Sperimentazione animale

Scritto da il 16 Febbraio 2020

Le cifre reali del fenomeno nell’Unione

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano: ”The Who – Behind Blue Eyes”

Il tema della sperimentazione animale è sempre stato estremamente delicato e non privo di polemiche. Da una parte abbiamo il conseguimento di esperimenti e test che ogni anno, da decenni, ci regalano la possibilità di curare il genere umano in modi continuamente nuovi e sempre più avanzati, di debellare patologie che fino al secolo scorso risultavano estremamente gravi, e infine di tutelare l’umanità del futuro grazie alla ricerca. Purtroppo, sull’altro piatto della bilancia vi è la sofferenza o comunque la cattività di milioni di animali.

Focalizzato sul triennio 2015/2016/2017, il nuovo esaustivo report della Commissione Europea del 5 febbraio 2020 sull’utilizzo di animali a scopo scientifico (in luce della direttiva 2010/63/EU, entrata in vigore nel 2013 e atta principalmente a restringere il più possibile l’uso di cavie e soprattutto la loro sofferenza pur preservando la ricerca) descrive dettagliatamente numero, tipologia, provenienza e applicazione delle numerose specie usate ogni anno per portare avanti innumerevoli campi, che vanno da quello medico a quello didattico.

Dal report, strutturato in tre parti (rispettivamente statistiche numeriche, dettagli sugli usi relativi ai test e infine dati sulla gestione di popolazioni di specie modificate geneticamente, riportate come GA: “Genetically Altered”), emerge che ogni anno vengono utilizzati più di 9 milioni di animali per la ricerca, che però aggiungendosi agli 1,2 milioni necessari per il mantenimento di quelli GA ammonta a un totale complessivo di circa 11 milioni. In generale si nota una modesta inversione di rotta nel triennio, dove una differenza complessiva di circa mezzo milione esemplari sembrerebbe lasciar supporre che la direzione, quella del calo di numeri, sia quella giusta.

Le principali specie usate sono state topi (61%), seguiti da ratti, pesci e volatili, formando da soli il 92% dei test. Altre specie di maggior interesse pubblico (legato soprattutto al loro più vasto utilizzo come animali domestici o anche solo una maggiore considerazione) quali cani, gatti e scimmie hanno rappresentato lo 0.3%.

Le applicazioni variano largamente; andando per ordine: Ricerche di Base col 45% (in cui spiccano quelle su sistema nervoso e immunitario), Ricerche Applicate col 23% (in cui spiccano quelle sul cancro e sui disordini nervosi/ mentali umani), Uso Normativo col 23% (in cui spicca la verifica della potenza dei lotti medicinali).

Saliente è la sezione sulla sofferenza percepita durante i trattamenti, in cui se nel 2017 emerge che il 51% degli esperimenti hanno rappresentato un livello lieve e il 32% uno moderato, ancora un grave 11% di severo si staglia sulle statistiche, senza contare un 6% di totale non recupero.

In conclusione, il report rappresenta un grande passo avanti nell’informazione e nella trasparenza delle procedure nell’Unione Europea, lasciando sperare sulla redazione di una direttiva ancora più efficace sulla diminuzione del fenomeno a favore di metodi più umani e che preferibilmente non prevedono l’utilizzo di animali da laboratorio.


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