sica.

Invece, al fianco di un monumento del teatro italiano quale Eduardo De Filippo, porta sul grande schermo personaggi dai colori netti, carichi, veri più che mai, come la bella popolana Assunta Spina -tratta dalla commedia di Salvatore Di Giacomo e la splendida Filumena Marturano sceneggiata da Eduardo stesso e diretta da Roberto Rossellini.

Di lì in avanti Anna lascia un segno potente con le sue interpretazioni viscerali ed estreme, lei che in scena e davanti alla macchina da presa è immediata, empatica e davvero superiore.
“Che ti importa se ti trema la voce? Tu sai parlare con le mani” le ripete Eduardo prima del debutto teatrale della sua indimenticabile Medea.

Il successo internazionale con Roma città aperta

Nel capolavoro Roma città aperta di Roberto Rossellini vince il Nastro d’argento come attrice non protagonista e acquista finalmente la notorietà in campo internazionale. I suoi occhi, in questa straordinaria pellicola, non si possono in nessun modo raccontare e costringono lo spettatore a non interrompere il contatto con lo schermo.

La celebre scena di Roma città aperta la consacra nell’olimpo degli indimenticabili. Sarebbe bastata quella singola ripresa per definire indiscutibile la sua capacità recitativa.

Il segreto della credibilità in scena di Anna Magnani è solo uno e risiede nella potenza del suo pensiero. Lei lo racconta con grande semplicità: “Sarò presuntuosa, ma io non credo di recitare. Io non recito. Recito male se provo a recitare. Vivo quello che faccio o credo di viverlo, che è lo stesso”.

La sua carriera prosegue con L’onorevole Angelina di Luigi Zampa a Bellissima di Luchino Visconti.
Lo stesso Visconti racconta: “Anna è come un cavallo di razza. Bisogna tenerlo chiuso nel suo box fino all’ultimo momento, che non sappia nulla e non veda nulla, e intanto gli si deve preparare una pista perfetta. Al momento della corsa si può lasciarlo andare a briglia sciolta. Vincerà di sicuro”.

La prima attrice italiana a vincere l’Oscar

La continua ascesa di Nannarella, come la chiamano tuttora in molti, la porta a conquistare nel breve anche l’Olimpo mondiale del cinema, infatti nel 1956 vince l’Oscar per La rosa tatuata di Daniel Mann.
Migliore attrice protagonista –la prima italiana in assoluto e la prima al mondo di madrelingua non inglese– grazie al ruolo di Serafina Delle Rose. La stessa interpretazione le è poi valsa un BAFTA come attrice internazionale dell’anno e un Golden Globe alla migliore attrice in un film drammatico. Sarà una delle pochissime celebrità italiane ad avere una stella nella Hollywood Walk of Fame.

Anna conquista tutti

Due anni più tardi conquista il suo primo David di Donatello per il ruolo nella pellicola Selvaggio è il vento, per cui è stata premiata anche come miglior attrice al Festival di Berlino dello stesso anno, era il 1958.

È una donna scaltra e risoluta Anna e sa perfettamente ciò che vuole, tanto da saper anche dire di no. Rifiuta il ruolo di protagonista nel celebre La ciociara. Non vuole interpretare Cesira, la madre di Sophia Loren che, nella trama, avrebbe dovuto vestire i panni di Rosetta. Dopo il suo no, quel ruolo viene affidato alla Loren e le vale l’Oscar.

I grandi successi internazionali le donano un posto d’onore nell’immaginario collettivo mondiale. Celebre è infatti il saluto dallo spazio dell’astronauta Jurij Gagarin, che a bordo del Vostok 1, il 12 aprile 1961, invia il seguente messaggio: “Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti, e Anna Magnani“.
A lei è anche dedicato un cratere sul pianeta Venere, di 26 km di diametro.

Tutti i grandi uomini di Anna

Poi nel 1962 la grande interpretazione per Pier Paolo Pasolini in Mamma Roma, intensa, provocatoria, commovente e senza mezze misure. Anna è come un torrente in piena. La vera e propria corsa di un cavallo di razza, come diceva Visconti. La sua Mamma Roma nella periferia sud della città è intensa, vigorosa, sempre pronta a tirar fuori il suo carattere. Immaginatela che dice a Pasolini che in quella ultima scena la parrucca non la vuole proprio mettere, che in quelle battute drammatiche finali, in cui le viene rivelato che il figlio Ettore è morto, lei vuole recitare con la sua faccia, con i suoi capelli, senza nulla di più. Insomma vuole essere se stessa per darsi in modo definitivo al suo personaggio.

Fabrizi, Totò, De Filippo, Stoppa, De Sica, Visconti, Pasolini, Zampa, Rossellini, Mann. Sono i nomi imponenti di tutti i registi che l’hanno diretta e gli artisti che l’hanno amata. Una collana di perle attorno al collo di Anna che le dona ancor più regalità, se mai ce ne fosse bisogno, e la fissa per sempre fra le eccellenze artistiche del nostro Paese.

La sua vita privata difficile, le sue storie d’amore tormentate, prima fra tutte quella con il regista Roberto Rossellini, segnano i suoi tratti. Ma lei ripete in sala trucco: “Non toglietemi nemmeno una ruga, le ho pagate tutte care”.

La sua ultima apparizione sul grande schermo è firmata però da un altro nome poderoso. Il Maestro Federico Fellini e sarà una sorta di consacrazione in vita. Nel 1972 il regista la chiama per un piccolo cameo nel film Roma, un microscopico spaccato nel quale l’attrice interpreta se stessa. Una manciata di secondi in cui si vede Anna davanti al portone di casa e si sente la voce fuori campo di Fellini che dice: “Questa signora è il simbolo della città… lupa e vestale, aristocratica e stracciona, tetra e buffonesca e potrei continuare” .
E lei replica, dissacrante e magnifica: “Che so’ io? A Federì, ma va’ a dormì” .
E, chiudendo il portone, scompare.


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