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Amanda Lear compie 80 anni

Scritto da il 18 Novembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Tomorrow – Amanda Lear”

Il 18 novembre 1939 nasce la cantante, modella  pittrice, attrice, conduttrice televisiva Amanda Lear.

Una carriera così variegata può delinearsi secondo tre direttrici che si intrecciano in uno straordinaria quadro artistico che si scrive Amanda Lear e si legge poliedricità.

Amanda nasce a Hong Kong. A 20 anni inizia a lavorare come modella (prima direttrice): il suo corpo slanciato, le gambe vertiginose, una grande bocca dal sorriso smagliante, gli zigomi, prima dell’arrivo di Françoise Hardy erano per lei motivo di vergogna: non rientravano nel canone di Brigitte Bardot.

È Caterina Harlé a notare l’androginia dei suoi tratti che poi con David Bowie (altra figura fondamentale per Amanda Lear) esploderà di lì a poco. È l’inizio della sua carriera per i grandi marchi di moda Helmon Newton, Elle, Vogue, Mary Quant, Coco Chanel, Yves Saint Laurent.

Poi la relazione con Salvator Dalì (seconda direttrice) e la moglie Gala. Il loro è un ménage a trois che affonda le radici nel 1965, quando Dalì e Amanda si conoscono in un locale parigino. Lei posa per lui per il quadro Venus to the Furs e Vogué, partecipa ai cineasta e Gala la accoglie con una generosità assoluta. La loro è una relazione non convenzionale, che Amanda definisce “matrimonio spirituale”. I tre non si affrancano dai riflettori: si fanno vedere insieme alle prime teatrali e in vacanza.

Lo stretto contatto con Dalí la indirizza al mondo cinematografico, nel quale comincerà fare le prime apparizioni alla fine degli anni ’60. Negli anni ’80 esordisce in Rai come conduttrice: il piccolo schermo la vede protagonista non solo di programmi (straordinario successo in Cocktail d’amore), ma anche in serie televisive fino al 2016, quando annuncia il ritiro dalle scene.

L’artista suscita in lei anche un forte interesse alla pittura. Durante la relazione Dalì le aveva fatto conoscere i musei d’Europa e i salotti parigini. Solo dal 1981 comincerà a esporre le sue opere in varie mostre quasi tutti gli anni, fino al 2000. Nel gennaio 2007 viene anche insignita del titolo di “Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres” dal ministro della cultura francese Renaud Donnedieu de Vabres per il suo contributo all’arte.

La terza direttrice è la musica: sarà una foto a far virare la sua carriera.
È il 1973 e sulla cover del secondo album dei Roxy music, For Your Pleasure, c’era proprio Amanda Lear che, in un provocante tubino nero di pelle lucida, teneva al guinzaglio una pantera. Quella foto passerà per David Bowie. Lui vuole conoscerla e tra i due nasce l’amore. È proprio Bowie a scoprire le sue doti canore a farle conoscere Elton John e Freddy Mercury fino ad incidere il suo primo disco. È in questo momento che la sua androginia viene notata: la sua voce ricorda quella di un uomo e il suo aspetto fisico contribuisce ad alimentare i dubbi sulla suo presunto cambio di sesso: Amanda sarebbe in realtà nata Alain. Questa patina di ambiguità, a detta sua un espediente di Bowie per suscitare curiosità e aumentare le vendite dei suoi album d’esordio, si intreccia al suo timbro vocale basso e sensuale.

Il produttore Antony Monn e l’etichetta Ariola-Eurodisc svoltano la sua carriera musicale. Con la sua fortunata trilogia disco (I Am a Photograph, Sweet Revenge, Never Trust a Pretty Face) guadagnerà il titolo di White Queen of Disco. Poi cercherà subito di togliersi l’etichetta dedicandosi al rock elettronico in stile new wave. Con 18 album, più di 50 singoli, conta circa 15 milioni di album e 25–30 milioni di singoli venduti nel mondo.

In questa lunga carriera Amanda Lear ha dato voce alle donne, a una sensualità nuova, figlia della trasgressività che si era annidata negli effervescenti anni ’60, poi esplosa negli eccentrici ’80. Non solo ha contribuito al cambio del canone estetico con le sue forme “nuove”, ma ha aperto il mondo alla visione di una sessualità aperta: le etichette non le sono mai piaciute. Oggi a 80 anni ricorda che l’età non conta, l’importante è essere vivi.


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