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Stephen King: “avrei preferito che gli scenari dei miei romanzi non si avverassero”

Scritto da il 14 Aprile 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: “Thriller – Michael Jackson”.

Qualche giorno fa Stephen King, scrittore e sceneggiatore statunitense, ha rilasciato un’intervista alla National Public Radio in vista dell’imminente pubblicazione della sua nuova raccolta di racconti. Il 21 aprile infatti la casa editrice Scribner presenterà “If It Bleeds”, in cui tornerà in azione Holly Gibney, l’investigatore privato dotata di abilità soprannaturali. Il personaggio ideato dal re dell’horror ha già avuto un enorme successo nella serie tv “The Outsider”, prodotta da HBO e trasmessa su Sky Atlantic.

Nell’intervista King ha rivelato non solo i suoi progetti imminenti e futuri, ma anche i suoi pensieri riguardo la situazione emergenziale in cui versa ormai tutto il mondo e che ha radicalmente cambiato i nostri stili di vita. Senza nascondere una comprensibile dose di “panico da contagio”, il celebre autore di letteratura fantastica, si è detto «dispiaciuto» perché gli avvenimenti di questi ultimi mesi somigliano troppo ai capitoli dei suoi romanzi.

Solo nelle ultime tre-quattro settimane, moltissima gente mi ha detto “Stiamo vivendo in un mondo immaginato da Stephen King“, e tutto quello che posso dire è che avrei sperato davvero di no. Questa cosa stava covando da anni. Ho scritto “L’Ombra dello Scorpione” nel 1978 e da allora stava solo aspettando di accadere. Il fatto che nessuno sembrasse preparato, mi stupisce ancora.

Non è un caso che recentemente le vendite del libro in questione siano aumentate del 25% negli Usa. “L’Ombra dello Scorpione” è un romanzo post apocalittico, pubblicato sotto il titolo originale di “The Stand”, che racconta di un virus influenzale modificato biologicamente in una base militare in Texas. Il cosiddetto “Capitan Trips” viene rilasciato accidentalmente e uccide oltre il 99% della popolazione: una vera e propria pandemia letale.

Sebbene sia ben consapevole dei richiami che il suo quarto romanzo ha avuto sull’attuale pandemia in corso, l’autore ha rassicurato i suoi lettori su Twitter, precisando che la realtà è ben lontana dalla finzione e soprattutto meno tragica.

Covid-19 non è così grave e nella maggior parte dei casi si sopravvive. Mantenete la calma e prendete tutte le precauzioni necessarie. 

A ogni modo la CBS sta già progettando di farne una serie tv.

Secondo King un’eventualità come quella del Coronavirus «era inevitabile prima o poi in una società come la nostra dove il viaggio è una parte essenziale della vita quotidiana», ma questo non significa che i suoi effetti non possano essere tanto devastanti quanto inaspettati, in primis sulle nuove generazioni. Lo scrittore di fama mondiale infatti pensa alla nipote e a quando questa «racconterà la pandemia ai suoi figli così come mia madre ci raccontava della Grande Depressione».

Ricordo quando mia madre ci parlava della Grande Depressione. Aveva lasciato una cicatrice, un trauma. Penso che mia nipote, che è chiusa in casa, che non può vedere gli amici, può solo parlarci su Skype di tanto in tanto, ne parlerà ai suoi figli quando si lamenteranno di non poter uscire. Gli dirà:`Avreste dovuto esserci nel 2020, quando siamo rimasti in casa per mesi di seguito perché avevamo paura del virus´.

Inutile dire che l’emergenza in atto non abbia influito sulla realtà quotidiana di ognuno di noi, e di certo i manoscritti del celebre letterato non sono stati esentati. King ha ammesso che prima dell’espandersi del virus stesse scrivendo un romanzo ambientato nel 2020 e di averlo dovuto retrodatare perché due dei suoi personaggi erano partiti in crociera. «Mi sono detto, nessuno andrà in crociera quest’anno e ho ambientato la trama nel 2019 quando la gente poteva ancora stare insieme».

Nonostante ciò l’autore di best seller ha svelato che stare in casa tutto il giorno sta producendo anche i suoi frutti nelle nuove stesure: «non c’è altro da fare ed è un buon modo per tenere a bada la paura». Paura che tanti come lui provano e che, ha aggiunto King «non è terrore» quanto piuttosto «un’ansia che ti consuma da dentro, quando ti dici che non devi uscire perché se esci rischi di prenderti questa cosa o di trasmetterla ad altri». 

Infine il genio ottantaduenne della letteratura americana ha invitato i suoi colleghi a non fermarsi e a rivalutare in maniera costruttiva e proficua il tempo acquisito in questo periodo di confinamento domiciliare. Non credete che sia questo l’obiettivo a cui tutti dovremmo lavorare?


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