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80 anni de Lo Hobbit: la saga prima della saga

Scritto da il 31 Marzo 2017

“In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo.”
Così John Ronald Reuel Tolkien battè sulla sua cara vecchia tastiera esattamente 80 anni fa sul foglio 1 della risma, imprimendo ad inchiostro quello che, nel giro di poco tempo, sarebbe diventato molto più della singolare storia di una buffa, piccola creatura di nome Bilbo Baggins.
Eh sì, perché quello hobbit che viveva in un buco della terra è cresciuto, si è incamminato lungo gli impervi sentieri dei Colli Ferrosi, ha scalato la Montagna Solitaria, e dopo aver aggirato in direzione nord-est lo spaventosissimo Boscotetro,  ha viaggiato in tutto il mondo popolato da noi Uomini, fino a registrare oltre i 100 milioni di copie vendute!

Il successo è stato tanto e tale che, in onore di un così importante traguardo quale l’80° anniversario dalla pubblicazione de Lo hobbit, l’editore inglese Harper Collins ha voluto celebrare questa ricorrenza realizzando il cosiddetto Tolkien Calendar 2017, ricco di illustrazioni originali delle opere di Tolkien, che era così appassionato di ciò che scriveva da accompagnarlo sempre con dettagliatissime mappe e disegni, per incoraggiare la fantasia dei lettori a “vivere la vicenda coi propri occhi”. Ma torniamo al piccolo Bilbo Baggins.

Instancabile nonostante la sua esigua statura -per citare uno stralcio delle tipicamente minuziose descrizioni Tolkieniane, gli hobbit erano “gente piccola, alta all’incirca la metà di noi, e più bassa dei barbuti nani”- questo hobbit ha conquistato il suo posto anche sul set, divenendo il protagonista dell’omonima trilogia che ad oggi rientra nella top 30 dei film con i maggiori incassi di sempre.
Altra curiosità sul nostro hobbit preferito, Bilbo, è che la lunga avventura che vive nel celebre libro “Lo hobbit” si ricollega in qualche modo con un sapiente espediente narrativo ad un’altra storia, che sicuramente tutti voi avrete sentito nominare almeno una volta nella vita: Il Signore degli Anelli.

Prima di svelare tutte le curiosità ed i legami tra le due storie, che ne direste di dare un breve sguardo alla trama de “Lo hobbit”?
Naturalmente, se non avete mai letto questo libro, e non volete imbattervi in alcun indesiderato spoiler, vi invitiamo a saltare questo paragrafo e a proseguire oltre la vostra lettura.

Messi in salvo i profani, possiamo andare avanti:
La vicenda è ambientata nella Terra di Mezzo, ed ha inizio nella contea di Hobbiville, dove la tranquilla ed abitudinaria vita di Bilbo Baggins viene sconvolta per sempre dal rocambolesco arrivo del misterioso stregone Gandalf, il quale senza troppe cerimonie gli propone di prendere parte ad un’avventura. Lo hobbit non ha neanche il tempo di rifiutare, che una compagnia capeggiata da Thorin Scudodiquercia e 12 nani suoi congregati gli invade casa in perfetto stile irruento e goliardico che è proprio dei nani. Solo a cena si scopre che lo scopo di quest’avventura è quello di recuperare un immenso tesoro posto nel cuore della Montagna Solitaria, sorvegliato dal feroce drago Smaug, che in passato ha sottratto queste ricchezze ai nani che in un’epoca felice dimoravano sotto la Montagna Solitaria. A questo punto la trama si fa terribilmente intrecciata, ricchissima di eventi: dal rapimento della compagnia per mano degli Orchi, alla scoperta delle rune lunari che recitano l’indovinello “il buco della serratura sarebbe stato visibile nel giorno di Durin”, alla sottrazione di un piccolo anello da parte di Bilbo ad un’orrenda creatura di nome Gollum. E ancora, le impegnative avventure vissute attraverso il Bosco Atro, pieno di insidie, prima di giungere ad Erebor, luogo dove si erige la Montagna Solitaria. È proprio Bilbo, aiutato dall’indovinello, a trovare la via d’accesso all’immenso tesoro sorvegliato da Smaug; dell’uccisione del drago invece è Bard l’Arciere il glorioso responsabile. Purtroppo però, la pace ad Erebor è tutt’altro che tornata: infuria la battaglia delle 5 armate, che vede Uomini, Elfi e Nani, nonostante le loro contrastanti aspirazioni e pretese sul tesoro, lottare uniti contro Orchi e Mannari. Sono gravi le perdite, fra le quali ricordiamo Thorin, Fili e Kili, ma alla fine il male viene sconfitto, ed ognuno può tornare a casa con una parte dell’inestimabile bottino. Il libro si conclude con Bilbo che, ancora in possesso dell’anello, si accinge a scrivere un resoconto sull’incredibile viaggio, appena concluso, che lo ha impegnato per lunghi anni.

Ora che tutti -o quasi- avete fatto capolino nell’avventurosa atmosfera che pervade ogni pagina del libro oggetto della nostra attenzione, è giunto il momento di scoprire come Tolkien sia riuscito a legarlo al Signore degli Anelli senza forzare in alcun modo le trame. Ebbene, vi ricordate di Frodo, il giovane membro della Compagnia dell’Anello, il Portatore di questo oggetto perennemente insidiato da Gollum, la creatura disgustosa ossessionata dal possesso di quest’arma portatrice di distruzione?
Ecco, questo giovane hobbit non è altri che il nipote di Bilbo, che compare, ormai anziano, nel primo capitolo della saga avente Frodo protagonista. Sarà proprio Bilbo ad esortare il suo stesso nipote ad andare oltre i propri sicuri confini, lasciandogli l’anello in eredità: di fatto, Lo hobbit si rivela come il prequel del Signore degli Anelli.

 

Caro Tolkien, per questo piccolo grande pezzo della storia della letteratura fantasy che già compie 80 anni, per tutti i momenti in cui hai lasciato i lettori col fiato sospeso impazienti di scoprire come Bilbo o Frodo avrebbero superato l’ennesima difficoltà, per ogni riga che hai scritto con tanta passione e che tutt’oggi meraviglia milioni di fan…
“Hantale!”
(Traduzione dall’elfico: “grazie di cuore!”)


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