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A Beethoven e ai giovani, Baricco dedica un’omaggio

Scritto da il 14 Dicembre 2020

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Inno alla gioia” – Ludwig van Beethoven

Alessandro Baricco, scrittore e drammaturgo torinese, e la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara hanno deciso di cimentarsi in un omaggia o Beethoven per i 250 anni della nascita del compositore.

Dal 19 novembre fino al 21 sarà a Ferrara per registrare il suo omaggio.
Sarà uno spettacolo tra parole e musica che ha l’obiettivo di coinvolgere e appassionare tutti, anche un pubblico più giovane. Il Comune di Ferrara infatti, ha espressamente detto che si tratta di un dono: “esclusivamente rivolto alle scuole e ai giovani studenti italiani, in un anno particolarmente complesso anche per il mondo della scuola e della formazione”.
Il progetto è sostenuto dal ministero dell’Istruzione ed è in collaborazione con il Mibact.

Lo spettacolo sarà diffuso in streaming gratuitamente il 16 dicembre, proprio nel giorno in cui ricorrono i 250 anni dalla nascita del compositore tedesco.

Una squadra del tutto eccezionale

Sul palco insieme a Baricco nell’omaggio a Beethoven ci saranno: la pianista Gloria Campaner, i trenta giovani musicisti dell’Orchestra Canova e a dirigere Enrico Saverio Pagano.
Hanno già avuto modo di farsi vedere all’opera il 18 settembre all’arena di Verona durante il Festival della Bellezza.

omaggio a Beethoven

Gloria Campaner, uno dei migliori talenti pianistici di oggi, segue Baricco con grande attenzione. Impeccabile nel ripete frasi e passaggi delle pagine più famose di Beethoven. Enrico Saverio Pagano, che su indicazione di Baricco svolge lo stesso lavoro, ripetendo, arrestandosi e cambiando tempi su richiesta dello scrittore, ma laddove la Campaner compie l’impresa sulla tastiera, Pagano lo fa con un’orchestra dei trentasei giovanissimi talenti. Un Baricco ispirato e travolgente. Quello che ne potrà risultare anche stavolta sarà un lunghissimo applauso.

Beethoven non è solo storia, è anche presente e futuro

Ludwig van Beethoven visse in un periodo di grandi cambiamenti e cambiò per sempre la storia della musica.

Nacque in Germania il 16 dicembre del 1770 da una famiglia di umili origini, ma che vantava una certa predisposizione alla carriera musicale. Sia il padre che il nonno erano stati a loro tempo tenori e violinisti.

Il padre di Ludwig, Johann, era però un uomo brutale e dedito all’alcool che portò la famiglia sull’orlo della bancarotta, rendendo l’infanzia del futuro compositore un periodo piuttosto buio. L’obiettivo di Johann era, con dei modi assai discutibili, rendere famosa la bravura precoce del figlio.

Tra alti e bassi la carriera musicale di Beethoven andò avanti e tra i vari musicisti che presero parte alla sua formazione il più importante fu Kneefe, compositore che gli fece studiare composizione, pianoforte e basso continuo.

Successivamente Beethoven si trasferì a Vienna, sull’invito del conte Waldstein, a seguire lo studio di Mozart e Haydn.
Lì aveva l’opportunita di decidere se dedicarsi all’opera italiana, molto diffusa in tutti i teatri di corte europei, o se accostarsi all’opera francese. Si appassionò al panorama italiano. Studiò con Antonio Salieri, la massima autorità nel campo dell’opera italiana. Per quella francese conobbe e apprezzò le opere di Cherubini traendone da esse e da quelle di Gluck molti spunti. Tuttavia egli non fece l’operista, ne in lingua italiana, né in lingua francese, e infatti la sua unica opera fu il Fidelio.

Beethoven rifiutò qualsiasi incarico di compositore di corte o maestro di cappella e rifiutò di scrivere su commissione. Scrisse sempre per se stesso. Volle essere libero di scrivere ciò che si sentiva anche perchè i tempi ristretti lo infastidivano molto. Secondo lui, infatti, la musica è l’espressione più diretta dei sentimenti umani.

Con il passare del tempo Beethoven divenne sempre più una figura scontrosa, ai margini della vita sociale, ma questo non gli impedì di dare sfogo al suo genio, compose verso la fine della sua carriera la Messa solenne in Re e la Nona sinfonia, che diverrà la sua opera più famosa con il quarto movimento contenente il celeberrimo Inno alla Gioia.

Morì in semi-solitudine il 26 marzo 1827, ma al suo funerale, una folla oceanica andò a salutarlo, ad omaggiarlo. Questa fu la dimostrazione che la sua opera non potè essere mia più dimenticata.


   

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