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L’Anfitrione

Scritto da il 24 Settembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “ Somebody That I Used To Know” – Gotye feat. Kimbra

Durante il periodo scolastico si studiano al liceo classico le commedie greche e latine. Uno dei più noti commediografi è sicuramente Plauto, perciò… perché non parlare di una delle sue opere?

La Trama dell’Amphitruo

Giove non è in grado di mantenere la promessa di fedeltà che consegue al matrimonio e, infatti, molte narrazioni mitologiche hanno come centro il frutto del tradimento di questo suo matrimonio divino con Giunone. Questa storia non fa eccezione.

Anfitrione
L’Anfitrione

Il Signore degli Dei, invaghitosi di una donna mortale, Alcmena, prende le sembianze del marito, Anfitrione, mentre questi parte per la guerra, convincendo il figlio Mercurio, a fingersi Sosia, il servo dell’uomo.

Il mattino seguente Sosia si reca di nuovo all’abitazione dei suoi padroni, per annunciare ad Alcmena la fine della guerra ed il ritorno del marito, ma si imbatte in Mercurio che lo ferma.

Da questo incontro nascono infinite incomprensioni che porteranno addirittura ad una crisi esistenziale dei due mortali.

Quando, fortunatamente, tutta la questione venne risolta, Alcmena partorì senza dolore due gemelli da padri diversi: Ercole, figlio di Zeus, e Ificle, figlio di Anfitrione.

I Personaggi

Generale tebano e protagonista della commedia, Anfitrione, è inizialmente offensivo e aggressivo nei confronti della moglie.

Timorosa degli dei, Alcmena, moglie di Anfitrione, si definisce lei stessa passionale, onesta, generosa e pudica. Molto controllata, la donna non avrebbe mai tradito il marito, neppure con un dio, e ciò ha portato Giove a ingannarla.

mercurio e sosia, Anfitrione
Mercurio e Sosia

Giove, nella cultura greca Zeus, è l’antagonista della storia. I suoi comportamenti sono galanti con la donna, ma superbi con il figlio che lo sta aiutando. Assumendosi la piena responsabilità degli avvenimenti, alla fine di tutto farà da mediatore tra i due coniugi.

La parte comica della commedia è rappresentata da Sosia, il servo di Anfitrione. Un imbroglione vigliacco, sfacciato e scaltro, timoroso però del padrone.

Controparte di Sosia, Mercurio è il dio messaggero dei viandanti e dei ladri, rallenta la scoperta dell’inganno e spera che Giunone non si accorga di nulla. A differenza del servo, è un personaggio statico.

Luogo, Tempo e Tema

Nel teatro si prediligevano ambientazioni esterne, poiché meno difficili da ricreare. Difatti tutte le vicende della commedia si svolgono davanti alla casa di Alcmena e Anfitrione.

Poiché ai tempi dei romani le lampadine e l’energia elettrica non erano state inventate, durante le rappresentazioni teatrali, veniva sfruttata la luce naturale, perciò, oltre a durare molto più di tre ore, il tempo della commedia era una giornata, con qualche salto temporale. Come quello nel terzo atto che ci trasporta direttamente al parto di Alcmena.

Gli argomenti trattati sono molti: questa è una commedia degli equivoci che si incentra sulla fedeltà coniugale, sul potere degli dei, dell’apparenza e della parola, e sulla situazione dello schiavo e sulle crisi d’identità.

L’adulterio

L’adulterio, ovvero il tradimento del proprio partner coniugale, era considerato un reato nell’antica Roma solo se era la donna a commetterlo.

Giove che guarda una donna mortale o una dea nonostante sia spostato con Giunone

Quando questo crimine veniva scoperto, la donna era condannata a morire di fame, mentre l’amante veniva torturato. Solo con Augusto venne stabilita una procedura penale che prevedeva l’esilio della donna, attuata nei confronti della sua stessa figlia Giulia.

Lo Schiavo

Esistevano molti modi per cui un uomo poteva diventare uno schiavo, quindi un uomo senza diritti: per debiti, ovvero si diventava lo schiavo di una famiglia finché non si saldava il debito nei loro confronti; per scelta o come prigioniero di guerra.

Se erano di proprietà dello stato venivano impiegati in lavori pubblici, come costruzioni di edifici o di strade o simili. Se erano privati venivano detti famigli, e avevano due possibili strade davanti a loro: lavorare come collaboratori domestici nelle domus oppure portare avanti un’esistenza usurante nei campi.

Uno schiavo veniva liberato tramite la Manumisso e assumeva lo status sociale di liberto. Poteva così condurre una sua attività e aveva dei diritti, ma non poteva entrare in magistratura.

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