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28 agosto 1963: I have a dream

Scritto da il 27 Agosto 2019

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!

Martin Luther King

Con queste parole oggi 28 agosto ricordiamo il cinquantatreesimo anniversario della marcia su Washington per il lavoro e la libertà: la grande manifestazione politica a sostegno dei diritti civili ed economici per gli afroamericani che vide il leader afro-americano Martin Luther King Jr. pronunciare il suo storico discorso I have a dream. Il pastore protestante invocava ormai da tempo la fine del razzismo e la pace tra bianchi e neri, ma quel giorno furono migliaia le persone che si riunirono al Lincoln Memorial per ascoltare le sue parole nella speranza che un giorno la popolazione di colore e quella bianca avrebbero potuto godere degli stessi diritti.

Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. […]
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione.

Martin Luther King

King partì dall’esperienza di discriminazione ed etnocentrismo subita dalla popolazione nera per contestare la definizione che l’America dava di se stessa in quanto «nazione fondata per portare giustizia e libertà a tutti i popoli»; inoltre si rifece alla sua esperienza spirituale di pastore per sostenere che la giustizia razziale fosse in accordo con la volontà di Dio.

Il celebre discorso, carico di riferimenti a Lincoln, Gandhi e testi biblici, venne lodato come capolavoro della retorica ed ebbe un ampio successo mediatico sia tra le reti televisive e radiofoniche che nelle testate giornalistiche. James Reston, giornalista del New York Times, scrisse che «King ha toccato tutti i temi del giorno, ma meglio di chiunque altro. […] è stato l’evento più coperto dalla televisione e dalla stampa sin dall’arrivo del presidente Kennedy, ci vorrà molto affinché [Washington] dimentichi la melodiosa e melanconica voce del Rev. Dr. Martin Luther King gridare i propri sogni alla folla». Numerosi giornalisti commentarono come il discorso di King avesse «catturato lo stato d’animo» e «mosso la folla» , vista «l’incomparabile eloquenza» mostrata dal «supremo oratore».

Lo stesso entusiasmo fu manifestato dall’allora governo Kennedy che, impegnato nella campagna per i diritti civili, descrisse l’evento un «successo di protesta organizzata», tanto che non vide neanche un arresto e lo stesso presidente si disse molto colpito nell’aver seguito l’evento.

Al contrario l’FBI descrisse King come «nemico principale degli Stati Uniti», autore di un «discorso demagogico» e perciò «il negro più pericoloso di questa Nazione dal punto di vista del comunismo […] e della sicurezza nazionale.»

Ad ogni modo l’oratore era stato sì molto incisivo e deciso nel realizzare i suoi progetti, ma anche molto rispettoso della legalità e dell’ordine pubblico; promotore di una lotta non violenta che si rifaceva a quella di Gandhi, si è rivelato tutt’ora un prezioso esempio di pace e giustizia.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il Paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini.
[…] Ma cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina.

Martin Luther King

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