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Angelo Branduardi, il Menestrello del XXI secolo

Scritto da il 27 Febbraio 2021

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Alla fiera dell’Est” – Angelo Branduardi

Un violino e una capigliatura inconfondibile, con tanti ricci ribelli. Eccolo, Angelo Branduardi, l’uomo che ha portato il Medioevo nelle orecchie dei suoi contemporanei. Il suo strumento lo accompagna da sempre nelle sue ballate: a soli sedici anni Branduardi si diploma al Conservatorio di Genova, venendo anche a contatto con l’ambiente della scuola genovese. Una formazione, la sua, tale da portarlo a esplorare il mondo più nascosto delle origini della nostra letteratura.

angelo branduardi

Suo è lo studio sulla vita di San Francesco -con la trasposizione musicale del Cantico delle Creature del santo, sua è la colonna sonora di State buoni se potete (1983), pellicola basata sulla figura di San Filippo Neri. Nelle sue produzioni ritornano continuamente personaggi e figure tipiche dei menestrelli, cantori che intrattenevano i signori nelle corti fin dal X secolo. Solo che lui suona e canta queste gesta nel presente, in teatri e arene.

Forse questo basta per descrivere la potenza di una musica che sa andare fuori dagli schemi, ma anche a fondo nelle radici culturali dell’Occidente europeo. O forse no. Perché un fenomeno del genere non passa mai inosservato e, anche se non lo si incontra direttamente, di sicuro si fa riconoscere.

angelo branduardi

Quanti, da bambini, hanno sentito intonare dai propri genitori quella canzoncina simpatica, dell’avvento di un cane che morde un gatto che mangia un topo… che al mercato mio padre comprò? Un ritmo divertente, un testo che tiene sospesi, fa chiedere “che fine farà questo personaggio?”

Questa è la trama della celeberrima Alla fiera dell’Est, tratta dal terzo album omonimo dell’immenso Branduardi. Un gioco quasi perverso, che si dimostra poi essere la vita stessa: come fosse il pesce grande a mangiare il pesce piccolo, ogni personaggio viene superato da un altro fin quando non si arriva al punto più alto. Sì, si incontra anche l’angelo della Morte, ma dopo di lui solo il Signore.

Quale migliore ispirazione, per il menestrello dei nostri tempi, se non la Pasqua ebraica? Un canto che si usa raccontare e intonare durante la cena pasquale, in cui le vicende di un capretto descrivono, allegoricamente, la storia dell’antico Israele. Branduardi l’ha preso, l’ha fatto suo insieme alla moglie e compagna di scrittura Luisa Zappa, e l’ha portato alle orecchie di tutti.

Anche in Alla fiera dell’est è descritto un viaggio, una storia. La nostra.


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