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Addio al canto degli uccelli?

Scritto da il 28 Gennaio 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Good Goodbye – Linkin Park (feat. Pusha T and Stormzy)”

Tra i molti detti che riguardano la stagione dei fiori, della natura che rinasce e delle pioggerelline benefiche, uno piuttosto noto è quello che recita: “Una rondine non fa primavera”, frase semplice ma d’effetto che ammonisce i più impazienti a non lasciarsi trascinare troppo dall’entusiasmo quando si ode il primo cinguettio di fine inverno. Eppure, nel giro di appena dieci anni questo stesso modo di dire potrebbe perdere di senso, in quanto gli ultimi studi condotti da team di ricerca dislocati in tutto il mondo hanno appena lanciato un drammatico allarme: entro la prossima decade gli uccelli, la cui estinzione sta procedendo a ritmo costante e progressivo, potrebbero scomparire del tutto.

Inquietante e allo stesso tempo estremamente degna di nota la precisione con cui Rachel Carson, già nel lontano 1962, aveva previsto nel suo libro, “Primavera silenziosa”, ciò che gli uomini di scienza di oggi hanno evidenziato a seguito di studi approfonditi e corroborati da dati molto precisi, tra i quali svetta il cosiddetto State of the world’s birds, la mappatura realizzata dall’organizzazione BirdLife International che mostra come il fenomeno non risparmierà nemmeno le specie attualmente più comuni dei nostri amici volatili.

Questi variegatissimi animali, la cui esistenza viene da sempre data per scontata tanto da risultarci assolutamente impensabile l’idea di svegliarci la mattina senza il classico (e non sempre gradito) cinguettio persistente di qualche passerotto particolarmente vivace, sono infatti tra le vittime maggiormente esposte al mix di conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’aumento di superficie agricola – per non parlare poi di incendi e bracconaggio, ma quello è un altro paio di maniche. Mentre la distruttività della prima condizione è facilmente deducibile, la seconda merita di essere approfondita meglio, in quanto può apparire a chi non è esperto in questo ambito di studi un po’ meno scontata: con il diffondersi dell’agricoltura intensiva, purtroppo, è aumentato drasticamente anche il quantitativo di insetticidi neonicotinoidi utilizzati per proteggere il raccolto, cosa che ha portato inevitabilmente gli uccelli stanziati in quell’ambiente a ridurre la loro massa corporea e a subire stravolgimenti persino nei tempi e modi delle loro migrazioni. Uno sfasamento non da poco, visto che una specie su otto oggi risulta vicinissima all’estinzione e che il 40% delle 11mila specie presenti sulla Terra è in rapida diminuzione.

Saremo forse gli ultimi fortunati testimoni di cosa significhi ascoltare il concerto sempre nuovo della natura che si risveglia?


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