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Serata cyberpunk con “Altered Carbon” – La Cinemante

Scritto da il 4 Maggio 2018

“Il pericolo di vivere tante volte è dimenticare di temere la morte”.
-Takeshi Kovacs

9ba4abcd1383df5674d31aa392d1be79.jpg (2000×3000)Questa è una delle frasi che più mi hanno colpito della serie Altered Carbon, tratta dal libro “Bay City” di Richard K.Morgan e distribuita da Netflix , che ormai non sbaglia un colpo.

Alla base della serie c’è l’idea dell’immortalità, riservata esclusivamente alla mente e non al corpo, almeno per chi non si può permettere una copia fisica di sè stesso.

L’identità dell’uomo è diventata un semplice I.D.U. (immagazinamento digitale umano), tutta la memoria, i tratti del carattere e le componenti che ci rendono noi stessi sono racchiusi in una pila cervicale inserita nella nuca, che, al momento della morte del corpo, viene trasferita in un altro (a meno che voi non siate Neo-Cattolici).
Il corpo è quindi considerato solamente come un contenitore, una “custodia” intercambiabile a seconda di ciò che è disponibile. Se eravate donna non è detto che lo sarete di nuovo, o ancora, se avevate 20 anni non è detto che li riavrete anche nella nuova custodia.

Gli unici a potersi permettere infinite custodie e backup delle identità sono i “Mat”, le persone più ricche e potenti del mondo, che grazie a questo sono virtualmente immortali come degli Dei.

Ci troviamo infatti in un universo in cui Dio è stato dimenticato e i “Mat” hanno preso il suo posto. Più precisamente siamo a Bay City, la città del vizio e della violenza, nell’anno 2384. Qui, 250 anni dopo essere morto, Takeshi Kovacs, rivoluzionario “spedi” (speciali unità militari) giustiziato per essersi messo contro “il protettorato”, viene innestato in una nuova custodia. A pagare per lui è un ricchissimo aristocratico della città che lo ingaggia per indagare sul suo omicidio.

L’ambientazione è probabilmente la prima cosa che coplisce in questa serie cyberpunk. Uno spettacolo visivo in tutto e per tutto, che, per non risultare “già visto”, fa molto affidamento sugli effetti speciali.

Nel complesso Altered Carbon è una serie ben sopra la media che intrattiene lo spettatore dall’inizio alla fine in una storia ricchissima di colpi di scena, visivamente spettacolare e con attori molto bravi. La serie non si sofferma però su ciò che è dietro a questo mondo crudo e contorto che ci viene presentato, in cui l’uomo, vivendo ormai troppo a lungo deve sfogarsi in qualche modo e lo fa nel sesso michiato alla violenza incontrollata. L’uomo ha perso completamente la sua umanità dopo aver cancellato il livellatore che era la morte.

La serie ci lascia non solo con la domanda “cosa succederà nella seconda stagione al protagonista?”, ma con un dubbio più profondo:

“L’immmortalità è un miracolo o una maledizione?”


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