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Albert Camus e le fatiche di Sisifo

Scritto da il 7 Novembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Albert Camus” – Tom Rosenthal

Il 7 novembre 1913 nasce Albert Camus, autore, tra le altre opere, del saggio filosofico Il mito di Sisifo. Dopo più di un secolo, ancora oggi lo si considera uno dei più indomabili intellettuali del Novecento francese.

albert camus
Albert Camus

Originario di Dréan in Algeria, colonia francese dal 1834 al 1962, Camus conduce un’esistenza intensa ma di breve durata. All’età di quarantasette anni muore a causa di un incidente automobilistico, tre anni dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

Per tutta la vita Camus si sposta tra la Francia e l’Algeria, nel tentativo di conciliare la dignità dell’uomo con la nudità del povero. Parigi gli consente di accedere al privilegio di un mondo nuovo, ma dalla madrepatria non smette mai di rimpiangere la semplicità del quartiere povero in cui cresce, Belcourt. C’è sempre qualcosa di irriducibile nella vita e nell’opera di Camus: un’ostinazione che non si lascia piegare e che sostiene una passione ardente e una salda lucidità.

Il primo Camus

Camus esordisce come scrittore nel 1932 quando, appena diciannovenne, inizia a pubblicare una serie di testi critici sulla rivista Sud. In seguito, si dedica alla filosofia, alla narrazione, alla drammaturgia, alla saggistica e al giornalismo.

A Parigi prende piede il progetto di strutturare le opere in tre cicli, che contengano ognuno un testo teatrale, un romanzo e un saggio filosofico. Il primo ciclo è quello dell’Assurdo di cui fanno parte il dramma Caligola, il romanzo Lo straniero e il saggio Il mito di Sisifo, pubblicati tra il 1942 e il 1944.

Il mito di Sisifo

Il Mito di Sisifo è il primo saggio filosofico di Camus, in cui sviluppa in forma teorica il concetto dell’assurdo. In particolare, l’autore intende scoprire quali alternative rimangano all’uomo quando diventa conscio dell’inutilità dei suoi sforzi.

L’esistenza, privata della maschera dell’abitudine, rivela “la mancanza di ogni profonda ragione di vivere, l’indole insensata di questa quotidiana agitazione e l’inutilità della sofferenza”. Senza le illusioni della consuetudine, l’uomo si trova faccia a faccia con l’assurdo, un sentimento di estraneità rispetto alla vita, al mondo e a sé stessi. Ora cosciente di aver fatto affidamento sui progetti di domani che la morte umilia, l’individuo diventa estraneo alla propria esistenza. Lo stesso accade nei confronti del mondo e degli altri che sono inconoscibili: c’è qualcosa di inumano e di irriducibile anche nell’umano stesso.

Il confronto tra il desiderio di chiarezza, connaturato allo spirito e l’irrazionale del mondo, genera il sentimento dell’assurdo.

Le filosofie esistenzialiste rispetto alla contraddizione del mondo propongono l’evasione: un salto per eludere l’assurdo. Jaspers, Čhestov e Kierkegaard da un lato e Husserl e i fenomenologhi dall’altro negano uno dei due termini del confronto uomo-mondo che si è posto. I primi deducono la trascendenza ai danni dell’uomo, i secondi esauriscono l’esperienza nel pensiero ai danni del mondo. Rinunciare a uno dei due termini però significa rinunciare al loro confronto e di conseguenza all’assurdo che Camus propone di vivere.

albert camus
Sisifo che spinge il masso

L’uomo che affronta l’assurdo, brucia la propria vita con la vibrante passione di una coscienza sempre tesa. Vivere l’assurdità della vita significa concedersi come Don Giovanni a un amore “passeggero e singolare”, esaurirsi in tante esperienze quante sono quelle che interpreta l’attore, e superarsi, fino a portare la propria conquista agli estremi dei limiti individuali.

Così come Sisifo che vive il proprio destino come una scelta anziché una condanna, allo stesso modo l’uomo assurdo vive in rivolta il divorzio con il mondo.  

A partire da questo primo saggio filosofico, e per tutta l’opera, leggere Camus significa scoprire la natura bifronte dell’esistenza, un gioco cromatico che ammalia con ferocia, il sì e il no di una caducità perpetua.

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